16/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



In Abkhazia la crisi politica rischia di sfociare in aperto conflitto
Sostenitori di Bagapsh in festa dopo la presa del palazzoAnziani con il bastone e il colbacco, contadini con gli stivali infangati, vecchiette con il grembiule e il fazzoletto in testa, giovani studenti universitari e pure alcuni poliziotti ‘ammutinati’ con tanto di divisa ancora addosso. Qualche kalashinkov agitato in aria, ma soprattutto tante bottiglie di vodka scolate per festeggiare la riuscita di una grande impresa: la presa del palazzo presidenziale di Sokhumi. Dalla finestra un giovane sventolava verso la piazza festante una bandiera dell’Abkhazia. Ancora nessuno sapeva che una di loro, l’anziana Tamara Shakril, insegnate di lingue di 78 anni, nota attivista per la difesa dei diritti umani, era deceduta in ospedale, colpita da una pallottola sparata dalle guardie presidenziali durante l’assalto della folla al palazzo.
 
Un sostenitore di Bagapsh alla finestra del palazzoLa guerra civile del 1993. Così è culminata, venerdì sera, dopo settimane di tensione, la crisi politica in Abkhazia, autoproclamata repubblica autonoma che si affaccia sul Mar Nero, resasi di fatto indipendente dalla Georgia dopo la guerra di secessione del 1993, vinta dai separatisti grazie al sostegno militare russo che inviò truppe mercenarie guidate dall’allora agente segreto di Mosca Shamil Basayev, l’odierno carnefice di Belsan. Una guerra che provocò la morte di almeno diecimila persone e che fu seguita da una pulizia etnica durante la quale gli abkhazi cacciarono dai loro villaggi, spedendoli oltre confine, 250 mila georgiani.
 
Il palazzo presidenziale di SokhumiLa crisi di ottobre. La crisi era iniziata un mese e mezzo fa, con un duro scontro sul risultato delle elezioni presidenziali del 3 ottobre, non riconosciute dalla comunità internazionale. Raul Khajimba, il candidato filo-russo, successore designato dal presidente uscente Vladislav Ardzinba, era stato battuto dal candidato dell’opposizione Sergey Bagapsh, indipendentista anche lui ma più moderato e aperto al dialogo con le autorità georgiane.
Il 28 ottobre la Corte Suprema abkhaza aveva confermato la vittoria di Bagapsh, ma poche ore dopo i sostenitori di Khajimba avevano assaltato il palazzo della Corte costringendo i giudici a rovesciare il verdetto, invalidando le elezioni e indicendone di nuove. Durante l’assalto la radio e la televisione di stato sono state oscurate dal governo per coprire questa azione.
Bagapsh, ovviamente, non ha accettato questo verdetto continuando a proclamarsi unico vincitore.
I due contendenti sono stati quindi convocati a Mosca nel tentativo di metterli d’accordo, ma l’incontro è fallito.
 
Bagapsh (sinistra) e Khajimba (destra)Sull’orlo di una nuova guerra. Così l’Abkhazia è rimasta per giorni sull’orlo della guerra civile.
Venerdì sembrava che fosse arrivato il momento della resa dei conti.
Sabato, mentre l’occupazione del palazzo presidenziale proseguiva, le autorità abkhaze urlavano al colpo di Stato e la Russia mobilitava le sue truppe presenti sul territorio minacciando di intervenire per “difendere i suoi interessi nazionali”.
Domenica la tensione era alle stelle. Una sessantina di miliziani sostenitori di Raul Khajimba (tra cui alcune guardie presidenziali) hanno assaltato la stazione di polizia liberando due loro compagni che erano lì detenuti per l’uccisione dell’anziana Tamara Shakril.
Solo ieri Bagapsh è riuscito a convincere i suoi sostenitori ad abbandonare il palazzo presidenziale e a tornare a casa.
 
Truppe di pace russe dispeigate al confine con la GeorgiaL’opinione della Politovskaya. Ora a Sokhumi regna una situazione di calma tesissima.
Sembra che Bagapsh abbia offerto a Khajimba di entrare a far parte del suo futuro governo con qualsiasi carica ministeriale. Non è detto che l’uomo di Mosca accetti, ma non è neanche da escludere. Anzi, secondo le analisi apparse sulla stampa russa proprio queste scaramucce di guerra civile potrebbero aiutare il raggiungimento di un accordo tra le parti. Un accordo che però non risolverebbe i problemi, rimandandoli e basta, e mantenendo l’Abkhazia in una situazione di tensione e incertezza permanente.
“Proprio quello che la Russia vorrebbe”, ha commentato la nota giornalista russa Anna Politovskaya. “Il Cremlino ha tutto l’interesse ha creare delle aree di instabilità, come in Ablkazia e in Ossezia del Sud”, dove truppe georgiane e separatisti osseti continuano a spararsi quasi ogni notte da m asi. “Queste zone di caos artificialmente mantenuto, di guerre civili ‘messe in pausa’, si trasformano in zone franche controllate dalla malavita, in buchi neri ideali per riciclare il denaro sporco della mafia russa, per condurre traffici illegali di ogni genere. Una soluzione molto più conveniente dei paradisi fiscali esteri, dove qualche controllo può sempre rovinare la festa. Questo meccanismo diventerebbe impossibile in una situazione di potere stabile e si pace sociale. Per questo la Russia non ha alcun interesse a stabilizzare territori come l’Abkhazia o l’Ossexzia del Sud”. 
 
Il fattore Saakashvili. Il problema è la Georgia del presidente filoamericano Mikhail Saakashvili, che ha basato la sua politica su un programma di irredentismo intransigente mettendo in cima alle priorità il ristabilimento dell’integrità territoriale nazionale. A tutti i costi. E dopo la brutta figura dell’operazione militare in Ossezia del Sud di agosto, la tentazione di una rivincita in Abkhazia è, dal suo punto di vista, incomprensibile.

Enrico Piovesana

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