
Tutto è bene quel che finisce
bene, almeno per Wouter Basson. L’Alta Corte di
Pretoria ha messo la parola fine ai procedimenti giudiziari contro l’ex
direttore del programma militare chimico e batteriologico in Sudafrica durante
l’apartheid. Non sono bastate le dichiarazioni davanti alla Cvr (Commissione
per la Verità e Riconciliazione) di 153 testimoni, che hanno riferito dei
brutali esperimenti condotti contro la popolazione nera durante gli anni ’80
dal “dottor Morte” locale. Più di tutto ha potuto la ragion di stato che
preferisce non sollevare il coperchio sui segreti militari di un regime che, in
quanto a operazioni sporche, non è mai stato secondo a nessuno.
Project Coast. La brillante carriera del dottor Basson conosce il
suo apice durante gli anni ’80: il regime sudafricano è sempre più minacciato
dalla decolonizzazione africana che bussa alle porte del paese, mentre le
autorità di Pretoria sono impelagate in una guerra inconcludente contro le
truppe comuniste in Angola e Namibia. Per conservare le redini del potere a
Pretoria si è disposti a tutto, anche a sviluppare un programma chimico e
batteriologico che si avvale dell’esperienza e della collaborazione dei servizi
segreti britannici, americani e francesi. Senza contare le collaborazioni
saltuarie con Libia, Iraq e Israele, con il quale il Sudafrica intrattiene
legami anche per i programmi nucleari che portano entrambi i paesi a dotarsi di
bombe atomiche. In questo contesto Basson, come da lui stesso ammesso davanti
alla Cvr, riceve dal governo l’incarico di sviluppare un programma chimico
denominato “Project Coast”.
Esperimenti e cavie. In cosa consista questo progetto lo
sveleranno i 153 testimoni davanti alla Cvr. Tra questi anche membri “pentiti”
del regime dell’apartheid e del Ccb (Covert Cooperation Bureau), incaricati di
svolgere materialmente la maggior parte del “lavoro sporco” ideato nei
laboratori di Roodeplaat, alla periferia di Pretoria. Il “Project Coast” porta
avanti progetti per sviluppare virus dannosi solo per la popolazione nera. Agli
uomini-cavia, viene fatto di tutto: legati agli alberi, vengono cosparsi di un
veleno gelatinoso che uccide in una notte. Se la mattina sono ancora vivi,
vengono caricati su un aereo e scaricati nell’oceano nella migliore tradizione
dei “desaparecidos” sudamericani. Ma il programma prevede anche la sterilizzazione
forzata delle donne di colore, lo spaccio di ecstasy e altre droghe negli
“slums”, studi per favorire epidemie di colera, botulino e salmonella con
bacilli nascosti in cioccolatini. Oltre a progetti alla 007 con armi biologiche
nascoste in ombrelli e altri oggetti di uso comune.
Tempi bui. Ma anche per Basson i bei tempi finiscono. Nel 1994 il
vento cambia e al potere sale l’Anc (African National Congress) di Mandela. I
tentativi di insabbiare le attività del dottore, che rimane comunque nell’esercito,
non vanno a buon fine. Basson nel 1997 viene arrestato dopo che nella sua casa
vengono rinvenute quantità industriali di ecstasy e “mantrax”, una potente
droga importata clandestinamente dalla Russia (sembra con l’aiuto dei servizi
segreti svizzeri) e “sparata” durante le manifestazioni contro la popolazione
nera. Nel 1998 cominciano le audizioni davanti alla Cvr, dove Basson tenta di
nascondere le sue attività e di difendere il suo operato, arrivando a sostenere
di aver salvato Mandela dai membri più radicali dell’Anc che avrebbero voluto
ucciderlo. Il suo rifiuto però di confessare e chiedere l’amnistia fa scattare
il procedimento giudiziario. Dopo più di 3 anni Basson viene scagionato da 46
capi d’accusa, tra cui quelli di omicidio e truffa. Ma molte ombre pesano sul
processo, viste le origini del giudice (parente di un politico
ultraconservatore bianco e scelto durante l’apartheid) e visto che i Cd-Rom con
i risultati delle ricerche scientifiche del “Project Coast” scompaiono
misteriosamente. Nessuno scandalo d’altronde: i segreti che custodisce Basson
sono troppo scomodi, tanto che poco prima del cambio di regime nel 1994 sembra
che la Cia abbia suggerito ai sudafricani di “eliminare” l’uomo. Ironia
della sorte: essendo Basson ancora dipendente statale, la sua difesa (costata
milioni di dollari) viene pagata dalle nuove autorità sudafricane.
Nessuna
giustizia. Il caso Basson si è chiuso definitivamente una
settimana fa, con la decisione di non perseguirlo neanche per i
crimini commessi contro gli stranieri, in particolare contro i guerriglieri
namibiani e angolani. Il dottore può così dedicarsi alla sua nuova attività di
cardiologo e attaccare i suoi accusatori sostenendo che i soldi spesi per il
suo processo avrebbero potuto essere destinati ai programmi di ricerca contro
l’Aids. Una cifra comunque irrisoria se confrontata con “l’assegno in bianco”
concessogli
dal regime sudafricano durante i più begli anni della sua carriera.