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E’ dura essere un immigrato in Australia, e potrebbe esserlo ancora di più se
il nuovo pacchetto anti-terrorismo del governo conservatore di John Howard diventerà
legge. Mentre il difensore civico del Commonwealth ha scoperto che centinaia di
persone potrebbero essere state erroneamente detenute per mesi, e in alcuni casi
per anni, in relazione alle norme sull’immigrazione, la prossima settimana sarà
discussa in fretta e furia in Parlamento la proposta di legge che amplierebbe,
in nome della sicurezza nazionale, i poteri delle forze di polizia a scapito delle
libertà personali. Con misure che già fanno rizzare i capelli ai critici, come
la libertà di sparare per uccidere e il fermo di 15 giorni senza un’accusa.
Detenuti per errore. Con l’opposizione già in allarme per la decisione con cui il governo intende
far passare la legge, a rubare la scena ci hanno pensato le 222 detenzioni su
cui indaga l’ombudsman John McMillan: sono i sospetti casi di persone incarcerate per possibili errori
del dipartimento all’immigrazione. Tra queste, una è stata in prigione per sette
anni, un'altra per sei, una per quattro, mentre dodici persone sono rimaste dietro
le sbarre per un periodo che va da due a tre anni. Cumulati tra loro, fanno 75
anni di detenzione. Tra le ragioni che hanno portato ai possibili errori, 51 volte
sarebbe colpa della sbagliata interpretazione della legge, e in 14 occasioni si
tratterebbe di un errore del dipartimento nel descrivere lo status dell’immigrante.
L’indagine del difensore civico è partita dopo i celebri casi di Cornelia Rau
e Vivian Alvarez: la prima è una cittadina tedesca con problemi di schizofrenia
detenuta per 10 mesi in un centro di permanenza temporanea, la seconda è una filippina
naturalizzata australiana deportata per errore nel suo paese natale e lì rimasta
per quattro anni. Il rapporto finale di McMillan sarà rilasciato non prima dell’inizio
del prossimo anno.
Una legge di corsa. La settimana prossima, invece, sarà quella della verità per la nuova legge-antiterrorismo.
Il governo Howard vorrebbe farla approvare il prima possibile, per ragioni di
sicurezza nazionale: “In tempi pericolosi come questi, c’è bisogno di una risposta
ampia e forte”, ha spiegato il primo ministro. Ma l’opposizione insorge: la legge
sarà presentata in Parlamento martedì 1 novembre, il “Melbourne Cup Day”. Non
un dì qualunque in Australia, ma “il giorno che ferma una nazione” com’è soprannominato.
La Melbourne Cup è infatti una corsa di cavalli seguitissima, senza dubbio il
più importante appuntamento sportivo del Paese. Le fabbriche e molti negozi chiudono,
sono tutti incollati alle tv. Almeno quest’anno, però, il Parlamento lavorerà.
Il governo intende forzare i tempi del dibattito. Invece delle due settimane di
prassi, intende concedere all’opposizione solo dieci minuti per esaminare il testo
del provvedimento.
Le nuove norme. L’opposizione è insorta parlando di “incredibile abuso del potere” e di norme
“draconiane”. Le misure controverse, che hanno già provocato le proteste di alcuni
giuristi e gruppi per i diritti umani, abbondano: si va dalla possibilità di detenere
un sospetto fino a due settimane senza formulare un’accusa specifica, all’ergastolo
per chiunque finanzi organizzazioni di militanti, alla licenza di sparare per
uccidere data alla polizia. Se l’opzione fosse praticabile, gli agenti dovrebbero
ordinare a un sospetto di arrendersi. Ma nulla vieterebbe loro di fare fuoco se
lo ritengono necessario. Ma l’effetto più paradossale delle nuove norme sarebbe
un altro: per motivi di segretezza, se un adolescente tra i 16 e i 18 anni fosse
detenuto come sospetto in base alla nuova legge, e quindi per un massimo di due
settimane, solo un genitore verrebbe informato dalle autorità e potrebbe visitare
il figlio. Se questo genitore rivelasse all’altro dove si trova il giovane, rischierebbe
una pena di cinque anni di carcere.Alessandro Ursic