I separatisti kashmiri temono il processo di pace fra India e Pakistan accelerato dal terremoto
Gli ultimi eventi che
hanno coinvolto India e Pakistan sono strettamente legati tra loro. Gli
attentati nella capitale indiana Nuova Delhi (62 morti) sono stati rivendicati
dai ribelli islamici del Kashmir, mentre erano in corso i negoziati di pace
sulla regione contesa dai due Paesi confinanti e che hanno portato all’apertura
in cinque punti della frontiera dopo mezzo secolo. Trattative, tra l’altro,
accelerate dal terremoto dell’8 ottobre scorso che ha costretto Islamabad e
Nuova Delhi a valutare una collaborazione per portare aiuto alle popolazioni
colpite dalla catastrofe naturale. L’approfondimento di Marco Restelli,
indologo e caporedattore di Geo*.
Gli attentati di Nuova
Delhi sono stati rivendicati da un gruppo separatista kashmiro. E’ un’ipotesi
plausibile?
E’ molto probabile che si tratti di separatisti kashmiri. La
sigla che ha rivendicato l’attentato, “Inqilab” - che significa rivoluzione -
è
nuova e viene ricondotta alla Lashkar-i-Toiba, un gruppo terroristico che
agisce da molti anni nelle due parti del Kashmir e che nel 2001 è stato
responsabile dell’attentato al Parlamento indiano di Nuova Delhi. La
Lashkar–i-Toiba, che ha le basi nel Kashmir pachistano, è stata dichiarata
fuorilegge, ma in realtà è ancora attiva. Ha solo cambiato nome e spostato i
conti bancari.
Ma perché i
separatisti kashmiri sono tornati a colpire la capitale indiana?
In questo momento sono in corso i colloqui tra India e
Pakistan e per la prima volta da molto tempo questi due Paesi, che hanno
combattuto già tre guerre in passato, stanno andando verso la pacificazione. I
negoziati, per esempio, hanno portato all’apertura di cinque punti sul confine
tra il Kashmir indiano e quello pachistano, all’offerta di aiuti da parte dell’India
al Pakistan dopo il terremoto e a controlli reciproci sull’uso degli armamenti.
Il buon andamento dei negoziati, tuttavia, comporta un indebolimento delle
frazioni del radicalismo islamico kashmiro che vorrebbe risolvere con le armi
la questione di questa regione.
I gruppi separatisti
sono molto divisi al loro interno?
I movimenti indipendentisti kashmiri sono divisi in due
fazioni: gli indipendentisti tout cour
e quelli che vorrebbero l’annessione di tutto il Kashmir al Pakistan. Questi
ultimi, se Islamabad arrivasse a un accordo con Nuova Delhi, si troverebbero
del tutto esclusi dal gioco politico ed è quindi probabile che affidino alle
armi la risposta a un terreno politico che li vede perdenti.
Il terremoto ha
accelerato il processo di pace come lo tsunami nei mesi scorsi nella provincia
indonesiana dell’Aceh?
Il sisma magari non porterà la pace, ma può aver creato un’ulteriore
condizione di collaborazione. Negli ultimi due anni i terreni di collaborazione
tra India e Pakistan si sono finalmente moltiplicati e la questione degli aiuti
può essere vista come uno strumento di accordo. Lo tsunami, comunque, non ha
portato la pace ovunque: in Sri Lanka, per esempio, ci sono stati momenti di
tensione per la ripartizione degli aiuti fra singalesi e tamil. La catastrofe
naturale potrebbe avere una ricaduta positiva sul piano politico in India e
Pakistan perché erano già in corso dei colloqui.
I ribelli kashmiri,
responsabili degli attentati, non godono più del sostegno del Pakistan come un
tempo?
E’ difficile dirlo perché in Pakistan c’è una ramificazione
di poteri che non sempre si può controllare. I radicali islamici hanno leve di
controllo sia nei servizi segreti pachistani (Isi) che sono estremamente
potenti, sia nella magistratura, sia nell’esercito. Di conseguenza i ribelli
kashmiri hanno sempre goduto di protezioni alte in tutti gli apparati dello
Stato. Nonostante la dottrina ufficiale di Islamabad non appoggi le attività di
guerriglia kashmire, i ribelli hanno sempre goduto di grandi complicità. Oggi
si può dire che le simpatie del ceto politico verso i guerriglieri si stanno
attenuando.
La gran parte dei
mezzi di comunicazione dicono che i gruppi kashmiri sono legati ad al-Qaeda. E’
vero?
Sì e no. Oggi qualsiasi organizzazione di radicali islamici
insorga o prenda le armi viene affiliata ad al-Qaeda, ma erroneamente: la rete
di Bin Laden non è la centrale mondiale dei vecchi film di 007 che controllava
tutti i malvagi del mondo. Al-Qaeda, al contrario, è una sigla dietro cui si
muove una realtà estremamente magmatica. Tra al-Qaeda e diversi gruppi
integralisti islamici nelle Filippine, in Indonesia e ovviamente in Pakistan
con le sue migliaia di madrase (scuole coraniche) ci sono affinità ideologiche
e
a volte collaborazioni organizzative, ma non si può parlare di un’unica regia.