04/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Due scrittori afgani rinchiusi per tre anni e mezzo a Guantanamo per aver fatto satira su Clinton
Riportiamo l’emblematica storia di due ex prigionieri afgani di Guantanamo, raccolta da James Rupert, corrispondente dal Pakistan del quotidiano statunitense NewsDay. E’ la storia di due fratelli, scrittori, che nel 1998 scrissero un articolo satirico contro l’allora presidente Usa Bill Clinton, e che per questo sono stati rinchiusi per tre anni e mezzo nella famigerata prigione di Camp Delta con l’accusa di essere dei pericolosi “combattenti nemici”.
 
Badr e Dost (foto Abdul Majeed Goraya)La critica a un potente mullah. Badr Zaman Badr e Abdurrahim Muslim Dost sono due afgani pashtun di mezza età, ricchi e colti. Durante la resistenza contro i sovietici, negli anni ’80, entrarono in un piccolo gruppo mujaheddin finanziato, come tutti gli altri, dai servizi segreti pachistani. Si chiamava Jamiat-i-Dawatul Quran wa Sunna. Il suo capo era il mullah Sami Ullah. Badr e Dost non combatterono mai, non imbracciarono mai un kalashnikov: scrivevano sulla rivista di propaganda del gruppo.
“Non eravamo combattenti: noi partecipavamo alla guerra di resistenza solo in quanto scrittori”, dice Badr.
Dopo il ritiro dei russi, nel 1989, la Jamiat di Badr e Dost abbracciò una linea fondamentalista e per questo i due fratelli uscirono dal gruppo criticando pubblicamente il mullah Sami Ullah: scrissero che era una corrotta pedina manovrata dal Pakistan e che agiva contro gli interessi del popolo afgano.
 
Bill Clinton e Osama Bin LadenL’articolo satirico su Clinton. Nel 1998, quando a Kabul c’erano i talebani e a Washington c’era Bill Clinton, quest’ultimo decise di distrarre l’opinione pubblica dallo scandalo Lewinsky bombardando le basi di al-Qaeda in Afghanistan in rappresaglia agli attentati contro le ambasciate Usa in Kenya e Tanzania. Dopo i raid aerei, Clinton mise una taglia di 5 milioni di dollari sulla testa di Osama Bin Laden. Badr e Dost risposero pubblicando uno scritto satirico in cui offrivano una ricompensa di 5 milioni di afgani (un centinaio di dollari) per la cattura di Bill Clinton, dandone un identikit: sbarbato, occhi chiari, coinvolto in scandali sessuali.
Tre anni più tardi, mentre sull’Afghanistan cadevano di nuovo le bombe americane, il mullah Sami Ullah, decise che era arrivato il momento di vendicarsi su Badr e Dost e così li fece arrestare dai suoi amici dei servizi segreti pachistani, che li consegnarono agli americani dicendo loro che si trattava di due pericolosi sostenitori di al-Qaeda.
 
"L'onore di difendere la libertà"Tre anni e mezzo a Guantanamo. “Fummo bendati, ammanettati, legati e portati all’aeroporto di Peshawar”, racconta Badr. “Ci consegnarono ai militari americani, che ci sbatterono a terra e ci incappucciarono. Sentivamo i loro cani che ci abbaiavano contro. Dopo una breve permanenza nelle prigioni americane di Bagram e Kandahar, dove assistemmo a pestaggi e torture degli altri prigionieri, venimmo portati a Guantanamo. Lì subimmo ogni sorta di insulto e umiliazione: ci fotografavano nudi e ci facevano continui esami rettali. In tre anni e mezzo siamo stati interrogati circa centocinquanta volte da diverse agenzie: Cia, Fbi, Dipartimento di Stato e altre ancora. L’argomento era sempre lo stesso: quell’articolo del 1998 su Clinton. Sempre le stesse domande, a cui noi rispondevamo cercando di far capire loro che era solo un articolo di satira e che noi non eravamo combattenti né terroristi. Era patetico! Un bel giorno sono venuti a dirci che eravamo innocenti e che quindi saremmo stati liberati. Dopo tre anni e mezzo di reclusione ingiustificata. Un errore!”.
 
Prigionieri a GuantanamoNon sono normali casi giudiziari. “Nel caso dei due fratelli scrittori non c’è stato nessun errore – ha dichiarato il maggiore Felx Plexsico, un portavoce del Pentagono difendendosi dietro la versione dei servizi segreti pachistani che li avevano consegnati agli americani – perché essi risultavano direttamente legati alle attività di combattimento”.
Più onesto il commento del colonnello Samuel Rob, ex direttore dell’ufficio legale delle forze Usa in Afghanistan: “Queste situazioni non possono essere trattate come normali casi giudiziari. Tutto sommato le vittime innocenti sono una piccola percentuale. D’altronde non è che possiamo essere leggeri nel liberare la gente: se sono davvero uomini cattivi che poi diventeranno i prossimi kamikaze delle Torri Gemelle? Poi cosa raccontiamo ai parenti delle vittime?”.
Secca la replica di Badr: “La legge americana dice che una persona è innocente finché non si prova la sua colpevolezza, ma per noi è il contrario”.
 

Enrico Piovesana

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