07/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Ultime battute della trattativa per riaprire il valico per l’Egitto.
 
Semaforo verde. Domani Egitto, Israele, Autorità Palestinese e Unione Europea si incontreranno per definire gli ultimi dettagli sull’accordo di riapertura del valico di Rafah, tra Striscia di Gaza ed Egitto.
La difficile trattativa si è sbloccata domenica, con la proposta di una presenza di delegati dell’Unione Europea a sostegno degli ufficiali di frontiera palestinesi. Israele aveva inizialmente richiesto di supervisionare, in tempo reale per mezzo di telecamere, le attività doganali al valico di Rafah, una proposta che il ministro palestinese Ghassan Khatib aveva bollato come ingerenza indebita. Fino ad ora l’accordo è rimasto vago sulle funzioni dei delegati UE: Sharon insiste perché il loro ruolo non sia simbolico, bensì effettivo: dovrebbero effettuare ispezioni e poi riferire a Israele. L’Autorità Palestinese invece si oppone a qualunque veto sulle persone e le merci in transito. Alla vigilia dell’incontro il portavoce UE, Javier Solana, ha ammesso di non sapere “quale sarà la funzione della missione, se solo di osservazione o anche esecutiva”. L’ultimo sviluppo della trattativa è stata la concessione da parte di Israele della fornitura di munizioni made in Usa alla polizia palestinese: una proposta che rinforza anche le possibilità dell’Anp di conquistare la sovranità sul territorio conteso dai gruppi islamici armati. Il presidente palestinese Abu Mazen si è detto ottimista sull’incontro: “definiremo gli ultimi dettagli e apriremo la dogana di Rafah”. Nel frattempo, il rappresentante della delegazione europea, Marc Otte, ha consegnato alle parti un documento in cui si elencano i limiti legali per l’azione degli osservatori UE.
 
Rafah. Rafah è stata divisa nell’82 a Camp David, sede degli accordi di pace tra Egitto e Israele: una parte nel Sinai, l’altra con Gaza. In quest’ultima, prima del disimpegno israeliano, 130 mila abitanti vivevano stipati nella città e in diversi campi profughi, stretti in mezzo a otto colonie. Un soffocamento economico e sociale aggravato dalla premura, vitale per i soldati israeliani, di impedire il passaggio clandestino di armi dall’Egitto attraverso i noti tunnel, scavati sotto le abitazioni: nel 2005 ne sono stati scoperti ben quindici. La caccia al cunicolo è stata però anche un pretesto per spianare molte aree densamente abitate, rendendo la città famosa per le immagini dei suoi sfollati, che piangono tra le macerie o indicano una spianata senza riconoscere dove si trovava casa loro.
 
Trascinare i piedi. Se il valico di Rafah venisse aperto, potrebbe essere la fine delle enormi difficoltà incontrate, ad esempio, dalle oltre seicento persone che dall’inizio del 2005 hanno avuto necessità di recarsi in Egitto per ricevere cure mediche. Sarebbe una boccata d’ossigeno anche per l’economia di Rafah, soffocata dall’isolamento. Nell’aprile 2004, quando si iniziava a parlare di disimpegno israeliano dalla Striscia di Gaza, Nigel Roberts, il responsabile locale della World Bank, sosteneva che “Le chiusure [..] sono la causa della depressione economica dell’intera regione”. “Il piano di disimpegno –osservava il tecnico della Banca Mondiale- descrive una prosecuzione dello status quo nell’accesso e dunque nell’economia della Striscia”. L’inviato del Quartetto James Wolfensohn ha accusato Israele di “trascinare i piedi” sulla questione del valico, e Ghassan Khatib dell'Anp, si è detto frustrato dal temporeggiare del governo di Tel Aviv. Anche il Segretario di Stato Usa Condoleeza Rice si è espressa a favore della riapertura del confine, per dare respiro all’economia della Sriscia di Gaza e farne “un luogo dove i palestinesi possano assaporare una vita diversa e gettare le basi dello stato palestinese”. L’inerzia dei negoziatori israeliani è motivata dalla lotta in atto per il controllo della Striscia tra la polizia palestinese e le fazioni armate, Hamas e Jihad. L’apertura del valico di frontiera potrebbe intensificare il contrabbando di armi che, secondo diverse fonti, Hezbollah cerca di fare affluire nella Striscia. Non solo, si teme anche che alcune cellule di al Qaeda, attive nel nord del Sinai, possano entrare (o lo abbiano già fatto).
 
Il varco. Il 12 settembre, il ritiro dell’esercito e dei coloni israeliani dalla Striscia era appena concluso, mentre l’Egitto non aveva ancora completato il dispiegamento delle 750 truppe previste per la guardia dei 14 chilometri dell’asse Philadelphi: il corridoio di sicurezza -un muro- istituito da Israele per controllare il passaggio tra la Striscia e l’Egitto.
Il 14, un gruppo di Miliziani armati di Hamas si avvicina alla barriera con dell’esplosivo, crea un passaggio e intima ai militari egiziani dall’altro lato di non intervenire. Da quel momento, fino al 24 settembre, quando le pressioni di Israele portano alla chiusura del confine, la gente inizia ad attraversare quel varco senza controllo. Dopo anni di isolamento forzato, in quei giorni la vita dell’intera città si proietta verso il mondo esterno. Un frenetico andirivieni, dentro e fuori dalla Striscia, per assaporare la libertà. Migliaia di persone sono passate da una parte all’altra di Rafah per acquistare ogni genere di merci sul mercato egiziano: elettrodomestici, sigarette, bestiame e quant’altro. Molti hanno attraversato il varco nel muro per visitare i familiari rimasti dall’altra parte della barriera, o semplicemente per andare a mangiare nei ristoranti sul lungomare di al Arish, sulla costa mediterranea del Sinai. Con grande commozione numerose famiglie separate dal muro hanno potuto riunificarsi, e molte altre si sono formate: pare infatti che in quella settimana di “anarchia doganale”, almeno cento promesse mogli siano entrate nella Striscia di Gaza. Matrimoni combinati in tutta fretta per approfittare dell’occasione, più unica che rara. Le donne egiziane sono considerate buone mogli perché poco costose in termini di dote. Per molte di loro sposare un palestinese è considerato un privilegio e, per le più “anziane”, una specie di ultima chance.
In quei 10 giorni l’economia della città ha conosciuto un boom, ma di certo ci sono stati anche numerosi contrabbandi illegali di droghe e armi. Un inviato dell’Ansa racconta come la certezza che nella Striscia siano penetrati ingenti quantitativi di pistole, fucili, lanciarazzi ed esplosivo si trae anche dalla caduta dei prezzi sul mercato nero. Prima del ritiro israeliano, a Rafah, un Ak47 costava 2000 dollari, scesi a 1300 dopo il 20 settembre. Il prezzo di una pistola è crollato da 1400 dollari a 180.
 

Naoki Tomasini

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