Ilyas Zeitulaiev gioca in serie A. Mentre a casa sua c'è la guerra civile
scritto per noi
da Gianluca Ursini
Nel campionato più ricco del mondo vengono a giocare atleti di ogni parte del
pianeta. Da un paio d’anni, per la prima volta nella storia della serie A, c’è
anche un giocatore uzbeco. Un ragazzo pieno di speranze nato nel 1984 ad Angren,
città della valle di Fergana, che nelle stagioni 2002-03 e 2003-04 arriva da Mosca
a Torino per vestire la maglia delle giovanili della Juventus. Ilyas Zeitulaiev
diventa un protagonista delle zebre juniores fino a farsi notare da una piccola
squadra calabrese di serie A, la Reggina.
Il massacro. Poi il destino gioca uno dei suoi scherzi. Mentre Ilyas si vuole guadagnare
un posto tra i titolari, nel suo Paese accade un evento molto cruento. Il 13 maggio
2005 una manifestazione di piazza nella città di Andijan, valle di Fergana, viene
repressa nel sangue: 187 vittime secondo il governo di Tashkent, forse un migliaio
secondo ‘Amnesty international’, oltre 4mila secondo alcune testimonianze. Una
carneficina che sconcerta le organizzazioni di difesa dei diritti umani in occidente.
Dal 20 settembre scorso, 15 persone che hanno partecipato alla ‘rivolta di Andijan’
sono sotto processo nella capitale come estremisti islamici, sobillatori di una
pericolosa rivolta terroristica. Abbiamo contattato Ilyas Zeitulaiev per capire
come viene vissuto un evento del genere dagli uzbechi che si trovavano lontani
dal loro Paese in quei giorni tragici.
Come sei arrivato in Italia?
Da piccolo la mia stanza era piena di poster dei giocatori italiani.Mi è sempre
piaciuta la divisa azzurra coi pantaloncini bianchi... Ma la serie A pareva irraggiungibile.
Mi considerai fortunato quando degli osservatori russi mi portarono a Mosca, all’Akademika.
Avevamo fatto dei provini in Europa, a Bordeaux, in Francia, e in Olanda, al Feyenoord
di Rotterdam. Ma non erano andati bene e non ci pensavamo più. Quando ci hanno
detto che andavamo a Torino mi sembrava impossibile.
L’Uzbekistan è molto lontano, ci vuoi tornare?
Sono andato a Mosca a 14 anni, parlo russo come prima lingua. Potrei tornarci
a vivere, come mi suggeriscono in molti: “Ilyas, perché non te ne vai in Russia
come tutti gli altri giocatori?” Ma io rispondo che sono legato al mio Paese,che
si chiama Uzbekistan; mi piace la gente, il nostro umorismo, la cucina... e mi
piace prendere un aereo ogni tanto per tornare lì, dalla mia famiglia, e non a
Mosca. Purtroppo la mia famiglia non vive più ad Angren: troppo difficile raggiungerla
dall’Italia. Hanno preso casa a Tashkent.
Poi ci sono stati i fatti di Andijan...
“L’ho saputo in allenamento. Me lo hanno detto i miei compagni, ma pensavo scherzassero.
Arrivo in spogliatoio, e il colombiano Estevez mi fa: “Zeitu, avete la guerra
in casa?”. Non capivo, ho pensato che sbagliasse, gli ho detto che si era confuso
con l’Afghanistan o uno di quei Paesi in cui si combatte per strada. L’Uzbekistan
è un Paese civile, come le nazioni europee. Invece i miei compagni mi ripetevano
“Ma lo sai che c’è la guerra civile?”. Mi sembrava assurdo, ma ero parecchio preoccupato.
Non è bello pensare che a casa c’è la guerra e tu non ne sai niente. Appena rientrato
ho chiamato Tashkent; mia madre mi ha detto che tutti avevano sentito ripetere
da amici al telefono o tramite posta elettronica che qualcosa stava succedendo,
ma da radio e tv non si poteva capire, perché il canale di Stato trasmetteva un
festival di musica folcloristica, e ha continuato a farlo per i due giorni successivi.
Cosa è successo dopo ?
A poco a poco lì tutti si sono accorti che stava succedendo qualcosa di grosso,
guardando un canale russo, ‘Ort’. Intanto la tv di Stato comunicava che c’era
stata una rivolta di terroristi islamici, che avevano assaltato il comune e lo
avevano messo sotto assedio, ed anche che avevano liberato dei pericolosi prigionieri
politici dal carcere. Io ho passato tutto il giorno seguente su internet, giravo
tutti i siti d’informazione che mi riusciva di trovare. La sera un amico di Reggio
mi ha invitato a casa sua, ha una moglie ucraina e hanno tutti i canali russi
con la tv satellitare. Ho visto delle immagini di Andijan filmate da molto lontano,
dalle colline intorno. So che i giornalisti non potevano entrare in città, fino
a quel momento non erano arrivate immagini dall’Uzbekistan. Invece sui canali
russi mostrarono i tank che giravano per la città, gente che scappava in preda
al panico, ed io ho perso la testa. Cosa stava succedendo? Nei giorni seguenti
ho letto su internet che per il governo c’erano stati un centinaio di morti, ma
tra di loro nessuna donna o bambino; gli amici di Tashkent, chattando, mi hanno
suggerito un sito in russo che in Uzbekistan è bloccato ma consultabile in Europa.
Lì mostravano i comunicati del governo e insieme alcune foto delle strade di Andijan
con i cadaveri, ma anche borsette da donna per strada, o scarpe da bambino. Poi
mostravano le foto dei corpi coperti dalle lenzuola.
L’Uzbekistan, intanto, è stato eliminato dal Bahrein nelle qualificazioni del
Mondiale 2006 di Germania. Ilyas era infortunato e non ha potuto lottare con i
suoi compagni di squadra. Al popolo uzbeco invece rimane ancora da giocare la
partita più importante della storia, quella per il rispetto dei diritti umani.