27/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il re concede un'amnistia e i ribelli trattano con i principali partiti
  membri del partito comunista nepalese
Il governo nepalese, di cui è capo assoluto il re Gyanendra, ha offerto l’amnistia ai ribelli di ispirazione maoista che si arrenderanno entro metà gennaio 2006. “Un’altra mossa per indebolire le fila della guerriglia, che intanto è riuscita a trattare con i principali partiti nepalesi”, spiega Barbara Monachesi di Amnesty International. Negli ultimi mesi i ribelli hanno avuto la meglio anche sull’esercito governativo, arrivando a controllare gran parte delle campagne. La Monachesi fa il punto su una guerra che dura dal 1996 e finora ha causato 12mila morti.
 
Cosa significa l’offerta di amnistia da parte del governo ai maoisti?
Il governo aveva già usato questa carta in un’altra occasione, convincendo alcune migliaia di maoisti ad arrendersi. La situazione è delicata perché, per la prima volta nella storia della guerra, il 3 settembre scorso i maoisti hanno dichiarato un cessate il fuoco unilaterale. Prima erano stati dichiarati altri tre cessate il fuoco, ma bilaterali e quindi legati a un tentativo di dialogo sia da parte dei ribelli sia da parte del governo. In questo caso, invece, il leader ribelle Prachanda ha dichiarato che la tregua unilaterale non va intesa come un atto di debolezza verso il re.
Cosa ha spinto allora i maoisti a dichiarare il cessate il fuoco?
La tregua unilaterale sarebbe la condizione necessaria per avviare le trattative con i sette partiti più rappresentativi del Paese ed esclusi dal governo. Questi ultimi chiedono che il cessate il fuoco venga prolungato oltre dicembre e in cambio hanno preso in considerazione per la prima volta la richiesta dei maoisti di modificare la Costituzione per trasformare la monarchia nepalese in una repubblica.
I maoisti insomma guadagnano consensi. Per questo l’amnistia del re?
Gyanendra vuole indebolire le fila dei ribelli che sono ormai sempre più numerose.
In passato, però, l’amnistia non ha funzionato, perché i nuovi arruolati sono più degli arresi…
Allora si erano arresi 4mila maoisti, ma bisogna tener conto dei ri-arresti. Ovvero il governo può consentire la scarcerazione di una persona scomoda per poi arrestarla di nuovo all’uscita del tribunale che l’ha appena assolta. Insomma per migliaia di amnistiati, ce ne sono altre migliaia incarcerati. Ciò mina la credibilità dell’amnistia ed è difficile prevedere quale trattamento sarà riservato a coloro che decideranno di consegnare le armi.
 
CartinaE’ possibile che la tregua unilaterale sia prolungata?
Gli accordi tra maoisti e partiti fanno ben sperare che il cessate il fuoco continui. Tutto dipende dal comportamento dei partiti, che al tavolo delle trattative si devono mostrare più seri del re agli occhi dei guerriglieri.
Ma la tregua è stata rispettata in questi mesi?
Non del tutto. Sono continuati i rapimenti di massa da parte dei ribelli per reclutare persone a fini rieducativi. Subito dopo la proclamazione della tregua sono stati reclutati 109 studenti in un distretto remoto. Ed è chiaro che, essendo un’iniziativa unilaterale, se le forze governative attaccheranno, i ribelli non staranno a guardare.
 
Dopo la censura ai mezzi di comunicazione imposta dal re nel febbraio scorso è molto difficile avere notizie di scontri…
Le notizie che ci arrivano sono sempre parziali, ma c’è anche un altro dato: il Nepal è prevalentemente montagnoso e non sappiamo di preciso cosa accade nelle zone rurali. Qui può darsi che non si sia neanche al corrente del cessate il fuoco.
Un processo di pace che coinvolga anche il re è sempre più lontano?
Sì. Dal febbraio scorso, dopo che il sovrano ha licenziato il governo e preso il potere assoluto, la situazione è notevolmente deteriorata. La censura contro i mass media è un fatto grave, ma la società civile ha reagito con numerose manifestazioni dimostrando di essere piuttosto viva, soprattutto a Kathmandu. Il re si è fatto ormai molti nemici.
 
 
 

Francesca Lancini

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