
Subito dopo il terremoto, gli abitanti del Kashmir pachistano e di quello
indiano, regioni divise per oltre mezzo secolo da una frontiera tra le
più militarizzate al mondo, avevano chiesto per settimane, disperatamente, di
poter raggiungere i loro cari oltre confine. Ma in pochissimi erano
riusciti ad attraversare la Linea di
controllo (Loc), come viene chiamato il “muro kashmiro”.
Adesso invece, e nonostante gli attentati che sabato hanno sconvolto
Nuova Delhi - attentati rivendicati dal gruppo islamico kashmiro Islami
Inqilabi Mahaz e mirati proprio a far deragliare i negoziati tra
India e Pakistan - i governi dei due Paesi hanno raggiunto uno storico
accordo: l'apertura del muro della cosiddetta Linea di Controllo che
dal 1949 divide il Kashmir tra zona sotto controllo Indiano e zona
sotto controllo pachistano. La decisione e' ben più di una misura volta
a facilitare i soccorsi ai terremotati. Dal 7 novembre lungo la
frontiera
verranno aperti cinque varchi, a Nauseri-Tithwal, Chakhti-Uri,
Hajipur-Uri, Rawalakot-Poonch e Tattapani-Mendhar. E resteranno aperti
a tempo indeterminato, consentendo il passaggio di civili e il
ricongiungimento di famiglie che per 56 anni sono state divise da
questa barriera.
I primi passi. Un servizio autobus tra Muzaffarabad - ormai ridotta a un cumulo di
macerie - e Srinagar, le due capitali delle regioni kashmire, era stato
inaugurato in aprile: la prima apertura dopo tanti anni di guerra. Ora
però quella linea di autobus è di nuovo è interrotta, perché la strada
di collegamento tra le due città dopo il sisma è diventata inaccessibile.
Nonostante le aperture dei due governi, e nonostante il terremoto, la
tensione nella zona del Kashmir rimane alta. Le vittime di questo
conflitto continuano a essere molte, nonostante il cammino a tappe
forzate verso la pace che i rispettivi governi indiano e pakistano
hanno intrapreso.
La prima tappa è stata raggiunta nell’aprile 2003, quando l’ex primo ministro
indiano
Atal Mehari Vajpayee ha offerto “una mano di amicizia” al Pakistan,
dopo che le due potenze nucleari erano arrivate sull’orlo di una
guerra. Nel novembre successivo i due Paesi hanno ordinato ai
rispettivi eserciti di cessare i combattimenti lungo la Loc e nel 2004
si sono seduti più volte al tavolo delle trattative. In giugno hanno
rinnovato il bando degli esperimenti nucleari e a settembre il
presidente pachistano Pervez Musharraf e il nuovo premier Singh, eletto
in maggio, si sono incontrati a New York in occasione dell’Assemblea
generale delle Nazioni Unite. Un faccia a faccia che si ripeterà il 14
settembre prossimo in concomitanza della più importante riunione
annuale a Palazzo di vetro.
Un altro passo simbolico è stato il servizio di autobus attraverso la Loc per
collegare
la capitale del Kashmir indiano, Srinagar, a quella del Kashmir
pachistano Muzaffarabad: il primo che, dopo sessanta anni di conflitti,
ha permesso a un centinaio di persone di rivedere i famigliari e gli
amici dall’altra parte del “muro kashmiro”.
Poi a novembre, un esiguo numero di soldati indiani (appena mille) ha
lasciato la provincia himalayana per segnare la volontà di disimpegno
di Nuova Dheli.
Resta, tuttavia, da vedere se cesseranno gli abusi commessi dai soldati
indiani in nome della guerra ai terroristi (esecuzioni ed arresti
sommari, stupri, retate) e che fine faranno gli almeno 500mila soldati
ancora stanziati in tutti i distretti kashmiri.
La storia. Per la contesa del Kashmir, le due potenze nucleari hanno combattuto
ben tre guerre (1947-49, 1965 e 1971). In seguito, a partire dal 1989,
diversi gruppi guerriglieri musulmani hanno cominciato un’insurrezione
armata in territorio indiano contro “le truppe d’occupazione”. Alcuni
di questi chiedono l’indipendenza da New Dheli, altri l’annessione al
Pakistan. I civili del Kashmir indiano (la maggior parte di fede
musulmana) sono di continuo vittime degli scontri e degli attacchi
compiuti dalle due parti in lotta.