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Come fanno i soldati israeliani che si rifiutano di servire nei Territori Occupati,
ora anche la Gran Bretagna ha il suo primo refusenik. Malcolm Kendall-Smith, un tenente della Royal Air Force che è già stato una
volta in Afghanistan e due in Iraq, ora non vuole tornare alla base inglese di
Bassora, nell’Iraq meridionale, appellandosi al fatto che la guerra scatenata
nel 2003 da Usa e Regno Unito contro l’ex regime di Saddam Hussein era illegale.
Sospeso dal servizio (anche se continua a ricevere lo stipendio) da giugno, ora
Kendall-Smith rischia il carcere. La settimana prossima dovrà rispondere di cinque
capi di imputazione davanti a una corte militare in una base non definita dell’Inghilterra
meridionale.
Non è obiezione di coscienza. Si tratta di una protesta sul piano legale, non su quello etico della guerra,
spiega il suo avvocato Justin Hougheston-Roberts. “Il mio cliente non pensa all’obiezione
di coscienza, né agisce per motivi religiosi. La base del caso è che questa guerra,
l’invasione iniziale e l’occupazione, è palesemente illegale. E qualunque cosa
che ne derivi rimane un atto illegale. Quindi, Kendall-Smith non ha intenzione
di eseguire un ordine illegale”. Questa posizione è sostenuta dagli esperti di
diritto internazionale per i quali la guerra all’Iraq mancava di giustificazione
legale, in quanto gli Stati Uniti e la Gran Bretagna non hanno aspettato una seconda
risoluzione delle Nazioni Unite che autorizzasse l’uso della forza. E lo stesso
Kendall-Smith ha tirato in ballo il parere del procuratore generale britannico
Lord Goldsmith, che all’inizio aveva dichiarato la guerra legale ma in seguito
ha fatto dichiarazioni opposte, che lasciavano intravedere il suo ripensamento.
Chi è Kendall-Smith. Il tenente – che in quanto membro delle forze armate non può parlare con la
stampa – è un medico di 37 anni nato in Australia, cresciuto in Nuova Zelanda
e trasferitosi da qualche anno in Gran Bretagna, dove è entrato a far parte della
Raf: dal 2000 è assegnato alla base aeronautica scozzese di Kinloss. Ha riflettuto
sul da farsi dopo aver concluso la sua seconda missione in Iraq, all’inizio dell’anno,
e a giugno ha rifiutato di tornare nel Paese mediorientale, anche se il suo caso
è divenuto pubblico solo nell’ultima settimana. La sua causa, assicura l’avvocato
Hougheston-Roberts, è stata presa a cuore da molta gente nei paesi dove è cresciuto:
“Gli arrivano e-mail, telefonate, fax di sostegno da ogni continente, ma particolarmente
da Australia e Nuova Zelanda. E io ovviamente gliele passo tutte: sono sbalordito”.Alessandro Ursic