05/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Mark Garlasco: "Voli fantasma della Cia dall’Afghanistan in Polonia e Romania"
Marc Garlasco“Dal 2001 fino almeno al 2004 la Cia ha trasportato clandestinamente prigionieri afgani in centri segreti di detenzione e interrogazione in Polonia e Romania”.
A dirlo è Mark Garlasco, americano di origine italiana, che fino all’aprile 2003 lavorava al Pentagono come analista militare, valutando i danni inflitti dai bombardamenti aerei in Serbia e in Iraq, e che poi è diventato analista militare di Human Rights Watch, associazione per cui ha diretto le indagini sullo scandalo di Abu Ghraib, sull’impiego di contractors e di armi non letali in Iraq e sulle demolizioni israeliane di case palestinesi nella Striscia di Gaza.
Ora Garlasco sta indagando sugli aerei fantasma con cui la Cia smista nelle sue prigioni segrete di tutto il mondo i prigionieri afgani della guerra al terrorismo.
Dopo l’articolo di mercoledì del Washington Post sui ‘black sites’ che l’intelligence Usa avrebbe creato in due non meglio specificati Paesi dell’Europa orientale (e che costituirebbero “una grave violazione alle convenzioni europee sui diritti umani”, ha detto Friso Roscam Abbing, portavoce Ue), il lavoro di Garlasco ha assunto un nuovo significato perché ha fornito indizi importanti per individuare nella Polonia e nella Romania due di questi Paesi.
Lo abbiamo raggiunto telefonicamente nella sua casa di New York.
 
Il Boeing-737 N313P della Cia Cosa pensa dell’articolo uscito sul Washington Post?
Le rivelazioni del Post non sono state una sorpresa per noi, ma solo una conferma di quanto gli indizi che abbiamo raccolto ci portavano a pensare: la Cia gestisce una rete di prigioni segrete non solo in alcune nazioni asiatiche e mediorientali, ma anche in Europa, specificamente in Polonia e Romania. Questa è la conclusione a cui portavano i piani di volo degli aerei fantasma della Cia che siamo riusciti a raccogliere. Aerei che l'intelligence Usa affitta per effettuare, senza dare nell’occhio, trasporti di prigionieri dall’Afghanistan e dall’Iraq verso i cosiddetti “black spots”, prigioni segrete sparse per tutto il mondo.
 
Base aerea di Mihail Kogalniceanu, RomaniaQuali prove avete?
Siamo a conoscenza di 33 velivoli utilizzati a tale scopo, ma per ora siamo riusciti ad avere solo alcuni dei piani di volo di questi aerei. Alcuni di questi riguardano due aerei della Premier Executive Transport Services, compagnia privata del Massachusetts che in realtà è un’azienda di copertura della Cia. Uno dei velivoli, un piccolo jet Gulfstream, risulta usato per i voli nell’area del Medio Oriente. L’altro, un grosso aereo passeggeri Boeing-737, numero d’immatricolazione N313P, risulta che il 22 settembre 2003 abbia volato da Kabul a Guantanamo facendo due scali a dir poco sospetti: all’aeroporto militare di Szymany, nel nordest della Polonia vicino a Szczytno, e alla base aerea di Mihail Kogalniceanu in Romania, vicino a Costanza sul Mar Nero, struttura spesso usata dalle forze Usa. Poi ha fatto un ultimo scalo in Marocco per ripartire alla volta della destinazione finale: Guantanamo.
 
Aeroporto militare di Szymany, PoloniaAvete solo questo piano di volo riguardante Polonia e Romania?
No, ne abbiamo un altro ad esempio che mostra che lo stesso Boeing-737 il 25 gennaio 2004 ha volato da Kabul all’aeroporto rumeno di Timisoara e poi a quello di Bucarest. Il giorno dopo è ripartito per Palma di Maiorca e il 27 per Washington. Ma questi sono solo i voli più recenti. Ne abbiamo altri, precedenti, che fin dal 2001 toccano questi stessi aeroporti in Polonia e Romania. Ma per adesso non possiamo renderli pubblici.
 
I due 'black site' della CiaMa cosa ci va a fare un aereo Cia da 200 passeggeri in volo dall’Afghanistan a Guantanamo in due grandi e isolate basi ex sovietiche?
Appare quantomeno probabile, soprattutto dopo l’articolo del Washington Post, che ci vadano per scaricare qualche prigioniero.  
I governi dei due Paesi si sono affrettati a smentire la presenza di prigioni segrete Usa sul loro territorio. Il che è credibile: magari sono state chiuse di recente. Ma tutto lascia pensare che fino a poco tempo fa ci fossero. La stessa Casa Bianca non ha confermato né smentito: Stephen Hadley, consigliere presidenziale per la sicurezza, ha detto in sostanza che gli Stati Uniti hanno fatto quello che era necessario fare. E pure il ‘no comment’ della Cia la dice lunga.
 
Nessun volo Cia in Italia?
Uno sicuramente sì, su Roma, il 5 maggio 2004. Il volo continua poi verso Cipro e poi ancora verso Israele. Ma controllerò meglio per vedere se ce ne sono altri.
 

Enrico Piovesana

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