"Potrebbe essere stata una
risposta alle prese di posizione anti-iraniane assunte da certi
Paesi". Questo il laconico commento di Ali Ahmadi, ministro
degli Interni iraniano alla notizia che ieri, a Teheran, una bomba è
scoppiata davanti agli uffici della
British Airways e della
British Petroleum, due compagnie britanniche, senza causare
vittime. La tensione non accenna a scendere in Iran e continuano le
manifestazioni di piazza.
Dopo i tradizionali slogan contro Stati Uniti e Israele, la reazione rabbiosa
dei
sostenitori del Presidente Ahmadinejad si è concentrata anche su altri Paesi che
hanno preso una posizione netta di condanna
rispetto alle dichiarazioni del leader iraniano sull'esistenza d'Israele.
Contro tutti. Per quanto riguarda la Gran Bretagna, la bomba parla da sola. Ma adesso nel mirino
delle proteste
è
finita anche l'Italia. E non solo nelle piazze. Roberto
Toscano, ambasciatore italiano a Teheran, è stato convocato
ieri dal ministero degli Esteri iraniano per chiarire il contenuto
delle dichiarazioni di Gianfranco Fini, ministro degli Esteri
italiano in visita ufficiale in Israele. Fini aveva chiesto il
deferimento dell'Iran al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e
il governo di Teheran ha reagito chiedendo chiarimenti a Toscano,
mentre la piazza ha risposto con lo slogan “Italia sionista”.
Nello stesso momento, un funzionario dell'Unione Europea ha
dichiarato che l'Iran ha aquistato una nuova partita di uranio e che,
a suo parere, “verrà utilizzato per dare il via a una nuova
fase di conversione dell'uranio a Isfahan", località del paese dove si trovano
gli impianti nucleari.
Una strategia precisa. “Sa
cosa penso? Che se oggi, in Iraq, non ci fossero le truppe degli
Stati Uniti, il governo iraniano avrebbe attaccato Baghdad. Proprio
così, ha capito bene. Il regime iraniano sta collassando e, in
un momento come questo, ha un disperato bisogno di di compattare la
società attorno al nazionalismo. Così è tornata
buona la causa palestinese”. Ali Ghaderi, portavoce in Italia dei
Guerriglieri
Feddayn del Popolo Iraniano,
formazione politica che fa parte del Iran
Social Forum,
network di gruppi esuli che si autodefiniscono di "resistenza al
regime degli ayatollah", commenta così le dichiarazioni di
Ahmadinejad.
“Cominciamo a spiegare una cosa: l'attuale Presidente
iraniano non è altro che un nano politico, uno strumento della
linea politica dell'ayatollah supremo Khamenei – spiega Ghaderi – non sta facendo
altro che tenere l'atteggiamento che ci si
aspettava da lui al momento della sua elezione. Il problema in Iran è
che serviva un governo di crisi, come quelli che ci sono durante le
guerre. Il regime è in crisi profonda e cerca in tutti i modi
di creare consensi attorno a cause esterne che distolgano la
pressione dall'interno. Lo stesso discorso vale per la tecnologia
atomica: non sarebbero mai così pazzi da utilizzarla davvero,
è solo un pretesto politico per compattare la popolazione
contro i 'nemici' esterni”.
La
piazza strumentalizzata. L'analisi
di Ghaderi si scontra però con le immagini che in questi
giorni fanno il giro dei mezzi d'informazione internazionali. Cortei
in piazza, studenti inferociti che bruciano bandiere d'Israele e
degli altri 'nemici'. Pare un blocco unico, attorno ad Ahmadinejad.
“La
spiegazione è facile”, risponde Ghaderi, “sa quanti
apparati di repressione poliziesca esistono in Iran? Ben 45. Non è
affatto difficile per il governo organizzare una manifestazione e
bruciare qualche bandiera a uso e consumo dei media occidentali. Per
loro l'importante e dare un immagine di impegno forte contro un mondo
che vuole il male dell'Iran, in modo da non dover rispondere dei
problemi interni”.
Ma per gli iraniani della
diaspora sarebbe meglio un rovesciamento del regime degli
ayatollah dall'esterno? “Assolutamente no”, chiarisce il portavoce
dei Guerriglieri
Feddayn del Popolo Iraniano, “oltre a non
condividere nessun tipo di guerra preventiva, noi riteniamo che
sarebbe esattamente quello di cui il governo iraniano ha bisogno: un
nemico esterno da combattere. Basta sostenere le opposizioni che
esistono e che si battono da anni contro i fondamentalisti in Iran.
Quelli che si oppongono al regime, non quelli come Khatami che non
era altro che l'altra faccia della stessa medaglia di Ahmadinejad”.