02/11/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Ancora 12 vittime delle violenze tra fondametalisti e militari in Algeria
Il 30 ottobre scorso è andato in scena l'ultimo drammatico atto di una spirale di violenza che avvolge l'Algeria e che sembra non voler finire mai. L'ultima strage ha aggiunto 12 nomi alla lista infinita delle vittime del terrorismo. Sono 8 miliziani e 4 militari le vittime dell'ennesimo scontro tra esercito algerino e fondamentalisti islamici. La novità è che, per la prima volta dalla fine della guerra civile, l'episodio è avvenuto nella zona a ovest della capitale Algeri, nella regione di Orano.

una rara immagine di alcuni combattenti del gspcA macchia d'olio. Con le ultime 12 vittime sale a 80 il numero dei morti, solo nel mese di ottobre, degli scontri quotidiani tra i militari algerini e i miliziani del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, l'unica formazione armata che, dalla fine della guerra civile, non ha mai deposto le armi. Secondo molti analisti, il Gspc ha da tempo aderito alla rete internazionale di al-Qaeda, o almeno questo sostiene il governo di Algeri. Quest'ultimo, da tempo, rispetto alle violenze prende due posizioni differenti. Il Presidente Abdelaziz Bouteflika all'estero chiede aiuto perchè l'Algeria è in prima linea nella lotta al terrorismo, dovendo combattere al-Qaeda in casa. Ma quando Bouteflika parla ai suoi cittadini il tono delle dichiarazioni muta radicalmente e i miliziani diventano uno sparuto gruppo di irriducibili, incapaci di arrecare un danno allo Stato algerino. La spiegazione del doppio linguaggio di Bouteflika è molto semplice. Presentare all'estero la situazione come drammatica serve a rafforzare, da un punto di vista politico ed economico, l'alleanza con i paesi ricchi in generale e con gli Stati Uniti in particolare. All'interno, invece, Bouteflika ha tutto l'interesse a presentarsi come l'uomo forte che è riuscito a pacificare il Paese, dilaniato da una feroce guerra civile dal 1992 al 1999 che è costata la vita a 150mila algerini.

il presidente algerino abdelaziz bouteflikaL'oblio come soluzione. Proprio grazie a questa immagine, Bouteflika è stato rieletto, alle presidenziali di aprile 2004, in modo trionfale per il suo secondo mandato da Presidente della Repubblica. Bouteflika è stato il primo capo di Stato algerino eletto e, dal primo momento, ha indicato nella pacificazione del Paese l'unica via d'uscita possibile dalla violenza. Tutto cominciò nel 1991, quando le prime elezioni multipartitiche furono vinte dal Fronte Islamico di Salvezza (Fis), ma questo risultato viene dichiarato nullo dall'esercito che, nel 1992, prese il potere con un golpe e mise fuori legge il Fis. Da quel momento le forze religiose cominciarono una sanguinosa guerra civile contro i militari e, da entrambe le parti, non mancarono crimini orrendi. Quando arrivò al potere Bouteflika, come primo atto di governo, fu offerta un'amnistia a tutti i fondamentalisti che avessero volontariamente deposto le armi e che durante la guerra civile non si fossero macchiati di crimini particolarmente efferati. Lo stesso metro di giudizio fu, implicitamente, applicato ai vertici militari algerini. Molti combattenti accettarono di tornare a una vita civile, tranne i miliziani del Gspc.

corpi speciali dell'esercito algerino pattugliano le montagne dove si nascondono i miliziani del gspcStillicidio quotidiano. Da sei anni a questa parte, però, le violenze non si sono mai fermate. Sono centinaia le vittime di attacchi e imboscate quotidiane, tra militari, fondamentalisti e civili. Bouteflika, nonostante l'atteggiamento rassicurante che assume in pubblico, non ha potuto continuare a far finta di niente. A settembre del 2005 il Presidente ha deciso di sottoporre alla popolazione un referendum che chiedeva semplicemente di mettere una pietra sopra al passato: la cancellazione di tutte le responsabilità della guerra civile, sia quelle dei militari che quelle dei miliziani fodamentalisti. Il referendum è stato approvato con il 99 per cento dei consensi, anche se l'affluenza alle urne è stata ridotta. La volontà di oblio degli algerini è evidente. La volontà di sicurezza porta a preferire l'impunità dei carnefici a una eventuale recrudescenza dei combattimenti. Ma le 80 vittime di ottobre dimostrano come la via dell'oblio non sia una soluzione.

Christian Elia

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