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Possibile che in una nazione che esporta petrolio da 30 anni, avendo incassato
più di 320 miliardi di dollari di royalties, il 75 percento della popolazione viva ancora sotto la soglia di povertà? Dal
1970 la regione del Delta in Nigeria ha esportato milioni di barili di petrolio,
ritagliandosi un ruolo importante nel mercato dell’oro nero e permettendo alla
Nigeria di diventare il primo esportatore del continente. Generando un flusso
di denaro enorme, finito nelle tasche delle giunte militari nigeriane e dei politici
corrotti.
Violenze continue. “Il governo è disposto a tutto pur di mantenere costante la produzione petrolifera.
Peccato che nella loro lotta contro le gang i poliziotti non facciano distinzione
tra delinquenti e civili. Entrano nei villaggi, distruggono e saccheggiano tutto
il possibile e se ne vanno.” Le parole di un prelato originario di Port Harcourt
contattato da PeaceReporter sono confermate anche da un recente rapporto di Amnesty International, che chiede
al governo nigeriano di fare luce sugli episodi di violenza dello scorso febbraio,
solo gli ultimi di una lunga serie. “Ormai abbiamo raggiunto il limite. I proventi
petroliferi non si vedono, e a noi resta solo la povertà. Il governo locale ha
chiesto più volte a quello federale una maggiore fetta degli introiti per destinarli
a programmi di sviluppo e assistenza per la popolazione. Ma da questo orecchio
a Abuja non ci sentono.”
Incognita miliziani. Inevitabile che la crescente insoddisfazione e i problemi sfociassero in lotta
armata. Le Ndpvf (Niger Delta People’s Volunteer Forces) operano da anni nella regione, riuscendo l’anno scorso a strappare al presidente
Obasanjo un accordo dopo aver minacciato attacchi agli impianti petroliferi e
ai dipendenti se le loro richieste non fossero state accolte. Il loro leader Mujahid
Dokubo-Asari ha vissuto il suo momento di gloria, prima di venire imprigionato
a settembre con l’accusa di tradimento per alcune dichiarazioni a un giornale
locale che ventilavano una possibile indipendenza della regione dalla federazione
nigeriana. Asari, figura controversa a metà tra il liberatore e il guerrigliero
che prende a pretesto le sofferenze della comunità per arricchirsi (i termini
dell’accordo con Obasanjo non sono mai stati resi noti), rischia almeno dieci
anni di prigione. Quali che siano le reali intenzioni delle Ndpvf e indipendentemente
dall’esito del processo il dato di fatto non cambia: a dieci anni dalle denunce
pagate con la vita di Ken Saro Wiwa, nel Delta si continua a morire di oro nero.Matteo Fagotto