La vicenda si trascina da agosto, ma soltanto pochi giorni fa ha
avuto uno sbocco definitivo: il vescovo della Chiesa Ortodossa Macedone
Jovan
Vranisskovski viene arrestato dalla Corte di Giustizia macedone per
incitamento all'odio contro la religione e contro lo Stato. Si era
espresso contro l'autonomia della Chiesa Ortodossa Macedone
dalla Chiesa Ortodossa Serba (autonomia sancita nel 1967). La Chiesa
Ortodossa Macedone non è riconosciuta da nessuna altra autorità
religiosa ortodossa e le intenzioni del vescovo erano quelle di
riportare la Chiesa locale a un'appartenenza riconosciuta e ufficiale.
Un caso di coscienza. E' stato condannato per tradimento della sua
Chiesa e della sua nazione. La Chiesa Ortodossa, a differenza di quella
Cattolica, non dipende da un'unica autorità centrale, bensì ogni chiesa
locale è diretta da una propria autorità religiosa. Per questo la
decisione del vescovo macedone di riallinearsi alla chiesa serba, anche
considerando che quella macedone è riconosciuta solo in Macedonia e da
nessuna altra chiesa ortodossa, non è un'eresia dal punto di vista
religioso e la sua condanna sembra piuttosto essere dettata da motivi
di ordine politico. Le autorità macedoni erano favorevoli all'arresto
ritenendo in questo modo di proteggere e rafforzare l'autonomia della
Macedonia. D'altro
canto pero' neanche la Chiesa Ortodossa Macedone era contraria alla
punizione, anzi vede ristabilita così la propria autonomia e sovranità.
Tra politica e fede. Il caso del Vescovo Jovan è stato seguito anche da
Amnesty International, che ne ha chiesto l'immediato rilascio in quanto
prigioniero per reati di opinione e vittima di un processo politico
irregolare, costruito su prove false e accuse infondate. La Corte di
Giustizia, che ha stabilito il verdetto, è considerata l'organo piu'
corrotto della società macedone. Il fatto poi che il Vescovo Jovan
studi per un dottorato in teologia a Salonicco ha sicuramente aggravato
la sua posizione a causa delle dispute decennali tra Macedonia e Grecia
a proposito del nome Macedonia: per lungo tempo la Grecia non lo ha
riconosciuto ritenendolo rubato dal patrimonio culturale greco poichè
per Macedonia si intendeva prima solo la regione settentrionale della
Grecia resa famosa da Alessandro Magno detto il Macedone. Questione che
puo' sembrare marginale, ma che ha avuto invece conseguenze politiche
ed economiche molto serie per entrambe le nazioni. Le accuse al
vescovo, confermate poi come capo d'imputazione, sono quelle di
tradimento e di incitamento all'odio religioso e antinazionalista. Ma
contro di lui erano state mosse altre accuse, ritenute in seguito
infondate. Una è quella di peculato, in quanto aveva fatto depositare per due
soli giorni, nel proprio conto bancario, denaro della diocesi che
non poteva essere registrato nel conto bancario diocesano in quanto
valuta straniera proveniente dall'estero. E' stato poi accusato di aver
celebrato una messa nella casa di suo padre, di avere in casa calendari
religiosi, volantini con preghiere, immagini di santi e stampe
religiose, e di aver concelebrato con vescovi serbi nel 2003.
Un caso politico. L'avvocato del vescovo, Vasko Georgiev, dice che il
caso sarà presentato alla Corte Europea dei Diritti Umani di
Strasburgo. Secondo lui. non solo il vescovo ha subito le indagini, le
perquisizioni e le accuse: vari suoi fedeli sono stati accusati e altri
condannati, ma solo il vescovo deve scontare il carcere. Un monastero
della sua diocesi è stato inoltre distrutto per ordine delle autorità
politiche. La polizia macedone e forze armate paramilitari sono entrate
nelle dimore del vescovo e dei suoi fedeli violando la legge e i
diritti di questi ultimi. Le autorità che hanno condannato l'arresto
del vescovo sono state, tra le altre, i Patriarcati Ecumenici Ortodossi
Russi, le Chiese Ortodosse di Grecia e America, la Conferenza dei
Vescovi Cattolici Europei e il Primo Ministro serbo Vojislav
Kostunica. Javier Solana, capo della diplomazia europea, ha informato
le autorita' macedoni che l'arresto del Vescovo Jovan e' contrario ai
principi di liberta' di pensiero e di scelta religiosa sanciti dalla
Costituzione Europea e che questo arresto mette a rischio i negoziati
per una possibile entrata della Macedonia nella Comunita' Europea . Ha
chiesto per questo l'annullamento della condanna e la liberazione del
vescovo.