03/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Caso Ahmadinejad, la parola agli esuli iraniani
"Potrebbe essere stata una risposta alle prese di posizione anti-iraniane assunte da certi Paesi". Questo il laconico commento di Ali Ahmadi, ministro degli Interni iraniano alla notizia che ieri, a Teheran, una bomba è scoppiata davanti agli uffici della British Airways e della British Petroleum, due compagnie britanniche, senza causare vittime. La tensione non accenna a scendere in Iran e continuano le manifestazioni di piazza.
Dopo i tradizionali slogan contro Stati Uniti e Israele, la reazione rabbiosa dei sostenitori del Presidente Ahmadinejad si è concentrata anche su altri Paesi che hanno preso una posizione netta di condanna rispetto alle dichiarazioni del leader iraniano sull'esistenza d'Israele.

fini e sharon durante l'incontro a gerusalemmeContro tutti. Per quanto riguarda la Gran Bretagna, la bomba parla da sola. Ma adesso nel mirino delle proteste è finita anche l'Italia. E non solo nelle piazze. Roberto Toscano, ambasciatore italiano a Teheran, è stato convocato ieri dal ministero degli Esteri iraniano per chiarire il contenuto delle dichiarazioni di Gianfranco Fini, ministro degli Esteri italiano in visita ufficiale in Israele. Fini aveva chiesto il deferimento dell'Iran al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e il governo di Teheran ha reagito chiedendo chiarimenti a Toscano, mentre la piazza ha risposto con lo slogan “Italia sionista”.
Nello stesso momento, un funzionario dell'Unione Europea ha dichiarato che l'Iran ha aquistato una nuova partita di uranio e che, a suo parere, “verrà utilizzato per dare il via a una nuova fase di conversione dell'uranio a Isfahan", località del paese dove si trovano gli impianti nucleari.

il presidente iraniano ahmadenejadUna strategia precisa. “Sa cosa penso? Che se oggi, in Iraq, non ci fossero le truppe degli Stati Uniti, il governo iraniano avrebbe attaccato Baghdad. Proprio così, ha capito bene. Il regime iraniano sta collassando e, in un momento come questo, ha un disperato bisogno di di compattare la società attorno al nazionalismo. Così è tornata buona la causa palestinese”. Ali Ghaderi, portavoce in Italia dei Guerriglieri Feddayn del Popolo Iraniano, formazione politica che fa parte del Iran Social Forum, network di gruppi esuli che si autodefiniscono di "resistenza al regime degli ayatollah", commenta così le dichiarazioni di Ahmadinejad.
“Cominciamo a spiegare una cosa: l'attuale Presidente iraniano non è altro che un nano politico, uno strumento della linea politica dell'ayatollah supremo Khamenei – spiega Ghaderi – non sta facendo altro che tenere l'atteggiamento che ci si aspettava da lui al momento della sua elezione. Il problema in Iran è che serviva un governo di crisi, come quelli che ci sono durante le guerre. Il regime è in crisi profonda e cerca in tutti i modi di creare consensi attorno a cause esterne che distolgano la pressione dall'interno. Lo stesso discorso vale per la tecnologia atomica: non sarebbero mai così pazzi da utilizzarla davvero, è solo un pretesto politico per compattare la popolazione contro i 'nemici' esterni”.

manifestazioni a teheranLa piazza strumentalizzata. L'analisi di Ghaderi si scontra però con le immagini che in questi giorni fanno il giro dei mezzi d'informazione internazionali. Cortei in piazza, studenti inferociti che bruciano bandiere d'Israele e degli altri 'nemici'. Pare un blocco unico, attorno ad Ahmadinejad.
“La spiegazione è facile”, risponde Ghaderi, “sa quanti apparati di repressione poliziesca esistono in Iran? Ben 45. Non è affatto difficile per il governo organizzare una manifestazione e bruciare qualche bandiera a uso e consumo dei media occidentali. Per loro l'importante e dare un immagine di impegno forte contro un mondo che vuole il male dell'Iran, in modo da non dover rispondere dei problemi interni”.
Ma per gli iraniani della diaspora sarebbe meglio un rovesciamento del regime degli ayatollah dall'esterno? “Assolutamente no”, chiarisce il portavoce dei Guerriglieri Feddayn del Popolo Iraniano, “oltre a non condividere nessun tipo di guerra preventiva, noi riteniamo che sarebbe esattamente quello di cui il governo iraniano ha bisogno: un nemico esterno da combattere. Basta sostenere le opposizioni che esistono e che si battono da anni contro i fondamentalisti in Iran. Quelli che si oppongono al regime, non quelli come Khatami che non era altro che l'altra faccia della stessa medaglia di Ahmadinejad”.

Christian Elia

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