02/11/2005
stampa
invia
A cura di Vera Jarach e Carla Tallone,
Silvio Zamorani Editore, 2005
Scritto per noi da
Alessandro Orrù
Nella sera di domenica 23 ottobre si è tenuta alla “Libreria Calusca”di Milano
la presentazione di un libro scritto e curato da Vera Jarach, Madre di Plaza de Mayo e Carla Tallone, esule argentina che da anni vive in Italia.
Non è un caso che
il titolo del libro sia “Il silenzio infranto”: il volume raccoglie le testimonianze
di persone che in quel paese hanno vissuto e subito terribili prepotenze durante
gli anni più bui della dittatura militare a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, persone
la cui storia è però intimamente connessa anche con il nostro paese. Tra i numerosi
racconti di familiari e parenti di desaparecidos o sopravvissuti, anche quella di religiosi, cineasti famosi che hanno parlato
di quel periodo nelle loro opere e sportivi prestigiosi come Julio Velasco, ex
allenatore della nazionale italiana pallavolo, che ha avuto un fratello sequestrato
ed è fuggito nel nostro paese per salvarsi la vita. Vera Jarach sta percorrendo
mezza Italia per presentare il suo lavoro: Torino, Curmaioeur, Aosta, Milano,
Trento, nonché qualche visita a scuole.
Venuta da lontano. A Vera Jarach, che appartiene al movimento “Las Madres de Plaza de Mayo” fin dai primi mesi della sua fondazione, piace definirsi “una militante della
memoria”, ciò che le ha permesso di continuare a vivere è stata la caparbietà
nel raccontare la sua storia. Ci ha spiegato che, continuando a portare la sua
testimonianza, lotta per la creazione di una memoria condivisa, affinché nessuno
dimentichi e certe cose non si possano più ripetere. Sua figlia Franca scomparve
a diciotto anni il 26 giugno 1976 e di lei non seppe più nulla fino a tre anni
fa, quando una donna che era sopravvissuta al campo di concentramento dell’ESMA
le ha raccontato tutto: “Ho aspettato per un anno che mi parlasse -ci ha detto
la scrittrice- perché non voleva ricordare, aveva visto cose terribili e voleva
rimuovere tutto. Le ho chiesto se avevano torturata mia figlia ma non mi ha risposto.
La detenzione di Franca durò pochissimo. A un mese dal suo arresto lei e molti
altri vennero eliminati per far posto a coloro che sarebbero arrivati. Nel mio
caso non c’è alcuna speranza di ritrovare neanche il suo corpo, mia figlia è stata
buttata giù da un aereo, buttata a mare”.
Detto tra noi. La presentazione del libro è stata qui a Milano come nelle altre città spunto
di argomento per parlare del contributo che l’Italia ha versato al “Processo di
riorganizzazione nazionale”, quel progetto che i militari argentini si erano preposti
per rifondare alla base il loro paese: “Da una parte -ha sottolineato la Jarach-
l’elevato numero di desaparecidos e di stessi repressori figli di migranti italiani nel paese sudamericano; dall’altra
parte le grosse responsabilità del governo di Roma e delle sue istituzioni diplomatiche
che appoggiarono i militari obbligavano a fare un libro che parlasse di storie
che dimostrassero l’errore di molti italiani nel pensare a ciò che è avvenuto
in Argentina come qualcosa di molto lontano dalla loro realtà”. “Il Silenzio infranto”
non vuole essere solo una raccolta di storie toccanti e commoventi ma vuole raccontare
l’indifferenza di coloro che nella stanza di tortura non sono mai entrati, dimostrare
che le vicende dei desaparecidos argentini meritano di essere considerate come un capitolo della storia d’Italia:
“interessi economici e politici frenarono azioni diplomatiche e governative presso
il governo militare di Buenos Aires –ha continuato l’autrice- forse molte vite
avrebbero potuto essere salvate”.