28/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



L'incendio di Schiphol riapre le polemiche sulla politica migratoria del governo olandese
L'incendio al Cpt di Schiphol ha provocato 11 morti e 15 feritiTra gli 11 morti nell’incendio che l’altra notte è divampato nel centro di permanenza temporanea di Schiphol, scoppiato per cause non ancora accertate e su cui è stata aperta un’inchiesta indipendente, c’erano spacciatori di droga e immigrati illegali. E almeno un bambino, anche se sarebbero potuti essere di più: il Cpt adiacente all’aeroporto, costruito nel 2002 (e già andato a fuoco tre volte) insieme a uno analogo vicino allo scalo di Rotterdam, è infatti il simbolo della dura politica sull’immigrazione del governo olandese di Jan Peter Balkenende, il leader dei cristiano-democratici al potere da oltre tre anni. La linea è semplice: si punta tutto sull’assimilazione culturale, volontaria o meno, e sullo scoraggiare l’arrivo di nuovi immigrati adottando misure restrittive nei confronti dei richiedenti asilo presenti anche da anni nei Paesi Bassi. Con il risultato che, nell’attesa dell’espulsione, famiglie intere sono detenute nei Cpt finché non si sbloccano le pratiche con i paesi d’origine. E possono passare anche sei mesi, denunciano alcuni critici.
 
Il premier Jan Peter BalkenendeEspulsi dopo anni in Olanda. “Il diritto alla libertà è un diritto fondamentale di cui non si dovrebbe essere privati alla leggera”, dice Trees Wijn, portavoce del Dutch Refugee Council, un’organizzazione che offre sostegno ai richiedenti asilo. “Le famiglie con bambini non dovrebbero essere rinchiuse, e un Paese civilizzato non dovrebbe proprio imprigionare bambini”. Può capitare, tra l’altro, che i bambini siano addirittura nati in Olanda: le norme sull’immigrazione approvate nel febbraio 2004 dal governo hanno infatti messo in cantiere l’espulsione di 26mila immigrati nel triennio successivo. La legge colpisce migliaia di richiedenti asilo presenti nei Paesi Bassi da oltre cinque anni, alcuni fino a dieci: persone che si considerano a tutti gli effetti olandesi, e che in questo Paese hanno messo su famiglia. “Per questa gente è un dramma: le domande di asilo si sono trascinate per ragioni burocratiche, intanto loro si sono fatti una vita qui, poi un bel giorno si decide di rispedirli indietro”, spiega Peter Abspoel della Refugee Organization of Netherlands.
 
Pim Fortuyn, eccentrico leader populista candidato alle elezioni del 2002, fu ucciso da un estremista di sinistra pochi giorni prima del votoClima di diffidenza. Il giro di vite sull’immigrazione è figlio del sommovimento di coscienze occorso in Olanda dopo gli omicidi di Pim Fortuyn e, successivamente, di Theo Van Gogh. Fu l’eccentrico candidato premier assassinato nel maggio 2002 a spingere sul concetto che “l’Olanda è già piena” di immigrati – il Paese, grande quanto la Lombardia e il Veneto messi insieme, ha 16 milioni di abitanti di cui il 10 per cento è di origine straniera – e in particolare di musulmani, circa un milione. Il governo Balkenende attualmente in carica, nato pochi mesi dopo la morte di Fortuyn, ha in sostanza fatto proprie le vedute sull’immigrazione del politico ucciso. E lo scorso novembre l’omicidio per mano di un marocchino del regista Van Gogh, che qualche mese prima aveva realizzato un cortometraggio di accusa nei confronti dell’Islam, ha fatto aumentare la diffidenza già presente in molti olandesi. “Da quattro anni ormai il Paese si sente all’erta: i gruppi di destra sono più organizzati, l’atteggiamento ostile della gente si è consolidato. Su questo vento soffia il governo”, dice Abspoel.
 
Il regista Theo Van Gogh, un artista controverso autore di un film di denuncia sulle condizioni delle donne nell'Islam, è stato ucciso nel novembre 2004 da un marocchino emigrato in OlandaCalo delle richieste d’asilo. “L’Europa di domani sarà senza frontiere interne, quindi dobbiamo lavorare più intensamente sull’asilo”, disse il premier Balkenende un anno fa, annunciando l’accordo europeo per una politica comune in merito. Lui lo sta facendo, tanto che le domande di asilo in Olanda sono calate da 43mila nel 2000 a 20mila nel 2003: il Paese ha la percentuale di accoglimento delle domande più severa in Europa. Nuove leggi, che dovrebbero entrare in vigore il prossimo anno, puntano a rendere l’integrazione un dovere: i richiedenti asilo non saranno solo costretti a seguire un corso di lingua olandese, ma dovranno pure pagarselo. E dovranno arrivare a un certo livello di conoscenza, pena multe che si aggirano intorno ai mille euro. Un altro testo propone l’espulsione anche per gli immigrati in regola con il permesso di soggiorno che si sono macchiati di reati minori, come il furto in un negozio. Misure considerate eccessive anche da molti sostenitori del governo: gli ultimi sondaggi hanno evidenziato un drastico calo dei consensi per Balkenende. Nel frattempo, i Cpt sono stati ampliati per far posto al numero crescente di richiedenti asilo in attesa di espulsione: quello di Schiphol ospita al momento 350 persone. Se il possibile sovraffollamento ha avuto una parte nell’incendio dell’altra notte, lo stabilirà l’inchiesta.

Alessandro Ursic

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