Scritto per noi
da
Hamed Rouzbehani
Un altro ramadan è
terminato nella repubblica islamica, e già se ne sente la nostalgia. Gli
iraniani festeggiano il Ramezan (ramadan) un po’ diversamente del resto
del mondo islamico, il valore politico di questa pratica religiosa si sente di
più.

Il digiuno: un musulmano deve digiunare durante il mese di
ramadan, il nono del calendario lunare che inizia con l’egira. Ci si astiene
dal mangiare, bere, fumare, e non solo, dall’alba al tramonto. Il momento
esatto per mangiare senza rompere formalmente il digiuno viene annunciato dalle
moschee e dalla Tv. Le ore in cui il sole sorge e tramonta variano con il
passare dei giorni del mese, e la gente che si sveglia alle quattro del mattino
per prendere il Sahari, pasta dell’alba, rompe il digiuno al tramonto
mangiando Iftar, rottura. Se uno è malato o in viaggio, può rimandare il
digiuno di qualche giorno per recuperarlo nei mesi seguenti. Ma se non digiuna
senza alcuna scusa, dovrebbe digiunare sessanta giorni, oppure dare da mangiare
a sessanta poveri per ogni giornata di digiuno saltata.
La Luna. La durata del mese di digiuno dipende, come il
resto della cerimonia, dall’astronomia. Il mese comincia la notte in cui i
religiosi dichiarano di aver osservato la luna crescente, mentre l’eid Fitr,
può essere al trentesimo o al ventinovesimo giorno, a seconda dell’apparizione
della nuova luna, cosa che si capisce solo alla vigilia del trentesimo giorno.
Perciò i ramadan dei diversi paesi islamici non coincidono. Mentre i sauditi
hanno già celebrato il Fitr, in Iran di solito si digiuna ancora.
La notte del destino. L’avvenimento speciale del ramadan, è la notte di
Qadr, il destino. È la notte più importante dell’anno, in cui Allah
ha ispirato il corano al cuore del profeta Maometto. La tradizione islamica
consiglia ai musulmani di vegliare fino all’alba e pregare, perché secondo il
Corano è una notte migliore di “mille mesi”. Siccome la notte del
Qadr
può essere in una di queste tre date: il 19, 21 o 23 di ramadan, si usa
vegliare per tutte e tre per non perdere quella in cui il destino si decide. Le
notti bianche del ramadan fanno parte dei ricordi più belli, più eterni nella
memoria di quasi tutti gli iraniani.
Il lutto. Un altro avvenimento esclusivamente sciita, è
l’anniversario dell’assassinio dell’imam Alì, il primo santo degli
sciiti,
ferito con una spada al capo il diciannovesimo giorno di ramadan e
morto il ventunesimo giorno del mese sacro. Il lutto cambia il ritmo
monotono
del mese del Signore: dal 19 al
21 i più devoti si vestono di nero e si picchiano il petto nelle
cerimonie.
Questa ricorrenza coincide con le notti benedette, e riempie le moschee
ancora
di più. La Tv statale, che durante il ramadan trasmette i suoi
programmi più divertenti,
smette di mettere in onda le serie comiche, o ne elimina i lati
umoristici
continuando solo a raccontare la storia. Per tre, quattro notti non ci
sono più
musica né risate.
Gerusalemme. Come venerdì scorso, nell’ultimo venerdì di
ramadan, in Iran e in certi altri paesi si svolge una manifestazione di massa
chiamata Ruz e Quds, giorno di Gerusalemme. Una
tradizione inaugurata dall’imam Khomeinì, leader della rivoluzione islamica,
nel 1979, affinchè i musulmani del mondo si uniscano per esibire la loro rabbia
e rivendicare la restituzione dei Territori Occupati Palestinesi. Venerdì a
Teheran come in altre città iraniane, uomini e donne hanno camminato per le
strade gridando Marg bar Esraìl (abbasso l’Israele), nonostante la fame
delle ultime giornate di ramadan.
Shawwal. Alla fine, il ramadan si conclude con l’annuncio
dell’apparizione della luna di Shawwal, il mese successivo. La preghiera
dell’eid Fitr viene organizzata nel grande altare di Teheran e quello
delle altre città. Una grande massa si reca a una preghiera collettiva
indispensabile per completare l’intero precetto religioso. A Teheran c’è sempre
la guida suprema a pregare davanti alla folla e predicare. Ciascun musulmano
maschio e non troppo povero deve pagare la Fitrié, un’elemosina che equivale
a tre chili di riso o grano, per ogni membro della sua famiglia. È possibile
anche pagare con danaro contante.
Nella moschea, certi
funzionari sono incaricati di ricevere i Fetrié, per trasmetterli agli
indigenti.
Socialità. Durante il mese di ramadan la società iraniana
appare più amabile e spirituale. Siccome la bugia e altri peccati del genere
impediscono il digiuno fatto per Dio, è quasi impensabile che tra fedeli ci si
inganni. Le statistiche ufficiali confermano un calo del numero di reati. Un
altro aspetto positivo è che il ramadan riunisce le famiglie, che si
trovano ogni mattina e sera attorno a una tovaglia, ascoltando le preghiere
alla tv e aspettando la voce del muezzin. È anche diffusa la tradizione, tra
chi se lo può permettere, di invitare molta gente a casa per l’Iftar. In
fatto di relazioni umane nei paesi musulmani, nulla è più importante del
ramadan.
Mutamenti. Certi rituali legati al ramadan stanno
scomparendo poco a poco. Una volta non ci si faceva la barba e le donne non si
truccavano, per rispetto verso il mese di Dio. Chi non poteva digiunare, perché
in viaggio o malato, non aveva il diritto di mangiare o bere in pubblico, ma da
qualche tempo ci sono persone che osano contravvenire alla norma sociale, senza
essere seriamente contestati. I proprietari dei ristoranti e dei caffè non sono
molto contenti durante il mese, perché devono chiudere i negozi e accontentarsi
di vendere zuppe al momento dell’
Iftar, quando tutti preferiscono
arrivare a casa prima del tramonto e fare colazione insieme alla famiglia
anziché fermarsi per strada. Certi altri mestieri invece, godono di un boom
annuale senza paragoni: come i produttori di
Zulbia e
Bamié,
pasticcini tradizionali che, assieme ai datteri, non mancano mai sulla tovaglia dell’
Iftar.