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Perché il mondo
ascolti. I sette a digiuno sono Ahmed Nejib Chebbi, segretario generale del
Partito Democratico Progressista, Hamma Hammami, portavoce del Partito
Comunista degli Operai tunisini, Abderraouf Ayyadi, vice-presidente del
Congresso per la Repubblica, Ayachi Hammami, presidente della sezioni di Tunisi
della Lega Tunisina dei Diritti dell'Uomo, Lotfi Hajji, presidente del
sindacato tunisino dei giornalisti, Mohammed Ennouri, presidente
dell'Associazione Internazionale di Sostegno ai prigionieri politici e infine
Mokhtar Yahyaoui, giudice e presidente del Centro tunisino per l'Indipendenza
della Giustizia. Quest'ultimo è lo zio di Zouhair Yahyaoui, dissidente
scomparso l'anno scorso, poco dopo la sua scarcerazione, a causa dei
maltrattamenti subiti in carcere. Chiedono libertà di associazione, libertà di
stampa e la liberazione dei
prigionieri politici. “Un'operazione demagogica con l'intenzione di diffamare
l'esecutivo”. Così ha definito l’iniziativa dei sette il governo tunisino,
rifiutandosi di dare altre spiegazioni sulle accuse che vengono mosse. Ma le
sette persone in sciopero della fame non sono le uniche che, in queste settimane,
si battono per essere ascoltate.
Le iniziative. Un gruppo di attivisti politici tunisini
residenti in Europa ha lanciato il sito internet Yezzi che sostiene lo slogan ''Ben Ali, Yezzi!'' (in arabo Ben Alì
basta!). L’iniziativa è molto semplice: i promotori invitano tutti coloro che
desiderano esprimere il proprio dissenso nei confronti del regime del
presidente Ben Ali a inviare al sito le proprie fotografie, nome e cognome
assieme ad un messaggio in sostegno della libertà di espressione in Tunisia. Le
email saranno poi pubblicate per inscenare una sorta di manifestazione pacifica
online contro Ben Ali. Ma non finisce qui. L’agenzia di servizi radiofonici Amisnet e l’agenzia Lettera22 hanno lanciato un
appello per la liberazione degli internauti di Zarzis, nove ragazzi tunisini
condannati a una pena enorme per aver esercitato il loro diritto di navigazione
sul web (19 anni in primo grado e 13 in appello). La loro colpa è di aver scaricato
da siti sotto osservazione materiale considerato terroristico. Tutte queste
iniziative, così differenti tra loro, hanno un unico obiettivo: il Wsis, il Summit Mondiale delle Nazioni
Unite sulla Società dell'Informazione, che si terrà a Tunisi dal 16 al 18
novembre prossimi.
Scelta opinabile. I dissidenti, con le loro iniziative, puntano
alla ribalta mondiale che il vertice offrirà agli oppositori di Ben Alì. In
quella sede i sette in sciopero della fame chiederanno di essere ascoltati, le
firme della petizione di Lettera 22 e di Amisnet saranno presentate agli
organizzatori del vertice e Yezzi
continuerà la sua iniziativa fino al 16 novembre. L’impegno è notevole, anche
perché in Tunisia con i dissidenti non si va per il sottile. Gli attivisti
rischiano la vita e lo fanno per lottare per il riconoscimento delle libertà
fondamentali dell’uomo. Ma quello che lascia perplessi è la scelta di Tunisi
come sede del Wsis. Christian Elia