Il governo nepalese, di cui è capo assoluto il re Gyanendra,
ha offerto l’amnistia ai ribelli di ispirazione maoista che si arrenderanno
entro metà gennaio 2006. “Un’altra mossa per indebolire le fila della
guerriglia, che intanto è riuscita a trattare con i principali partiti nepalesi”,
spiega Barbara Monachesi di Amnesty International. Negli ultimi mesi i ribelli
hanno avuto la meglio anche sull’esercito governativo, arrivando a controllare
gran parte delle campagne. La Monachesi fa il punto su una guerra che dura dal
1996 e finora ha causato 12mila morti.
Cosa significa
l’offerta di amnistia da parte del governo ai maoisti?
Il governo aveva già usato questa carta in un’altra
occasione, convincendo alcune migliaia di maoisti ad arrendersi. La situazione
è
delicata perché, per la prima volta nella storia della guerra, il 3 settembre
scorso i maoisti hanno dichiarato un cessate il fuoco unilaterale. Prima erano
stati dichiarati altri tre cessate il fuoco, ma bilaterali e quindi legati a un
tentativo di dialogo sia da parte dei ribelli sia da parte del governo. In
questo caso, invece, il leader ribelle Prachanda ha dichiarato che la tregua
unilaterale non va intesa come un atto di debolezza verso il re.
Cosa ha spinto allora
i maoisti a dichiarare il cessate il fuoco?
La tregua unilaterale sarebbe la condizione necessaria per avviare
le trattative con i sette partiti più rappresentativi del Paese ed esclusi dal
governo. Questi ultimi chiedono che il cessate il fuoco venga prolungato oltre
dicembre e in cambio hanno preso in considerazione per la prima volta la
richiesta dei maoisti di modificare la Costituzione per trasformare la
monarchia nepalese in una repubblica.
I
maoisti insomma guadagnano consensi. Per questo l’amnistia del re?
Gyanendra vuole indebolire le fila dei ribelli che sono
ormai sempre più numerose.
In passato, però,
l’amnistia non ha funzionato, perché i nuovi arruolati sono più degli arresi…
Allora si erano arresi 4mila maoisti, ma bisogna tener conto
dei ri-arresti. Ovvero il governo può consentire la scarcerazione di una persona
scomoda per poi arrestarla di nuovo all’uscita del tribunale che l’ha appena
assolta. Insomma per migliaia di amnistiati, ce ne sono altre migliaia
incarcerati. Ciò mina la credibilità dell’amnistia ed è difficile prevedere
quale trattamento sarà riservato a coloro che decideranno di consegnare le
armi.
E’ possibile che la
tregua unilaterale sia prolungata?
Gli accordi tra maoisti e partiti fanno ben sperare che il
cessate il fuoco continui. Tutto dipende dal comportamento dei partiti, che al
tavolo delle trattative si devono mostrare più seri del re agli occhi dei guerriglieri.
Ma la tregua è stata
rispettata in questi mesi?
Non del tutto. Sono continuati i rapimenti di massa da parte
dei ribelli per reclutare persone a fini rieducativi. Subito dopo la
proclamazione della tregua sono stati reclutati 109 studenti in un distretto
remoto. Ed è chiaro che, essendo un’iniziativa unilaterale, se le forze
governative attaccheranno, i ribelli non staranno a guardare.
Dopo la censura ai
mezzi di comunicazione imposta dal re nel febbraio scorso è molto difficile
avere notizie di scontri…
Le notizie che ci arrivano sono sempre parziali, ma c’è
anche un altro dato: il Nepal è prevalentemente montagnoso e non sappiamo di
preciso cosa accade nelle zone rurali. Qui può darsi che non si sia neanche al
corrente del cessate il fuoco.
Un processo di pace
che coinvolga anche il re è sempre più lontano?
Sì. Dal febbraio scorso, dopo che il sovrano ha licenziato
il governo e preso il potere assoluto, la situazione è notevolmente
deteriorata. La censura contro i mass media è un fatto grave, ma la società
civile ha reagito con numerose manifestazioni dimostrando di essere piuttosto
viva, soprattutto a Kathmandu. Il re si è fatto ormai molti nemici.