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La loro lotta per la giustizia aveva scosso l’Irlanda del Nord e appassionato
il mondo: cinque donne, cinque piccole Davide che osavano sfidare il clima d’omertà imposto dal temibile Golia rappresentato dall’Ira, l’organizzazione
paramilitare che combatte (combatteva, dato che ha annunciato la fine della sua
lotta in agosto) per una repubblica d’Irlanda unita. Ma il tempo è passato: l’omicidio
di Robert McCartney, il ragazzone cattolico ucciso in un pub da alcuni militanti
dell’Ira, risale ormai a nove mesi fa. Le sorelle McCartney hanno riscosso la
solidarietà dei politici, si sono fatte conoscere anche negli Usa, hanno ricevuto
donazioni per la loro causa. Ma in carcere, per la morte del loro fratello, non
c’è ancora nessuno. E le donne, una dopo l’altra, hanno tutte lasciato la loro
casa nel quartiere di Short Strand, un’enclave cattolica nella protestantissima
Belfast est. Per la piccola comunità erano ormai diventate una presenza scomoda.
La casa di una vita. “Il fatto che mi trasferisca per alcuni può significare una sconfitta, ma non
lo è di certo. I colpevoli non si facciano illusioni: prima o poi dovranno rispondere
davanti alla legge”, dice Paula McCartney, la leader del gruppo e l’ultima a lasciare
Short Strand, una settimana fa. Ma come le altre sorelle, anche lei – con il marito
Jim e i loro tre bambini – lascia la casa di una vita perché per mesi ha subito
intimidazioni dai suoi vicini. Pur ammirate da tanti nordirlandesi, molti – e
specialmente nelle roccaforti dell’Ira com’è Short Strand – rimproverano alle
sorelle il fatto di aver messo in cattiva luce l’organizzazione, e di aver quindi
danneggiato la vita di tutti quelli che godono della protezione dell’Ira. Questo
atteggiamento dettato dalla legge “i panni sporchi si lavano in famiglia” non
ha certo aiutato le McCartney e la loro lotta per la giustizia. “Qui la gente
ha subito la violenza lealista e la brutalità della polizia nordirlandese negli
anni più difficili, e ora l’intimidazione viene da quelli che sostengono di essere
i nostri protettori. Sono troppo disgustata e disillusa per rimanere ancora”,
dice Paula.
La lotta per la giustizia continua. Ora Paula e Jim si sono trasferiti a Belfast sud, in un’area a popolazione mista.
“E’ una casa piccola, qui per lo stesso prezzo ti puoi permettere di comprare
meno spazio rispetto a Short Strand”, dice la donna. Nelle prossime settimane
lei e le altre sorelle insieme a Bridgeen, la fidanzata di Robert, andranno di
nuovo negli Stati Uniti per raccogliere fondi. Quando lo fecero a marzo si incontrarono
con alcuni senatori e con il presidente Bush, che le indicò a esempio di coraggio.
Anche Hillary Clinton, l’ex first lady ora senatrice e aspirante candidata alla
presidenza nel 2008, ha espresso il desiderio di incontrarle. Le sorelle McCartney
rischiano di venir sempre più dimenticate in patria, mentre vengono esaltate all’estero.
Ma dopo la fine della lotta armata e l’annunciato disarmo dell’Ira, l’esito della
loro storia sarà forse l’indicatore più affidabile per capire se le cose saranno
davvero cambiate nella vita quotidiana dell’Irlanda del Nord.Alessandro Ursic