scritto per noi
da Gianluca Ursini
“Por
fin va a empezar!” (Alla fine si comincia!). Con questo commento di
vittoria
Jorge Ithurburu, animatore del CenRi (Centro Relazioni Internazionali)
ha
salutato l’udienza preliminare del 26 ottobre tenuta in Roma dal
giudice per le
indagini preliminari Marco Mancinetti. Si è stabilito come anche gli
oppressori argentini Jorge Vildoza, Jorge Acosta, Alfredo Astiz,
Antonio Vanek
e Hector Febrès verranno giudicati dalla giustizia italiana, nella
causa
‘Massera e altri 5’, per la scomparsa e l’omicidio dei tre cittadini
italo-argentini Susanna e Giovanni Pegoraro e Angela Aieta. I militari
erano
stati invitati a comparire al processo, ma hanno dimostrato
“volontà di non presenziare all’udienza”, secondo il gup, una “chiara
volontà di non riconoscere la legittimità del processo e la
giurisdizione
della stessa magistratura italiana”. Verranno giudicati in contumacia.
Assenti o dementi. Resta da definire la posizione processuale
dell’ammiraglio Emilio Massera, uno dei membri della Junta militare che ha terrorizzato il paese latinoamericano dal
marzo 1976 al dicembre 1983; il suo legale ha chiesto di riconoscere ‘l'incapacità
a stare in giudizio’, per infermità mentale.
La cupola del terrore. Adesso
si potranno forse accertare anche le colpe dei militari
che, decidendo ieri di non riconoscere la giustizia italiana, si sono
negati la
possibilità di comparire in giudizio. Tranne Vildoza, latitante da tre
anni,
gli altri (Massera incluso), sono al momento sotto processo anche nel
loro Paese, per i crimini commessi tra le mura della
Scuola Meccanica. Le colpe vanno divise tra ognuno degli imputati. Come
spiega Ithurburu che lavora in italia da anni e ha lottato
per portare avanti queste cause – Massera era membro della giunta
militare e
comandante della Marina . Vildoza era a capo della
struttura militare di comando della Scuola. Vanek era il comandante
delle
operazioni e dei movimenti (quindi anche dei macabri ‘voli della
morte’, in cui
si gettavano in pieno oceano i corpi dei desaparecidos uccisi). Acosta
era a capo
della intelligence militare (in breve: organizzava i sequestri, ndr).
Astiz
eseguiva alcuni omicidi. Febrès era addetto a smistare i bambini
sottratti
alle desaparecidas che partorivano in
carcere.
Tutto da dimostrare.
La perizia medica su Emilio
Massera, presentata anche ai giudici argentini, parla di demenza
senile. Un documento che secondo il Pubblico ministero Francesco
Caporale, “non dimostrerebbe che le incapacità del militare sarebbero
tali da
non poter presenziare un processo, né da essere considerate
definitive”.
L’avvocatessa Luciana Canonica, difensore d’ufficio di Massera, ha
riconosciuto
durante l’udienza che la perizia risale a circa un anno fa, facendo
notare
come nella stessa si specifichi che l’impedimento del militare vada
“monitorato
di trimestre in trimestre”. In base a questi elementi il gup ha deciso
di
rimandare a novembre una nuova perizia: un medico dovrà spiegare che
tipo d’incapacità
comporti la malattia degenerativa addotta dall’ammiraglio. Si riserva di disporre
una nuova perizia per rogatoria
internazionale.
Adesso si comincia. Una
soddisfazione enorme per gli avvocati delle parti civili che rappresentano le
famiglie delle vittime, Marcello Gentili e Giancarlo
Maniga, che già avevano rappresentato le famiglie delle vittime nel primo
processo italiano contro i represores. Maniga ha parlato con PeaceReporter di “una giornata decisiva perché
i militari sono diventati parte accusata nel processo. Finora non era chiara la
loro posizione perché si trovavano agli arresti nel loro Paese, ma il loro rifiuto
ha
convinto il giudice a procedere in loro assenza”. Per l’avvocato Gentili
“stiamo arrivando alle conseguenze di un lavoro durato 17 anni. La mia prima
richiesta di istradare un processo contro gli accusati condannati dalla
Cassazione nel marzo 2004 in forma definitiva risale al 28 settembre 1988, di
fronte al giudice istruttore Renato Squillante. Abbiamo stentato molti anni a
trovare dei giudici disposti ad andare al processo. Dall’Argentina protestavano
dicendo che i militari erano già stati giudicati, ma essere stati ‘indultados’
non vuol dire aver affrontato un processo”.
Avvocati d'impegno. Gentili
fu contattato dalla milanese ‘Lega dei diritti dei Popoli’;
conosciuto per il suo impegno civile, aveva difeso le famiglie delle
vittime della strage di Piazza Fontana, o nel processo a Erich Priebke
i
familiari delle vittime della strage delle Fosse Ardeatine. Poi, un
lungo impegno per far processare i militari argentini. “In questa udienza
i
militari hanno ripetuto
l’errore del primo processo: rifiutandosi di comparire, permettono che
li si
giudichi in loro assenza”.
Già condannati. Il primo processo, istruito nel 2000, vide accusati sette militari argentini
.
Furono giudicati colpevoli dell’omicidio di 7 argentini di passaporto italiano,
con sentenza definitiva di
Cassazione nel marzo 2004: ergastolo per i generali Santiago Omar Riverso
e Carlos Guillermo Suarez Mason, colpevoli di aver pianificato gli assassinii.
Altri 5 militari furono condannati a 24 anni di
reclusione.