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Non è servita neanche la
mediazione di Thabo Mbeki lo scorso aprile a rivitalizzare il processo di pace
in Costa d’Avorio. A ormai tre anni dalla fine della guerra vera e propria in
Costa d’Avorio la tensione rimane alta, con i ribelli delle Fn (Forze Nuove)
che rifiutano il disarmo e le elezioni rimandate all’anno prossimo. Lo
schieramento governativo e quello ribelle si organizzano per il 30 ottobre,
atteso dalla popolazione con un misto di timore e rassegnazione. E anche se un
nuovo conflitto sembra un’eventualità remota, non si possono escludere colpi di
mano da una delle due parti.
Ridotti allo stremo. Stessa musica nel nord, dove i ribelli si stanno
preparando a un eventuale attacco. “Spero che le Fn non attacchino, anche
perché non avrebbero possibilità di vittoria” dichiara Madeleine “ma nei giorni
scorsi hanno sequestrato alcune autobotti di benzina per cautelarsi in caso di
guerra. Le Fn sono allo sbando, non c’è più nessun capo che si faccia valere.
Se anche avevano degli ideali all’inizio della guerra, ora si sono ridotte a
bande di criminali comuni che rubano, violentano e saccheggiano. Il loro leader
Soro non si vede mai, è sempre in Burkina Faso, e il potere è passato in mano
a
un pugno di sergenti ignoranti e violenti. Qui la gente aspetta solo la fine
della guerra per vendicarsi dei soprusi dei ribelli.” In due anni di amministrazione
delle Fn in effetti il nord del paese è ridotto allo stremo: luce e acqua sono
garantite e entro breve le scuole dovrebbero riaprire, ma l’economia vive solo
del contrabbando di cacao e legname verso il Burkina Faso. “In due anni hanno
distrutto foreste immense” conferma Madeleine “e la popolazione non ha visto un
soldo. L’unica cosa che abbonda qui sono i soprusi di chi ha un fucile in
mano.”
Una pace
difficile. Ma quali sono le reali prospettive di pace? “Io non
penso che il prossimo anno si terranno le elezioni” dichiara sconsolato Pierre,
“siamo destinati a fare la fine del Congo. Anche perché la comunità internazionale
non è interessata a risolvere il problema: la Francia ha avuto un ruolo molto
ambiguo nel golpe del settembre 2002 e nella guerra civile, mentre i paesi
vicini hanno approfittato della caduta del gigante economico che era la Costa
d’Avorio: il Burkina Faso per il contrabbando di cacao, i porti di Lomé e
Cotonou (in Togo e Benin) per il declino di quello di Abidjan.” Neanche le
forze dell’Onu e i militari francesi che monitorano la zona-cuscinetto sembrano
godere di molta credibilità nel paese. “Oltre a andare con le ragazzine” come
ci dice Madeleine “qui nel nord fanno molto poco.” Intanto, il 30 ottobre si
avvicina sempre più. Con il suo carico di tensioni e paure. Matteo Fagotto