Scritto per noi da
Hamed Rouzbehani*
Le
dichiarazioni della settimana scorsa del presidente iraniano Mahmoud
Ahmadinejad hanno scosso il mondo. Anche se il concetto di eliminare lo stato
“illegittimo” israeliano esisteva già, dai
tempi di Imam Khomeini, nella dialettica politica iraniana, l’annuncio non
era mai stato fatto così chiaramente o, per meglio dire, non era stato così intensamente
trattato
dai mass media.
Una lunga storia. L’ostilità verso Tel Aviv e
quella verso Washington sono un elemento essenziale dell’ideologia della
repubblica islamica, perché coincide con la nascita stessa del movimento
rivoluzionario islamico in Iran, e la teocrazia iraniana, da difensore dei diritti
dei musulmani, richiede sempre
alla società internazionale di condannare la politica israeliana, ma questo non
basta a spiegare quanto è accaduto.
Al
tempo dello scià, l’Iran era l’alleato principale degli Stati Uniti e d’Israele
nel Medio Oriente. Per questo, nei paesi arabi, iraniano è stato per molti anni
sinonimo di traditore. Correva addirittura voce che certe truppe del regime dello
scià, che massacravano la folla scesa nelle strade, erano composte da israeliani.
I capi
dell’opposizione erano convinti che l’occupazione di Gerusalemme fosse un' offesa
ai musulmani del mondo e che i rapporti irano-israeliani fossero una vergogna.
Proprio l’odio
antiamericano e antiisraeliano era infatti fra i motivi principali che hanno portato
al rovesciamento della monarchia in Iran, dopo migliaia di anni, e alla nascita
della prima repubblica della storia del Paese.
Il grande gelo. Dopo la rivoluzione del 1979,
l’Iran non ha mai riconosciuto lo stato d’Israele. Non ha mai avuto nessun
rapporto con il suo governo e lo ha sempre accusato di essere coinvolto nei
complotti contro la sicurezza nazionale della repubblica islamica. D’altronde
gli israeliani accusano l’Iran di finanziare i gruppi armati palestinesi e il
partito
armato sciita degli Hezbollah in Libano, anche se quest’accusa è sempre stata
respinta
da Teheran. La tensione si
fa sentire di tanto in tanto anche nelle vicende sportive. Gli atleti iraniani
hanno sempre rifiutato di presentarsi in competizioni dove gareggiassero anche
gli
israeliani, sia nelle Olimpiadi, sia nelle gare mondiali di tutti gli sport. L’anno
scorso per esempio, quando la squadra tedesca del Bayern di Monaco partiva per
Israele
dove doveva giocare una partita di Champions League, il suo calciatore iraniano
Haschemian è rimasto in Germania, perché le leggi iraniane vietano l’ingresso
ai propri cittadini nei Territori Occupati.
Una svolta. Ahmadinejad quindi, fedele a
tutti gli ideali antisionisti degli anni Ottanta in Iran, non ha voluto seguire
l’esempio dei leader iraniani degli ultimi sedici anni i quali, secondo gli
islamisti più ferventi, compresi i redattori dei giornali conservatori come
Parto,
Kayhan e
Yalessarat, avevano spesso deviato dalla teoria della
rivoluzione islamica adottando toni moderati verso Israele. Negli ultimi sedici
anni, quelli della presidenza di Rafsanjani e Khatami, le autorità iraniane
hanno adottato un linguaggio diplomatico e la strategia dominante della
politica estera iraniana era diretta ad attenuere le tensioni con
il resto del mondo. Così molti non pensavano a una ripresa dei toni aspri verso
Israele. Ma l’elezione dall’ex
sindaco di Teheran alla presidenza della Repubblica, che ha sorpreso tutti gli
osservatori
internazionali, ha cambiato l'indirizzo di politica estera.
Molti
credono che Mahmoud Ahmadinejad non abbia esperienza sufficiente come uomo
politico e sia facile preda delle emozioni. Per esempio, secondo Sadegh Saba,
l’analista di BBC in persiano, “il
presidente politicamente inesperto(...) non immaginava che le sue parole avrebbero
provocato una reazione mondiale così grande. Queste dichiarazioni hanno reso un
grande servizio a quelli che chiedevano un approccio ancora più duro verso
l’Iran; è praticamente un auto-goal”.
Futuro ignoto.
Ahmad Zeidabadi, specialista del Medio Oriente, scrive
che queste parole sono un aiuto per Israele, dove i partiti di destra
sanno
benissimo strumentalizzarle, distogliendo così l’opinione
pubblica internazionale dalla questione palestinese. La reazione
negativa da
parte dei palestinesi e dei riformisti iraniani, soprattutto quella
dell’ex
presidente Khatami, dipende proprio da questo. La guida suprema ha
spiegato che Ahmadinejad intendeva solo dire che la resistenza
del
popolo palestinese alla fine riuscirà a rovesciare Israele, ma ha
comunque
appoggiato la destituzione di alcuni ambasciatori dell’Iran all’estero
che avevano
più o meno velatamente criticato le affermazioni di Ahmadinejad. Il
futuro dei
rapporti internazionali iraniani, fino a quando i nuovi ambasciatori
saranno
nominati, è più ignoto che mai. Proprio quando di deve decidere sul
nucleare e
Israele chiede l’esclusione dell’Iran dalle Nazioni Unite.