03/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I separatisti kashmiri temono il processo di pace fra India e Pakistan accelerato dal terremoto
  Bambino ferito in un'esplosione di Nuova Delhi
Gli ultimi eventi che hanno coinvolto India e Pakistan sono strettamente legati tra loro. Gli attentati nella capitale indiana Nuova Delhi (62 morti) sono stati rivendicati dai ribelli islamici del Kashmir, mentre erano in corso i negoziati di pace sulla regione contesa dai due Paesi confinanti e che hanno portato all’apertura in cinque punti della frontiera dopo mezzo secolo. Trattative, tra l’altro, accelerate dal terremoto dell’8 ottobre scorso che ha costretto Islamabad e Nuova Delhi a valutare una collaborazione per portare aiuto alle popolazioni colpite dalla catastrofe naturale. L’approfondimento di Marco Restelli, indologo e caporedattore di Geo*.
 
Gli attentati di Nuova Delhi sono stati rivendicati da un gruppo separatista kashmiro. E’ un’ipotesi plausibile?
E’ molto probabile che si tratti di separatisti kashmiri. La sigla che ha rivendicato l’attentato, “Inqilab” - che significa rivoluzione - è nuova e viene ricondotta alla Lashkar-i-Toiba, un gruppo terroristico che agisce da molti anni nelle due parti del Kashmir e che nel 2001 è stato responsabile dell’attentato al Parlamento indiano di Nuova Delhi. La Lashkar–i-Toiba, che ha le basi nel Kashmir pachistano, è stata dichiarata fuorilegge, ma in realtà è ancora attiva. Ha solo cambiato nome e spostato i conti bancari.

Ma perché i separatisti kashmiri sono tornati a colpire la capitale indiana?
In questo momento sono in corso i colloqui tra India e Pakistan e per la prima volta da molto tempo questi due Paesi, che hanno combattuto già tre guerre in passato, stanno andando verso la pacificazione. I negoziati, per esempio, hanno portato all’apertura di cinque punti sul confine tra il Kashmir indiano e quello pachistano, all’offerta di aiuti da parte dell’India al Pakistan dopo il terremoto e a controlli reciproci sull’uso degli armamenti. Il buon andamento dei negoziati, tuttavia, comporta un indebolimento delle frazioni del radicalismo islamico kashmiro che vorrebbe risolvere con le armi la questione di questa regione.
 
Bambini su montagne di vestiti arrivati dopo il terremotoI gruppi separatisti sono molto divisi al loro interno?
I movimenti indipendentisti kashmiri sono divisi in due fazioni: gli indipendentisti tout cour e quelli che vorrebbero l’annessione di tutto il Kashmir al Pakistan. Questi ultimi, se Islamabad arrivasse a un accordo con Nuova Delhi, si troverebbero del tutto esclusi dal gioco politico ed è quindi probabile che affidino alle armi la risposta a un terreno politico che li vede perdenti.

Il terremoto ha accelerato il processo di pace come lo tsunami nei mesi scorsi nella provincia indonesiana dell’Aceh?
Il sisma magari non porterà la pace, ma può aver creato un’ulteriore condizione di collaborazione. Negli ultimi due anni i terreni di collaborazione tra India e Pakistan si sono finalmente moltiplicati e la questione degli aiuti può essere vista come uno strumento di accordo. Lo tsunami, comunque, non ha portato la pace ovunque: in Sri Lanka, per esempio, ci sono stati momenti di tensione per la ripartizione degli aiuti fra singalesi e tamil. La catastrofe naturale potrebbe avere una ricaduta positiva sul piano politico in India e Pakistan perché erano già in corso dei colloqui.
  Soldati indiani in Kashmir
I ribelli kashmiri, responsabili degli attentati, non godono più del sostegno del Pakistan come un tempo?
E’ difficile dirlo perché in Pakistan c’è una ramificazione di poteri che non sempre si può controllare. I radicali islamici hanno leve di controllo sia nei servizi segreti pachistani (Isi) che sono estremamente potenti, sia nella magistratura, sia nell’esercito. Di conseguenza i ribelli kashmiri hanno sempre goduto di protezioni alte in tutti gli apparati dello Stato. Nonostante la dottrina ufficiale di Islamabad non appoggi le attività di guerriglia kashmire, i ribelli hanno sempre goduto di grandi complicità. Oggi si può dire che le simpatie del ceto politico verso i guerriglieri si stanno attenuando.

La gran parte dei mezzi di comunicazione dicono che i gruppi kashmiri sono legati ad al-Qaeda. E’ vero?
Sì e no. Oggi qualsiasi organizzazione di radicali islamici insorga o prenda le armi viene affiliata ad al-Qaeda, ma erroneamente: la rete di Bin Laden non è la centrale mondiale dei vecchi film di 007 che controllava tutti i malvagi del mondo. Al-Qaeda, al contrario, è una sigla dietro cui si muove una realtà estremamente magmatica. Tra al-Qaeda e diversi gruppi integralisti islamici nelle Filippine, in Indonesia e ovviamente in Pakistan con le sue migliaia di madrase (scuole coraniche) ci sono affinità ideologiche e a volte collaborazioni organizzative, ma non si può parlare di un’unica regia.
 

Francesca Lancini

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