31/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Libero il direttore del programma batteriologico sudafricano
Il dottor Wouter BassonTutto è bene quel che finisce bene, almeno per Wouter Basson. L’Alta Corte di Pretoria ha messo la parola fine ai procedimenti giudiziari contro l’ex direttore del programma militare chimico e batteriologico in Sudafrica durante l’apartheid. Non sono bastate le dichiarazioni davanti alla Cvr (Commissione per la Verità e Riconciliazione) di 153 testimoni, che hanno riferito dei brutali esperimenti condotti contro la popolazione nera durante gli anni ’80 dal “dottor Morte” locale. Più di tutto ha potuto la ragion di stato che preferisce non sollevare il coperchio sui segreti militari di un regime che, in quanto a operazioni sporche, non è mai stato secondo a nessuno.
 
Project Coast. La brillante carriera del dottor Basson conosce il suo apice durante gli anni ’80: il regime sudafricano è sempre più minacciato dalla decolonizzazione africana che bussa alle porte del paese, mentre le autorità di Pretoria sono impelagate in una guerra inconcludente contro le truppe comuniste in Angola e Namibia. Per conservare le redini del potere a Pretoria si è disposti a tutto, anche a sviluppare un programma chimico e batteriologico che si avvale dell’esperienza e della collaborazione dei servizi segreti britannici, americani e francesi. Senza contare le collaborazioni saltuarie con Libia, Iraq e Israele, con il quale il Sudafrica intrattiene legami anche per i programmi nucleari che portano entrambi i paesi a dotarsi di bombe atomiche. In questo contesto Basson, come da lui stesso ammesso davanti alla Cvr, riceve dal governo l’incarico di sviluppare un programma chimico denominato “Project Coast”.
 
Un cartello vieta l'accesso dei neri a una spiaggia durante l'apartheidEsperimenti e cavie. In cosa consista questo progetto lo sveleranno i 153 testimoni davanti alla Cvr. Tra questi anche membri “pentiti” del regime dell’apartheid e del Ccb (Covert Cooperation Bureau), incaricati di svolgere materialmente la maggior parte del “lavoro sporco” ideato nei laboratori di Roodeplaat, alla periferia di Pretoria. Il “Project Coast” porta avanti progetti per sviluppare virus dannosi solo per la popolazione nera. Agli uomini-cavia, viene fatto di tutto: legati agli alberi, vengono cosparsi di un veleno gelatinoso che uccide in una notte. Se la mattina sono ancora vivi, vengono caricati su un aereo e scaricati nell’oceano nella migliore tradizione dei “desaparecidos” sudamericani. Ma il programma prevede anche la sterilizzazione forzata delle donne di colore, lo spaccio di ecstasy e altre droghe negli “slums”, studi per favorire epidemie di colera, botulino e salmonella con bacilli nascosti in cioccolatini. Oltre a progetti alla 007 con armi biologiche nascoste in ombrelli e altri oggetti di uso comune.
 
Tempi bui. Ma anche per Basson i bei tempi finiscono. Nel 1994 il vento cambia e al potere sale l’Anc (African National Congress) di Mandela. I tentativi di insabbiare le attività del dottore, che rimane comunque nell’esercito, non vanno a buon fine. Basson nel 1997 viene arrestato dopo che nella sua casa vengono rinvenute quantità industriali di ecstasy e “mantrax”, una potente droga importata clandestinamente dalla Russia (sembra con l’aiuto dei servizi segreti svizzeri) e “sparata” durante le manifestazioni contro la popolazione nera. Nel 1998 cominciano le audizioni davanti alla Cvr, dove Basson tenta di nascondere le sue attività e di difendere il suo operato, arrivando a sostenere di aver salvato Mandela dai membri più radicali dell’Anc che avrebbero voluto ucciderlo. Il suo rifiuto però di confessare e chiedere l’amnistia fa scattare il procedimento giudiziario. Dopo più di 3 anni Basson viene scagionato da 46 capi d’accusa, tra cui quelli di omicidio e truffa. Ma molte ombre pesano sul processo, viste le origini del giudice (parente di un politico ultraconservatore bianco e scelto durante l’apartheid) e visto che i Cd-Rom con i risultati delle ricerche scientifiche del “Project Coast” scompaiono misteriosamente. Nessuno scandalo d’altronde: i segreti che custodisce Basson sono troppo scomodi, tanto che poco prima del cambio di regime nel 1994 sembra che la Cia abbia suggerito ai sudafricani di “eliminare” l’uomo. Ironia della sorte: essendo Basson ancora dipendente statale, la sua difesa (costata milioni di dollari) viene pagata dalle nuove autorità sudafricane.
 
Una seduta della Commissione per la Verità e la RiconciliazioneNessuna giustizia. Il caso Basson si è chiuso definitivamente una settimana fa, con la decisione di non perseguirlo neanche per i crimini commessi contro gli stranieri, in particolare contro i guerriglieri namibiani e angolani. Il dottore può così dedicarsi alla sua nuova attività di cardiologo e attaccare i suoi accusatori sostenendo che i soldi spesi per il suo processo avrebbero potuto essere destinati ai programmi di ricerca contro l’Aids. Una cifra comunque irrisoria se confrontata con “l’assegno in bianco” concessogli dal regime sudafricano durante i più begli anni della sua carriera. 

Matteo Fagotto

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