30/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Intervista a Bijan Zarmandili sulle dichiarazioni di Ahmadinejad
“L'Iran non ha mai riconosciuto Israele. Le parole pronunciate da Ahmadinejad sono la rivisitazione di un vecchio slogan che risale alla rivoluzione islamica del 1979 e al suo promotore: l'ayatollah Khomeini. La novità, rispetto al passato, è che questo slogan torni a essere di Stato e che a pronunciarlo sia il capo dell'esecutivo. Questo pone molti interrogativi inquietanti”.
 
il presidente iraniano ahmadinejadUn vespaio di polemiche. Bijan Zarmandili, giornalista iraniano che da oltre vent’anni si occupa del Medio Oriente per il gruppo editoriale Espresso-Repubblica, e quest'anno ha debuttato come scrittore con il suo primo romanzo La grande casa di Monirrieh, edito da Feltrinelli, commenta così le esternazioni del Presidente iraniano Ahmadinejad di mercoledì 26 ottobre scorso quando, di fronte a un'assemblea di studenti universitari, ha dichiarato che “Israele deve essere cancellato dalla carta geografica”. L’iperbole, si sa, caratterizza da sempre la politica, ma le parole del Presidente iraniano non potevano passare inosservate. Da un lato perché la situazione in Medio Oriente è esplosiva e dall'altro perchè da almeno un anno Teheran è nell'occhio del ciclone per lo sviluppo del suo programma nucleare. Quindi il Presidente di una 'quasi' potenza nucleare che sostiene il diritto di 'cancellare dalla faccia della Terra' una rinomata (per quanto mai in maniera ufficiale) potenza nucleare non può lasciare indifferenti. E così, a poche ore dalle dichiarazioni di Ahmadinejad, l'Unione Europea, gli Stati Uniti, la Russia, Israele e quasi tutti i leader mondiali hanno duramente condannato le esternazioni del Presidente iraniano. Condanne che non si sono attenuate dopo il chiarimento del governo di Teheran che ieri ha specificato di non aver mai voluto ventilare un attacco armato a Israele.

il giornalista iraniano Bijan ZarmandiliGiocare con il fuoco. “Le dichiarazioni di Ahmadinejad segnano un'inversione di tendenza rispetto agli ultimi 7 o 8 anni della politica iraniana verso Israele – spiega Zarmandili - Khatami, pur non mancando mai di sottolineare il sostegno dell'Iran alle rivendicazioni del popolo palestinese, aveva scelto toni meno aggressivi. Ahmadinejad sembra scegliere invece lo stile degli ambienti ultraconservatori. E' necessario leggere quelle dichiarazioni in relazione a quanto sta accadendo nella regione e all'interno dell'Iran. Ahmadinejad si è insediato da poco e non ha mai ricoperto prima un ruolo di primo piano sulla scena politica iraniana. Rispolverando un vecchio slogan, compatta la base elettorale e il regime stesso. Con uno slogan caro agli ambienti più conservatori: i militari, le fondazioni religiose che hanno in mano le leve del potere economiche del Paese e la destra populista. Ha scelto un giorno particolare. Infatti l'ultimo venerdì del Ramadan è storicamente chiamato la giornata di al-Quds, la giornata di Gerusalemme, carica di valori simbolici non a caso”.
 
bandiere israeliane date alle fiamme dai manifestanti pro-ahmadinejadErrore politico. Quello che lascia perplessi è che Ahmadinejad abbia scelto un momento politico delicato come questo per rilasciare dichiarazioni che avrebbero generato delle ovvie reazioni. “Sicuramente la scelta dei tempi è singolare”, risponde Zarmandili, “ma la nuova Costituzione irachena ha suscitato forti preoccupazioni in Iran. Un vicino così coinvolto con gli Stati Uniti preoccupa molto Teheran e la Siria, che per molti anni è stata l'unica sponda politica dell'Iran, attraversa una fase critica. La leadership precedente aveva deciso di aprirsi a nuovi interlocutori come la Russia, la Cina e l'Unione Europea. Le dichiarazioni di Ahmadinejad però ottengono l'effetto di allontanare questi nuovi partner che non possono che prendere le distanze dall'Iran. Sembra quindi che il nuovo corso iraniano preferisca una politica oltranzista e isolazionista. Ma questo apre scenari inquietanti”. Anche perchè i media occidentali hanno amplificato la portata delle dichiarazioni del Presidente dell'Iran, come era logico attendersi in un momento delicato rispetto all'adesione dell'Iran al Trattat di Non Proliferazione Nucleare. “Le sue parole sono diventate ovviamente un caso”, risponde il giornalista iraniano, “e non poteva essere diversamente. Difficile quindi capire dove vada a parare questo atteggiamento di Ahmadinejad, ma non credo che la situazione possa degenerare fino a uno scontro aperto con Israele o con gli Stati Uniti. La situazione internazionale sonsiglia l'uso della forza. Lo stesso dicasi per la società iraniana. Non bisogna farsi incantare dalle manifestazion di piazza di solidarietà al Presidente che hanno seguito le polemiche dopo le sue dichiarazioni. Per parlare di consenso popolare mancano tutta una serie di elementi che, in una società fluida com'è quella iraniana contemporanea, non sono per niente scontati”.

Christian Elia

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