02/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Storia sapori e tradizioni del ramadan, come si festeggia nell’Iran sciita
Scritto per noi da
Hamed Rouzbehani
 
Un altro ramadan è terminato nella repubblica islamica, e già se ne sente la nostalgia. Gli iraniani festeggiano il Ramezan (ramadan) un po’ diversamente del resto del mondo islamico, il valore politico di questa pratica religiosa si sente di più.
 
Il digiuno: un musulmano deve digiunare durante il mese di ramadan, il nono del calendario lunare che inizia con l’egira. Ci si astiene dal mangiare, bere, fumare, e non solo, dall’alba al tramonto. Il momento esatto per mangiare senza rompere formalmente il digiuno viene annunciato dalle moschee e dalla Tv. Le ore in cui il sole sorge e tramonta variano con il passare dei giorni del mese, e la gente che si sveglia alle quattro del mattino per prendere il Sahari, pasta dell’alba, rompe il digiuno al tramonto mangiando Iftar, rottura. Se uno è malato o in viaggio, può rimandare il digiuno di qualche giorno per recuperarlo nei mesi seguenti. Ma se non digiuna senza alcuna scusa, dovrebbe digiunare sessanta giorni, oppure dare da mangiare a sessanta poveri per ogni giornata di digiuno saltata.
 
La Luna. La durata del mese di digiuno dipende, come il resto della cerimonia, dall’astronomia. Il mese comincia la notte in cui i religiosi dichiarano di aver osservato la luna crescente, mentre l’eid Fitr, può essere al trentesimo o al ventinovesimo giorno, a seconda dell’apparizione della nuova luna, cosa che si capisce solo alla vigilia del trentesimo giorno. Perciò i ramadan dei diversi paesi islamici non coincidono. Mentre i sauditi hanno già celebrato il Fitr, in Iran di solito si digiuna ancora.
 
La notte del destino. L’avvenimento speciale del ramadan, è la notte di Qadr, il destino. È la notte più importante dell’anno, in cui Allah ha ispirato il corano al cuore del profeta Maometto. La tradizione islamica consiglia ai musulmani di vegliare fino all’alba e pregare, perché secondo il Corano è una notte migliore di “mille mesi”. Siccome la notte del Qadr può essere in una di queste tre date: il 19, 21 o 23 di ramadan, si usa vegliare per tutte e tre per non perdere quella in cui il destino si decide. Le notti bianche del ramadan fanno parte dei ricordi più belli, più eterni nella memoria di quasi tutti gli iraniani.
 
Il lutto. Un altro avvenimento esclusivamente sciita, è l’anniversario dell’assassinio dell’imam Alì, il primo santo degli sciiti, ferito con una spada al capo il diciannovesimo giorno di ramadan e morto il ventunesimo giorno del mese sacro. Il lutto cambia il ritmo monotono del mese del Signore: dal 19 al 21 i più devoti si vestono di nero e si picchiano il petto nelle cerimonie. Questa ricorrenza coincide con le notti benedette, e riempie le moschee ancora di più. La Tv statale, che durante il ramadan trasmette i suoi programmi più divertenti, smette di mettere in onda le serie comiche, o ne elimina i lati umoristici continuando solo a raccontare la storia. Per tre, quattro notti non ci sono più musica né risate.
 
Gerusalemme. Come venerdì scorso, nell’ultimo venerdì di ramadan, in Iran e in certi altri paesi si svolge una manifestazione di massa chiamata Ruz e Quds, giorno di Gerusalemme. Una tradizione inaugurata dall’imam Khomeinì, leader della rivoluzione islamica, nel 1979, affinchè i musulmani del mondo si uniscano per esibire la loro rabbia e rivendicare la restituzione dei Territori Occupati Palestinesi. Venerdì a Teheran come in altre città iraniane, uomini e donne hanno camminato per le strade gridando Marg bar Esraìl (abbasso l’Israele), nonostante la fame delle ultime giornate di ramadan.
 
Shawwal. Alla fine, il ramadan si conclude con l’annuncio dell’apparizione della luna di Shawwal, il mese successivo. La preghiera dell’eid Fitr viene organizzata nel grande altare di Teheran e quello delle altre città. Una grande massa si reca a una preghiera collettiva indispensabile per completare l’intero precetto religioso. A Teheran c’è sempre la guida suprema a pregare davanti alla folla e predicare. Ciascun musulmano maschio e non troppo povero deve pagare la Fitrié, un’elemosina che equivale a tre chili di riso o grano, per ogni membro della sua famiglia. È possibile anche pagare con danaro contante.
Nella moschea, certi funzionari sono incaricati di ricevere i Fetrié, per trasmetterli agli indigenti.
 
Socialità. Durante il mese di ramadan la società iraniana appare più amabile e spirituale. Siccome la bugia e altri peccati del genere impediscono il digiuno fatto per Dio, è quasi impensabile che tra fedeli ci si inganni. Le statistiche ufficiali confermano un calo del numero di reati. Un altro aspetto positivo è che il ramadan riunisce le famiglie, che si trovano ogni mattina e sera attorno a una tovaglia, ascoltando le preghiere alla tv e aspettando la voce del muezzin. È anche diffusa la tradizione, tra chi se lo può permettere, di invitare molta gente a casa per l’Iftar. In fatto di relazioni umane nei paesi musulmani, nulla è più importante del ramadan.
 
Mutamenti. Certi rituali legati al ramadan stanno scomparendo poco a poco. Una volta non ci si faceva la barba e le donne non si truccavano, per rispetto verso il mese di Dio. Chi non poteva digiunare, perché in viaggio o malato, non aveva il diritto di mangiare o bere in pubblico, ma da qualche tempo ci sono persone che osano contravvenire alla norma sociale, senza essere seriamente contestati. I proprietari dei ristoranti e dei caffè non sono molto contenti durante il mese, perché devono chiudere i negozi e accontentarsi di vendere zuppe al momento dell’Iftar, quando tutti preferiscono arrivare a casa prima del tramonto e fare colazione insieme alla famiglia anziché fermarsi per strada. Certi altri mestieri invece, godono di un boom annuale senza paragoni: come i produttori di Zulbia e Bamié, pasticcini tradizionali che, assieme ai datteri, non mancano mai sulla  tovaglia dell’Iftar
Categoria: Religione, Costume
Luogo: Iran
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