16/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Un sito si offre di salvare gli statunitensi
La vittoria di George W. Bush alle elezioni presidenziali del 2 novembre ha gettato nello sconforto l’America progressista, e in particolare i milioni di attivisti e simpatizzanti del partito democratico che avevano investito tempo ed energie per invogliare la gente a votare Kerry. Un po’ per scherzo un po’ seriamente, sui siti e sui blog frequentati dai liberal c’è già chi minaccia di emigrare in Canada perché non vuole sorbirsi altri quattro anni di presidenza Bush. Intanto dal paese vicino arrivano segnali positivi: esiste un sito dove canadesi e non possono registrarsi e dare la propria disponibilità ad accogliere uno statunitense in fuga. Come? Sposandolo.
 
La provocazione. L’iniziativa Marryanamerican.ca è stata lanciata dalla rivista alternativa canadese This Magazine. “L’idea ci è venuta dopo aver parlato con alcuni nostri amici statunitensi – dice Joyce Byrne, publisher di This –, che ancora prima delle elezioni dicevano ‘Se vince Bush lasciamo gli Usa’. Abbiamo aperto il sito il 28 ottobre e finora già 8mila persone hanno lasciato il proprio profilo”. Il bello è che tutto è nato come una specie di provocazione. Il sito funziona solo come un muro dove lasciare un commento e il proprio recapito, non c’è nessuna organizzazione che aiuti gli iscritti a incontrarsi tra loro. “La nostra è una provocazione, un sito satirico. Molti di quelli che si registrano se ne rendono conto, ma alcuni pensano che sia un progetto serio”, sorride la Byrne.
 
Stati Uniti del Canada? Anche se scherzosa, l’idea venuta a quelli di This tocca evidentemente un tema sentito da molti: la particolare configurazione del voto per le presidenziali (la West Coast, il nord-est e la regione dei Grandi Laghi a Kerry, l’interno del paese a Bush) ha già dato vita a considerazioni anche ironiche sulla natura degli Usa. Su Internet circola con successo una mappa del Nord America con le frontiere ridisegnate: sopra gli Stati Uniti del Canada, che comprendono le regioni dove ha vinto il candidato democratico, sotto “Jesusland”, la terra dei religiosi che ha votato in massa per Bush.
 
Usa americani, Canada europeo. Il vicino del “Great white North” è il primo rifugio che viene in mente agli americani progressisti che espatriano per motivi politici. Non è un caso: il Canada da molti punti di vista è molto più “europeo” degli Usa, nel senso che offre assistenza sanitaria gratuita, ha uno stato sociale molto più sviluppato e potrebbe presto legalizzare l’uso della marijuana. Secondo un recente sondaggio, due terzi dei canadesi avrebbero votato Kerry e solo il 19 per cento avrebbe scelto Bush. Un’altra indagine ha scoperto che otto su dieci pensano che Bush guidi uno “Stato canaglia”, e la maggioranza è molto più preoccupata dell’effetto serra e dell’Aids che del terrorismo. Quasi tutti preferirebbero spendere gli introiti delle tasse migliorando l’assistenza sanitaria e l’istruzione, piuttosto che destinarlo alle spese militari.
 
Un impegno preciso. Si capisce quindi perché i canadesi – spesso derisi dai “cugini” americani – non si considerino affatto inferiori, anzi. E sebbene sia una provocazione, questo atteggiamento emerge anche dall’impegno che devono sottoscrivere i canadesi che su Marryanamerican si offrono di aiutare i loro vicini: “Ora che George W. Bush è stato dichiarato il vincitore ufficiale delle elezioni del 2 novembre e diventerà il presidente degli Stati Uniti per altri quattro anni di idiozia, il sottoscritto, un cittadino canadese, si impegna a liberare, tramite l’atto legale e vincolante del matrimonio, un cittadino degli Stati Uniti d’America, di sesso che sceglierò io, e con una o tutte delle seguenti tendenze politiche: 1) Democratico scoraggiato, 2) Repubblicano riformato, 3) Apolitico con limitati appetiti di dominazione del mondo. Inoltre, prometto di aiutare il mio nuovo coniuge Yankee ad adattarsi alla vita nel ‘grande Nord bianco’, proteggendolo/la dalle (gratuite) invasioni della privacy, e fornendogli/le una ragionevole dose di Timbits” (tipiche frittelle canadesi, nda).
 
Dichiarazioni d'amore. Per gioco o sul serio, l’appello ha fatto presto il giro della Rete. Non solo in Canada: tra le 8mila persone che hanno sottoscritto l’impegno ci sono anche europei, asiatici, africani. Oltre a una buona dose di statunitensi ansiosi: “Salvatemi da Bush, sono carino!”, scrive Glen dalla Pennsylvania. C’è chi prende l’impegno alla lettera, come Sarah di Vancouver: “Sono davvero, davvero dispiaciuta, e vorrei fare qualsiasi cosa per aiutare i nostri vicini del Sud – scrive –. E se questo significa sposare un attraente uomo americano, sia pure così”. Qualcuno si offre di organizzare un matrimonio solo sulla carta, come Glen, anche lui di Vancouver: “Ho due figlie quindi non posso far entrare un estraneo in casa – spiega –, sarebbe un po’ strano. Ma farò volentieri un matrimonio e un divorzio pro forma”. E poi c’è anche chi è disposto ad andare un po’ più in là, come Joseph di Toronto: “Studente in ingegneria disposto a liberare una femmina americana (forse, per un po’ di soldi, anche un maschio)”. Già, perché mentre Bush vuole introdurre un emendamento costituzionale che li vieti, in alcuni Stati del Canada anche i matrimoni gay sono legali.

Alessandro Ursic

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