25/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Afghanistan, condannato per blasfemia perchè criticava la lapidazione delle donne
Mentre la comunità internazionale si felicita per l’elezione di 68 donne nel futuro parlamento afgano (risultato, per altro, garantito ‘per legge’ dalla quota di seggi riservati alle candidate) da Kabul arriva una notizia che dimostra che non basta un’elezione per portare democrazia e rispetto dei diritti in un Paese come l’Afghanistan.
Ali Mohaqiq Nasab, direttore del mensile femminile Hoquq-e Zan (Diritti delle Donne), è stato condannato a due anni di prigione per blasfemia per aver pubblicato due articoli in cui si criticavano la fustigazione e la lapidazione delle donne adultere.
 
Ali Mohaqiq NasabAccuse di blasfemia. Nasab, 50 anni, era stato arrestato il primo ottobre su ordine del consigliere religioso del presidente Hamid Karzai, Mohaiuddin Baluch, il quale aveva chiesto alla Corte Suprema di arrestare il giornalista per aver pubblicato articoli ‘anti-islamici’.
In uno di questi articoli si criticavano le interpretazioni più rigide della sharìa e le punizioni corporali che su esse si fondano, in particolare quelle riservate alle donne adultere, solitamente punite con cento frustate o con la lapidazione in pubblico. Nel pezzo si sosteneva che la legge islamica, se giustamente interpretata, non discrimina le donne, non le considera meno degli uomini. A questo proposito veniva criticato anche l’uso di attribuire più valore alla testimonianza di un uomo che a quella di una donna.
Nell'altro pezzo incriminato si affermava invece che la conversione di un islamico a un'altra religione non dovrebbe essere considerata un crimine punito con la morte.
 
Donne afghaneUna condanna illegale. “Gli scritti di Ali Mohaqiq Nasab non presentano elementi di apostasia né di deliberato insulto all’islam, quindi lo giudichiamo non colpevole, ma gli imponiamo il divieto permanente di ricoprire cariche dirigenziali di pubblicazioni giornalistiche”. Così il 18 ottobre la Commissione Stampa afgana assolveva Nasab dalle sue responsabilità penali.
“Secondo la legge afgana sulla libertà di stampa, un giornalista può essere arrestato e condannato solo dopo essere stato riconosciuto colpevole dalla Commissione", ha dichiarato Rahimullah Samandar, presidente dell’Associazione Indipendente dei Giornalisti Afgani. “Ma nel caso di Nasab, questa procedura è stata violata, non solo perché è stato arrestato su ordine della Corte Suprema, ma soprattutto perché è stato condannato nonostante il parere contrario della Commissione. Per questo ora chiederemo l’immediata scarcerazione di Nasab, anche se sarà difficile che i giudici la concedano”.
 
Donne afghaneA decidere sono gli Ulema. Il giudice Ansarullah Malawizada, presidente del Tribunale Provinciale di Kabul che sabato ha condannato Ali Mohaqiq Nasab ha commentato la sentenza affermando con candore: “Il Consiglio degli Ulema ha inviato una lettera al Tribunale in cui era scritto che l’imputato doveva essere punito con severità, e così ho emesso una condanna a due anni di detenzione”. Dimostrazione del fatto che in Afghanistan le leggi e i giudici non contano nulla rispetto alle decisioni dei religiosi conservatori che dominano il Consiglio degli Ulema. Che non sono eletti da nessuno.
 

Enrico Piovesana

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