26/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Testimonianze di vita dalla Costa d’Avorio, a pochi giorni dalle elezioni fantasma
Il prossimo 30 ottobre si sarebbero dovute tenere le elezioni presidenziali in Costa d’Avorio, per porre fine alla strana guerra scoppiata nel settembre 2002. Ma lo slittamento di un anno delle consultazioni rimette tutto in forse, anche la pace di facciata che regna nel paese. PeaceReporter ha raccolto le testimonianze di Pierre e Madeleine. Il primo vive nella zona controllata dalle forze governative e la seconda nella parte settentrionale in mano ai ribelli. I due nomi sono inventati, la loro vera identità verrà tenuta segreta per ragioni di sicurezza.
 
Il presidente ivoriano Laurent GbagboNon è servita neanche la mediazione di Thabo Mbeki lo scorso aprile a rivitalizzare il processo di pace in Costa d’Avorio. A ormai tre anni dalla fine della guerra vera e propria in Costa d’Avorio la tensione rimane alta, con i ribelli delle Fn (Forze Nuove) che rifiutano il disarmo e le elezioni rimandate all’anno prossimo. Lo schieramento governativo e quello ribelle si organizzano per il 30 ottobre, atteso dalla popolazione con un misto di timore e rassegnazione. E anche se un nuovo conflitto sembra un’eventualità remota, non si possono escludere colpi di mano da una delle due parti.
 
Calma relativa. “Qui la situazione è calma, anche se per strada si vedono più militari del solito che perquisiscono le auto sospette e il livello di guardia si è alzato. A livello politico è tutto tranquillo, anche perché i comizi sono tenuti solo dalle forze pro-Gbagbo e la televisione è in mano al presidente. L’opposizione può far sentire la sua voce solo tramite i giornali.” Così Pierre descrive la situazione nel sud del paese, dove la calma apparente non deve far dimenticare che “l’esercito è pronto a intervenire nel caso ce ne fosse bisogno. Anche perché qui sono convinti che i ribelli delle Fn non accetteranno mai di andare a elezioni, perché non avrebbero possibilità di vittoria. L’opzione militare è sempre possibile.” Nel caso Gbagbo potrebbe contare sia sull’esercito che sulle milizie dei Jp (Giovani Patrioti) comandati da Charles Blé-Goudé, da molti ritenuto il vero signore di Abidjan.
 
Ribelli delle FnRidotti allo stremo. Stessa musica nel nord, dove i ribelli si stanno preparando a un eventuale attacco. “Spero che le Fn non attacchino, anche perché non avrebbero possibilità di vittoria” dichiara Madeleine “ma nei giorni scorsi hanno sequestrato alcune autobotti di benzina per cautelarsi in caso di guerra. Le Fn sono allo sbando, non c’è più nessun capo che si faccia valere. Se anche avevano degli ideali all’inizio della guerra, ora si sono ridotte a bande di criminali comuni che rubano, violentano e saccheggiano. Il loro leader Soro non si vede mai, è sempre in Burkina Faso, e il potere è passato in mano a un pugno di sergenti ignoranti e violenti. Qui la gente aspetta solo la fine della guerra per vendicarsi dei soprusi dei ribelli.” In due anni di amministrazione delle Fn in effetti il nord del paese è ridotto allo stremo: luce e acqua sono garantite e entro breve le scuole dovrebbero riaprire, ma l’economia vive solo del contrabbando di cacao e legname verso il Burkina Faso. “In due anni hanno distrutto foreste immense” conferma Madeleine “e la popolazione non ha visto un soldo. L’unica cosa che abbonda qui sono i soprusi di chi ha un fucile in mano.”
 
Militari francesi dell'operazione LicorneUna pace difficile. Ma quali sono le reali prospettive di pace? “Io non penso che il prossimo anno si terranno le elezioni” dichiara sconsolato Pierre, “siamo destinati a fare la fine del Congo. Anche perché la comunità internazionale non è interessata a risolvere il problema: la Francia ha avuto un ruolo molto ambiguo nel golpe del settembre 2002 e nella guerra civile, mentre i paesi vicini hanno approfittato della caduta del gigante economico che era la Costa d’Avorio: il Burkina Faso per il contrabbando di cacao, i porti di Lomé e Cotonou (in Togo e Benin) per il declino di quello di Abidjan.” Neanche le forze dell’Onu e i militari francesi che monitorano la zona-cuscinetto sembrano godere di molta credibilità nel paese. “Oltre a andare con le ragazzine” come ci dice Madeleine “qui nel nord fanno molto poco.” Intanto, il 30 ottobre si avvicina sempre più. Con il suo carico di tensioni e paure. 

Matteo Fagotto

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