25/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Ha detto "viva Ocalan": per 7 anni non potrà tornare nel Kurdistan turco
scritto per noi da
Sara Dellabella 
 
 
manifestazione per il rispetto dei diritti della minoranza curda Si è appena conclusa la contrattazione sull’ingresso della Turchia nell’UE e quelli che erano refrattari, Austria su tutti, hanno accettatto a patto che si dia inizio contestualmente alle trattative con la Croazia. Lo scambio di favori a questo punto è fatto. Ma chissà quanti conoscono la vicenda di Simona Deidda che, il 21 marzo scorso, durante un concerto in Kurdistan turco, veniva allontanata e poi processata per direttissima per aver pronunciato in pubblico la frase “Viva lo zio presidente”, dedicata a Ocalan, durante un concerto. A qualche mese di distanza, quando la Turchia è già più vicina all’Europa, a Simona viene interdetto l’ingresso nel democratico ed europeo stato turco per sette anni. Una diffida che non colpisce solo l’artista cagliaritana, ma tutta la delegazione che l’accompagnava in quel viaggio. Chi aiuta il popolo curdo turba l’ordine pubblico, almeno secondo i giudici di Ankara. In modo assai singolare la sentenza diffida Simona dal farsi vedere in giro in alcuni territori curdi, ma non l’acceso alla Turchia stessa. Ovvero non ci sarebbero problemi se lei volesse fare una vacanza ad Istanbul. In questa anomalia giudiziaria si spiega tutto il problema. Non si è terroristi per aver messo a repentaglio la sicurezza della Turchia, ma lo si diventa per aver appoggiato la rivendicazione di un popolo alla propria identità, nominando in pubblico il nome di un leader prima estradato e ora prigioniero.
 
Ti aspettavi oltre all’espulsione di ricevere anche una condanna?
Non ho capito ancora bene che cosa sia successo. Sono molto delusa, molto adirata. La condanna la temevo ed è arrivata. Per sette anni non potrò mettere piede in Turchia. Non poteva andare diversamente, visto che i reati politici vengono puniti severamente, ed io in qualche modo ho commesso un grosso reato.
 
simona deidda in concertoQual è il contenuto della sentenza?
E’ la classica sentenza che colpisce tutti i turisti ‘sovversivi’, quelli che intendono difendere determinati ideali all'interno di un Paese in cui la democrazia non esiste. La libertà di opinione è un diritto universale, l'uomo che vive in uno stato democratico deve essere libero di esprimere il proprio pensiero. Oltre alla mia condanna, cioè i sette anni di diffida, vi è una diffida per tutta la delegazione con cui sono partita per il Nevroz ( festa curda ndr) del 21 Marzo del 2005, nella cittadina di Bingol. Inoltre credo di aver inteso bene, visto che attendo ancora il documento tradotto, che per me ci sia un ulteriore diffida per quanto riguarda la provincia di Diarbackyr (capoluogo del Kurdistan turco).
 
Qual è la speranza del popolo curdo? Ti senti responsabile nei loro confronti?
Mi sento responsabile e in parte voglio chiedere scusa anche a loro. Non pensavo che con il mio gesto avrei scaturito una serie di problematiche che comporteranno serie proibizioni ai cittadini di Bingol. A quanto pare non gli sarà possibile festeggiare il Nevroz. Credetemi, è difficile che le autorità locali concedano questa autorizzazione a una festa che per loro non è altro che una celebrazione dei sentimenti d’identità di un popolo martoriato.
Mi sento sconfitta e delusa, forse anche ingenuamente ho dato vita a una forma di repressione. La mia preoccupazione principale è rivolta ora alle persone che vivono li, che amo. Penso a quelli che mi hanno aiutato, tra i quali il mio avvocato e la sua famiglia. Temo tantissimo per la loro incolumità. 
 
Cosa è cambiato per il popolo kurdo da marzo 2005 a oggi?
La cronaca del mese di settembre in Turchia, che i curdi chiamano “triste settembre”, non a caso,
è ampiamente occupata dalla cocente delusione delle speranze di un inizio di dialogo turco-kurdo suscitate dagli eventi di agosto, quando, nella provincia di Batman, l'esercito turco aveva attaccato i guerriglieri kurdi, uccidendone sei. I loro corpi sono stati portati all'ospedale di Batman, davanti al quale si è riunito un gruppo di civili kurdi per chiedere la restituzione dei corpi. La polizia li ha attaccati, sparando, uccidendo un giovane manifestante e ferendone numerosi altri.
In molte località del Kurdistan turco i militari sono intervenuti contro la popolazione: è successo a Diyarbakir, a Siirt, a Kurtalan, a Silvan e a Midyat. I curdi si aspettavano molto dai negoziati, ma il 3 ottobre l'Europa ha quasi del tutto dimenticato la questione kurda e i massicci attacchi che la Turchia sta conducendo contro ogni ipotesi di pace. A quanto pare, il Consiglio dei Ministri dell'Unione Europea ha del tutto ignorato l'appello che, dalla stessa sede dell' Unione europea, era stato lanciato pochi giorni prima dalla Seconda Conferenza Internazionale:"L'Europa, la Turchia e i Kurdi" Bruxelles, 19-20 settembre 2005”.
donne curde con l'abito tipico per la festa del novruz
 
A tuo avviso, la Turchia costituisce una minaccia per l’Europa?
Costituisce una minaccia per la propria gente. Costituisce un grosso affare economico, per l'Italia e per tutti gli stati che stanno portando avanti una campagna a favore dell’ingresso di Ankara. Non sono di certo io che sottolineo questa preoccupazione. Uno stato dittatoriale all'interno di una Unione strettamente economica è un pericolo per la propria popolazione, ma per l'Unione che problema può creare? Nella Costituzione Europea, ancora in stato embrionale, la tematica dei diritti umani non mi pare al centro delle preoccupazioni. Si sta legalizzando solamente la condizione della Turchia, uno stato anti-democratico all'interno di un sistema democratico.
 
La tua vicenda è passata sotto silenzio in Italia. Come consideri questo atteggiamento?
Non sono io che posso dire dove sta o non sta il difetto dell’informazione in Italia. Ci siamo abituati a vedere ogni giorno le scene cruente. Per assurdo mi immagino una famiglia media, che quando gli aerei americani bombardavano l'Iraq poteva godersi la scena tranquillamente dal divano. Non c'è interesse sociale, il cittadino non riesce a capire bene cosa sia o non sia giusto, non c'è decenza neanche nell'informazione, tutti sono a caccia di gossip e pettegolezzi piuttosto che mettere in risalto che una loro connazionale si trova a subire un processo per un reato d'opinione. E poi come disse un tempo fa un giornalista, è meglio che determinate cose non si sappiano, gli italiani non devono sapere cosa succede fuori dall'Italia. Colpa vostra che andate a mettervi nei guai con tutte queste stronzate della Pace. Facile immaginare chi era il proprietario del giornale per il quale lavorava quel giornalista
Categoria: Diritti, Donne
Luogo: Turchia
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