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Venire e andare. Premiato nel 2004 come miglior album a fumetti al prestigioso festival di Angoulème,
“Pollo alle prugne” è un racconto triste ma non rassegnato, narrato con ironia
e levità. In una composizione della tavola che rimanda agli schemi classici dell’arte
persiana e che racchiude un bianco e nero marcato ed espressivo, la narrazione
della Satrapi si snoda di continuo tra flashback e balzi in avanti, digressioni
ed ellissi. Nasser Alì Khan, prozio di Marjane, ripercorre le tappe salienti della
sua vita consumandone gli ultimi giorni. I suoi ricordi si mischiano così a visioni
del futuro e a conversazioni con i morti. Riviviamo con lui l’affetto per la figlia
prediletta, la piccola Farzaneh, la cui rassomiglianza fisica con il padre rievoca
una affinità caratteriale che la segnerà tutta la vita. Veniamo a conoscenza del
rapporto problematico con la madre, che Nasser Alì egoisticamente non voleva lasciare
morire quando si ammalò di un male incurabile. Pregò per lei ogni notte, finché lei
stessa non gli chiese di suonare una musica che le facesse raggiungere serenamente
l’altro mondo. Ora Nasser Alì sta per ritrovarla, invocando per sé una morte che
non arriva mai. Amici e famigliari provano a sollevarlo come possono, ricordandogli
antiche glorie o richiamandolo alle sue responsabilità. La moglie gli prepara
il suo piatto preferito, quel pollo alle prugne che tuttavia ora si rifiuta persino
di assaggiare. Nessuno può spiegarsi perché lo faccia: la distruzione del suo
tar non sembra una ragione sufficiente. L’animo di Nasser Alì somiglia alla storia
di quell’elefante che al buio nessuno riesce a riconoscere. C’è chi lo scambia
per un tubo, un ventaglio o una sedia, ma nessuno riesce a cogliere la verità
finché non la vede alla luce, per intera. La verità di Nasser Alì è una sola,
cupa e rassegnata come quella del suo Paese. Il fallimento della politica indipendentista
di Mossadegh, soffocata nell’agosto 1953 con un colpo di stato, ha tolto agli
iraniani progressisti ogni fiducia nel futuro. Con quale spirito si può continuare
a vivere, a provare piacere nelle cose di ogni giorno? Sposato da anni con una
donna che non ama, e senza nemmeno il gusto di suonare come faceva un tempo, Nasser
Alì passa gli ultimi istanti di vita a rievocare il suo unico episodio di vera
gioia, la relazione fallita con Irâne, simbolo della propria sconfitta esistenziale
e della propria fortuna come musicista. Forse è per lei che decide di morire,
per quell’incontro fortuito con una donna che un tempo l'aveva molto amato, e
che oggi inspiegabilmente finge di non conoscerlo. O forse è qualcosa d’altro,
una motivazione più profonda e misteriosa che si propone al lettore a pezzetti,
come un elefante nel buio.