24/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il Brasile ha scelto: le armi continueranno ad essere prodotte e vendute. Ecco i perchè
Le armi in Brasile continueranno ad essere vendute. Oltre il 60 percento della popolazione brasiliana, infatti, ha votato a favore della compravendita libera delle armi da fuoco. Nonostante molte personalità, politiche ma anche del mondo della cultura e dello spettacolo, avessero chiesto di votare si al referendum in modo da vietare la vendita delle armi.

Scritto per noi da
Emerson Fontinelle*

Sostenitori del si al referendum In autobus, andando al lavoro, capita di imbattersi in discussioni interessanti e diverse da quelle che si è abituati a sentire durante l’ora e mezza di percorso verso il quartiere Brotas, centro della città di Salvador – Bahia.
Ho sentito per esempio una decina di persone, sedute in fondo all’autobus, che parlavano del referendum sulle armi, come viene abitualmente chiamato dalla popolazione brasiliana. Una parte di loro difendeva il sì con passione, contrario alla fabbricazione di armi e munizioni e alla loro vendita. Gli altri difendevano strenuamente il no.
 
Le ragioni del sì. Dalla parte del sì c'era la preoccupazione che, insistendo nella fabbricazione e vendita di armi e munizioni, in Brasile sarebbe continuata la violenza e si sarebbero perse molte vite. Il diritto alla vita, quindi, era la principale preoccupazione dei difensori del sì.
“Solo con lo sradicamento delle armi dalla nostra società – dicevano - potremo diminuire la violenza urbana e domestica, le morti morte dei bambini dovute all’inavvertenza dei genitori che lasciano le armi a portata di mano, le morti provocate dalle rapine di ladri che usano armi comprate legalmente e poi passate di mano, le azioni terrorizzanti fatte dai banditi nelle comunità più povere e nelle favelas delle grandi città e tanti altri incidenti di cui sono vittime i cittadini e le cittadine brasiliane”.
Dalla parte del sì c'era la preoccupazione che, insistendo nella fabbricazione e vendita di armi e munizioni, in Brasile sarebbe continuata la violenza e si sarebbero perse molte vite. Il diritto alla vita, quindi, era la principale preoccupazione dei difensori del sì. “Solo con lo sradicamento delle armi dalla nostra società – dicevano - potremo diminuire la violenza urbana e domestica, le morti dei bambini dovute all’inavvertenza dei genitori che lasciano le armi a portata di mano, le morti provocate dalle rapine di ladri che usano armi comprate legalmente e poi passate di mano, le azioni terrorizzanti fatte dai banditi nelle comunità più povere e nelle favelas delle grandi città e tanti altri incidenti di cui sono vittime i cittadini e le cittadine brasiliane”.
 
Ragazzini armati con automaticheE quelle del no. Dall’altra parte, chi difendeva il no vedeva nel divieto di vendita delle armi l’apertura delle case dei brasiliani ai ladri. La situazione attuale della lotta contro la violenza da parte dello Stato Brasiliano – sostenevano i difensori del no - non offre nessuna sicurezza per i cittadini e le cittadine. “Non è ancora il momento di vietare il commercio delle armi in Brasile e di creare un piano organizzato di lotta contro la violenza che funzioni. Rendere cosciente la popolazione del pericolo di avere delle armi in casa può essere per ora sufficiente per la diminuzione della violenza domestica”. Per chi sosteneva il no,insomma, il divieto è “come collocare una insegna di fronte alle case del Brasile: in questa casa non ci sono armi, potete entrare, rubare, uccidere”. E questa era infatti la grande preoccupazione per la popolazione: se non funziona la lotta alla violenza da parte del governo, che garanzie ci sono che i banditi non avrebbero accesso alle armi, visto che hanno accesso a chili e chili di droga e di tecnologia da guerra per combattere la polizia e continuare a rubare ed uccidere?

Un poliziotto distrugge una pistolaFuori tempo, e anche fuori luogo. I brasiliani, in definitiva, avrebbero potuto dire “SI” a una vita senza armi nelle loro case affidandosi alla sicurezza garantita dalla polizia?
In realtà il governo ha rimesso nelle mani dei cittadini una sua responsabilità. E lo ha fatto dopo aver lasciato l'intero popolo in preda alla violenza, alla fame, alla miseria, alla disoccupazione e alle tante altre difficoltà che fanno del nostro paese una pseudo-democrazia. Che in più obbliga i suoi cittadini e le sue cittadine a votare ad un referendum che è stato certamente una forzatura anche e soprattutto nella scelta del momento.
 
Categoria: Politica, Armi
Luogo: Brasile