Afghanistan, condannato per blasfemia perchè criticava la lapidazione delle donne
Mentre la comunità internazionale si felicita per l’elezione
di 68 donne nel futuro parlamento afgano (risultato, per altro, garantito ‘per
legge’ dalla quota di seggi riservati alle candidate) da Kabul arriva una notizia
che dimostra che non basta un’elezione per portare democrazia e rispetto dei
diritti in un Paese come l’Afghanistan.
Ali Mohaqiq Nasab, direttore del
mensile femminile Hoquq-e Zan
(Diritti delle Donne), è stato condannato a due anni di prigione per blasfemia
per
aver pubblicato due articoli in cui si criticavano la fustigazione e la lapidazione
delle donne adultere.
Accuse di blasfemia. Nasab,
50 anni, era stato arrestato il primo ottobre su ordine del consigliere
religioso del presidente Hamid Karzai, Mohaiuddin Baluch, il quale aveva
chiesto alla Corte Suprema di arrestare il giornalista per aver pubblicato articoli
‘anti-islamici’.
In uno di questi articoli si criticavano le interpretazioni più
rigide della sharìa e le punizioni
corporali che su esse si fondano, in particolare quelle riservate alle donne
adultere, solitamente punite con cento frustate o con la lapidazione in
pubblico. Nel pezzo si sosteneva che la legge islamica, se giustamente interpretata,
non
discrimina le donne, non le considera meno degli uomini. A questo proposito veniva
criticato anche l’uso di attribuire più valore alla testimonianza di un uomo
che a quella di una donna.
Nell'altro pezzo incriminato si affermava invece che la conversione di un
islamico a un'altra religione non dovrebbe essere considerata un crimine punito
con la morte.
Una condanna
illegale. “Gli scritti di Ali Mohaqiq Nasab non presentano elementi
di apostasia né di deliberato insulto all’islam, quindi lo giudichiamo non
colpevole, ma gli imponiamo il divieto permanente di ricoprire cariche
dirigenziali di pubblicazioni giornalistiche”. Così il 18 ottobre la
Commissione Stampa afgana assolveva Nasab dalle sue responsabilità penali.
“Secondo
la legge afgana sulla libertà di stampa, un giornalista può essere arrestato e
condannato solo dopo essere stato riconosciuto colpevole dalla Commissione", ha
dichiarato Rahimullah
Samandar, presidente dell’Associazione Indipendente dei Giornalisti Afgani. “Ma
nel caso di Nasab, questa procedura è stata violata, non solo perché è
stato
arrestato su ordine della Corte Suprema, ma soprattutto perché è stato
condannato nonostante il parere contrario della Commissione. Per questo
ora chiederemo l’immediata scarcerazione di Nasab, anche se sarà
difficile che i giudici la concedano”.
A decidere sono gli
Ulema. Il giudice Ansarullah Malawizada, presidente del Tribunale Provinciale
di Kabul che sabato ha condannato Ali Mohaqiq Nasab ha commentato la sentenza
affermando con candore: “Il Consiglio degli Ulema ha inviato una lettera al
Tribunale in cui era scritto che l’imputato doveva essere punito con severità,
e così ho
emesso una condanna a due anni di detenzione”. Dimostrazione del fatto che in
Afghanistan le leggi e i giudici non contano nulla rispetto alle decisioni dei
religiosi conservatori che dominano il Consiglio degli Ulema. Che non sono
eletti da nessuno.