27/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Australia, la nuova legge anti-terrorismo aumenta i poteri della polizia
Il centro di permanenza temporanea di Baxter, nel deserto australianoE’ dura essere un immigrato in Australia, e potrebbe esserlo ancora di più se il nuovo pacchetto anti-terrorismo del governo conservatore di John Howard diventerà legge. Mentre il difensore civico del Commonwealth ha scoperto che centinaia di persone potrebbero essere state erroneamente detenute per mesi, e in alcuni casi per anni, in relazione alle norme sull’immigrazione, la prossima settimana sarà discussa in fretta e furia in Parlamento la proposta di legge che amplierebbe, in nome della sicurezza nazionale, i poteri delle forze di polizia a scapito delle libertà personali. Con misure che già fanno rizzare i capelli ai critici, come la libertà di sparare per uccidere e il fermo di 15 giorni senza un’accusa.
 
Vivian Alvarez, cittadina australiana, è stata deportata per errore per quattro anniDetenuti per errore. Con l’opposizione già in allarme per la decisione con cui il governo intende far passare la legge, a rubare la scena ci hanno pensato le 222 detenzioni su cui indaga l’ombudsman John McMillan: sono i sospetti casi di persone incarcerate per possibili errori del dipartimento all’immigrazione. Tra queste, una è stata in prigione per sette anni, un'altra per sei, una per quattro, mentre dodici persone sono rimaste dietro le sbarre per un periodo che va da due a tre anni. Cumulati tra loro, fanno 75 anni di detenzione. Tra le ragioni che hanno portato ai possibili errori, 51 volte sarebbe colpa della sbagliata interpretazione della legge, e in 14 occasioni si tratterebbe di un errore del dipartimento nel descrivere lo status dell’immigrante. L’indagine del difensore civico è partita dopo i celebri casi di Cornelia Rau e Vivian Alvarez: la prima è una cittadina tedesca con problemi di schizofrenia detenuta per 10 mesi in un centro di permanenza temporanea, la seconda è una filippina naturalizzata australiana deportata per errore nel suo paese natale e lì rimasta per quattro anni. Il rapporto finale di McMillan sarà rilasciato non prima dell’inizio del prossimo anno.
 
Il primo ministro John HowardUna legge di corsa. La settimana prossima, invece, sarà quella della verità per la nuova legge-antiterrorismo. Il governo Howard vorrebbe farla approvare il prima possibile, per ragioni di sicurezza nazionale: “In tempi pericolosi come questi, c’è bisogno di una risposta ampia e forte”, ha spiegato il primo ministro. Ma l’opposizione insorge: la legge sarà presentata in Parlamento martedì 1 novembre, il “Melbourne Cup Day”. Non un dì qualunque in Australia, ma “il giorno che ferma una nazione” com’è soprannominato. La Melbourne Cup è infatti una corsa di cavalli seguitissima, senza dubbio il più importante appuntamento sportivo del Paese. Le fabbriche e molti negozi chiudono, sono tutti incollati alle tv. Almeno quest’anno, però, il Parlamento lavorerà. Il governo intende forzare i tempi del dibattito. Invece delle due settimane di prassi, intende concedere all’opposizione solo dieci minuti per esaminare il testo del provvedimento.
 
L'opposizione avrà solo dieci minuti di tempo per visionare il testo e proporre modificheLe nuove norme. L’opposizione è insorta parlando di “incredibile abuso del potere” e di norme “draconiane”. Le misure controverse, che hanno già provocato le proteste di alcuni giuristi e gruppi per i diritti umani, abbondano: si va dalla possibilità di detenere un sospetto fino a due settimane senza formulare un’accusa specifica, all’ergastolo per chiunque finanzi organizzazioni di militanti, alla licenza di sparare per uccidere data alla polizia. Se l’opzione fosse praticabile, gli agenti dovrebbero ordinare a un sospetto di arrendersi. Ma nulla vieterebbe loro di fare fuoco se lo ritengono necessario. Ma l’effetto più paradossale delle nuove norme sarebbe un altro: per motivi di segretezza, se un adolescente tra i 16 e i 18 anni fosse detenuto come sospetto in base alla nuova legge, e quindi per un massimo di due settimane, solo un genitore verrebbe informato dalle autorità e potrebbe visitare il figlio. Se questo genitore rivelasse all’altro dove si trova il giovane, rischierebbe una pena di cinque anni di carcere.

Alessandro Ursic

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