27/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



A Nalchik, duemila arresti 15 giorni. E torture per estorcere false confessioni
A due settimane dai sanguinosi fatti di Nalchik, capitale della repubblica russo-caucasica della Cabardino-Balcaria attaccata il 13 ottobre da un gruppo di guerriglieri islamici, arrivano le prime drammatiche denunce di quello che molti temevano: su ordine di Mosca le autorità locali hanno scatenato una durissima repressione poliziesca con arresti di massa (oltre duemila finora) e sistematico ricorso alla tortura per estorcere false confessioni di colpevolezza. A darne notizia una fonte non sospetta: un locale attivista politico del partito del presidente russo Putin, Russia Unita, che è stato arrestato e ha visto con i propri occhi quello che sta succedendo dentro le prigioni di Nalchik
 
Arresto di un militante a Nalchik“Berrai il sangue dei tuoi amici”. Ramazan Tembotov, in un’intervista a Gazeta.ru, ha raccontato che domenica 23 ottobre stava camminando per Nalchik quando è stato arrestato senza motivo. “Agenti con il passamontagna si sono avvicinati a me e mi hanno immobilizzato a terra senza darmi spiegazioni e coprendomi di insulti. Per fortuna sono riuscito a chiamare un mio amico ai servizi segreti, che evidentemente si è mosso per tirarmi fuori dai guai. Mi hanno portato in prigione, mi hanno maltrattato ma dopo avermi riconosciuto non è stata usata violenza nei miei confronti. Ho avuto comunque modo di vedere quello che succedeva nelle stanze e nelle celle agli altri detenuti: venivano torturati come nemmeno la Gestapo faceva! Nessun avvocato presente, nessun interrogatorio, solo torture. Torture che duravano fino a quando il detenuto non diceva di essere colpevole e non faceva i nomi di altre persone. Sono rimasto in quell’inferno per 24 ore. Quando ho chiesto da bere perché avevo sete, un poliziotto mi ha risposto: ‘Niente acqua, ma potrai dissetarti con il sangue dei tuoi amici”.
 
Interrogatorio di un prigionieroDuemila arresti in due settimane. “Dal 13 ottobre in poi – continua a raccontare Tembotov – sono state arrestate almeno duemila persone a Nalchik, stando al numero delle denunce sporte delle madri dei ragazzi prelevati dalla polizia durante i rastrellamenti o fermati per la strada. Denunce che nessuno qui, nel governo locale, sembra minimamente intenzionato a prendere in considerazione. Le forze dell’ordine locali arrestano tutti i praticanti musulmani locali, tutti quelli che frequentano le moschee, tutti quelli che in passato hanno criticato il governo e chiunque abbia anche una minima macchia sulla propria fedina penale. E se non bastano, arrestano gente a caso. Il loro obiettivo è raggiungere il numero di arresti e di confessioni di ‘terrorismo’ prefissate da Mosca. E pur di farlo, non esitano a ricorrere alla tortura per ottenere false confessioni”.
 
Fedeli in una moschea di NalchikTrasformare detenuti comuni in terroristi. La clamorosa denuncia di Tembotov era stata preceduta la scorsa settimana da una notizia riportata dal sito islamico russo Islam.ru in cui si leggeva che, proprio per raggiungere la quota prefissata di confessioni di terrorismo, anche i detenuti comuni che già stavano scontando una pena prima dei fatti del 13 ottobre, ora vengono torturati per convincerli a confessare la loro appartenenza a gruppi estremisti islamici. Una pratica che, a quanto pare, è stata autorizzata dall’amministrazione repubblicana della Cabardino-Balcaria. I fatti si riferiscono alla colonia penale di Kamenka e sono stati denunciati dall’avvocato Valery Khatazhukov, il quale ha raccolto le denunce dei familiari di alcuni di questi detenuti. I loro nomi sono Alexey Zaharov, Denis Kosenko, Atmir Karatsukov, Alim Khubiyev, Rustam Khaynazarov e Rajj Bulatov. “Azioni illegali che non contribuiscono in alcun modo alla stabilizzazione della situazione”, ha commentato l’avvocato Khatazhukov.
 
Repubbliche russe del CaucasoMusulmani arrestati e torturati anche in Adigezia. Questo provocatorio atteggiamento persecutorio delle autorità russe verso le comunità islamiche locali non fa che radicalizzare la conflittualità latente in queste regioni. E la cosa più grave è che questo avviene non solo là dove si sono già verificati scontri armati e attacchi terroristici, ma anche in quelle poche aree del Caucaso russo che sono rimaste, almeno per ora, immuni dal ‘contagio ceceno’, vale a dire la repubblica della Karachievo-Circassia e la regione del Krasnodar. Il 22 ottobre la polizia ha arrestato l’imam e i fedeli che uscivano dalla moschea di Maikop, capoluogo dell’Adigezia, provincia circassa nel cuore del Krasnodar. I detenuti sono stati portati in prigione, costretti a spogliarsi, picchiati e torturati per tutta la notte per far sì che confessassero di appartenere a ‘gruppi estremisti’. L’accusa con cui sono stati arrestati è che portavano tutti la barba lunga. Poi sono stati anche incriminati per ‘teppismo’. La locale comunità islamica ha dichiarato che questa azione è stata condotta su ordine di Mosca in relazione ai fatti di Nalchik. Fatti che, così, rischiano fortemente di ripetersi. 

Enrico Piovesana

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