“I ribelli li obbligavano a mangiare carne umana o ad uccidere un parente, se
avessero provato a fuggire. Li abbiamo trovati ai margini delle strade, in stato
di choc. Sono stati vittime di violenze fisiche e psichiche spaventose. Ora sono
al sicuro, stiamo cercando di restituire loro quello che anni di guerra e sofferenze
hanno negato: una vita normale”.
A parlare è Richard Kinyera, direttore del centro di riabilitazione SOS del villaggio di Gulu, nel nord dell’Uganda. La sua voce è quella di un uomo rassegnato. Con l'aiuto
dei suoi collaboratori ha accolto più di 150 bambini rilasciati o fuggiti dai
ribelli dell’LRA (Lord’s Resistance Army), l'esercito che da anni si oppone con la violenza al governo del presidente
ugandese Museweni. Guidato dall’enigmatico Joseph Kony, che afferma di essere
posseduto dallo spirito santo e di avere poteri sovrannaturali, l’LRA ha rapito
dal 1986 circa 10mila bambini, oltre a molte donne e ragazze delle regioni del nord dell’Uganda. Ed è dal
confinante Sudan, ultima roccaforte dei ribelli in ritirata, che sono arrivate
le prime ondate di relitti umani di questa guerriglia: bambini e bambine senza
radici, provati da un conflitto lungo ed estenuante, nati schiavi, senza una famiglia.
Per loro si sono mosse alcune organizzazioni non governative locali ed internazionali,
che hanno creato un centro di accoglienza e di recupero per dare loro una speranza.
“Abbiamo dei programmi di riabilitazione. Questi bambini soffrono di forte depressione
e di traumi psichici indelebili", spiega Kinyera. "Le ragazze che abbiamo trovato
hanno un lungo passato di violenze sessuali da parte dei soldati. E’ sconcertante,
soprattutto se si pensa che le più grandi hanno anche meno di quindici anni”.
Ai piccoli ex-soldati viene data la possibilità di riabilitarsi attraverso psicoterapie, cure
mediche e un tirocinio professionale che apra loro le porte di un nuovo futuro
con l’apprendimento di un mestiere.
Di recente, l’Università Makerere della capitale dell’Uganda Kampala, in collaborazione
con l’associazione Ugandan Art for Peace, ha organizzato un’esposizione di alcuni disegni dei bambini guerriglieri. Lo
scenario che offrono è inquietante. Matite e pastelli scarabocchiano miliziani
che massacrano donne e bambini, kalashnikov, pozze di sangue, corpi agonizzanti
tra le capanne.
“Questi disegni sono la vetrina di ciò che i piccoli sentono dentro”, racconta
Tumusiime Dan, direttore della Ugandan Art for Peace e promotore della mostra. “Orrore, sconforto, rabbia, ma soprattutto tanta tristezza".
"Qui a Gulu hanno trovato una casa, una famiglia e qualcuno che crede in loro.
Questo è sicuramente un inizio”, insiste Simon, collaboratore del centro di riabilitazione.
Si stima che altre migliaia di bambini, ancora nelle mani dell’LRA, potrebbero
tornare nei prossimi mesi. Ad attenderli ci saranno forse altri istituti, ma solo
se arriveranno donazioni e finanziamenti dall’estero. Senza questi, il loro futuro
è incerto.
Pablo Trincia