
Stiamo vivendo il momento storico del referendum per decidere se proibire la
commercializzazione di armi da fuoco e munizioni nel nostro Paese. Come risultato
è stato aperto un intenso dibattito dai mezzi di comunicazione di massa. Le posizioni
polari vengono approfondite con strumenti di marketing, senza mettere a fuoco
la questione di fondo e trarre profitto dal questo momento di esercizio della
cittadinanza.
In difesa della Vita. Non possiamo perdere questa opportunità di difendere la Vita e la Dignità. Il
motivo che ci porta a votare sì al referendum di domani è l’eccessivo numero di
morti, principalmente tra uomini giovani. Tali morti sono il risultato, nella
maggior parte dei casi, di discussioni banali, alimentate da un‘aggressività diffusa
nella società e che è continuamente rafforzata dai comportamenti dei cittadini
che valorizzano le armi, violando leggi in vigore e regole minime di convivenza.
Dobbiamo riflettere di più e chiederci: cosa ne sarà della proverbiale indole
paciosa dei brasiliani? Chi siamo e dove siamo diretti in quanto società? Che
prospettive abbiamo di poter raggiungere un ordine più civile?
A salvaguardia della civiltà. Alcuni cittadini miscredenti per quanto riguarda gli interventi promossi dallo
Stato, in un momento di grande perdita di credibilità delle istituzioni e delle
autorità pubbliche, pretendono di radicalizzare i propri sentimenti di paura imponendo
agli altri il facile accesso alle armi da fuoco. Anche se in parte hanno ragione,
noi ci posizioniamo frontalmente contro tale prospettiva, infatti le ipotesi di
convivio dipendono da un contratto sociale e dall’autocontrollo di ciascuno di
noi, ma anche dalla continua pressione dei cittadini sullo Stato affinché questo
metta in pratica misure che non solo reprimino quei gruppi che si esprimono attraverso
la violenza, ma che ricostruisca sopratutto il suo ruolo di elemento centrale
nella mediazione dei conflitti e nel soddisfacimento delle aspettative e delle
necessità nazionali. Nonostante la crescente violenza quotidiana, in nome della
civile convivenza dobbiamo continuare a considerare la violenza come estrema ed
eccezionale risorsa, che la cittadinanza concede allo Stato, quando tutte le
alternative sono esaurite. L' “occhio per occhio, dente per dente” è inaccettabile,
poiché rappresenta un’enorme regressione nella costruzione della civiltà.
La verità. Durante la campagna di informazione sul referendum, è stata sfacciatamente stimolata
la vendetta, la violenza con la scusa dell’autodifesa. E' mia opinione che i difensori
del no, ossia, della libera vendita delle armi, dovrebbero dire quello che veramente
pensano e desiderano: l’insaziabile guadagno derivante dalla vendita delle armi.
La Vita per loro non vale nulla.
Lotta quotidiana. Come cittadino e militante dei diritti umani mi colloco a favore del dialogo
e della soluzione pacifica dei conflitti e delle differenze. Dobbiamo sempre dire
di no alle armi. Riteniamo che la protezione dei cittadini e la pacificazione
di tutte le forme di violenza non dev’essere dissociato dalle politiche di integrazione
e solidarietà sociale, di riduzione dell’impunità a tutti i livelli e dagli sforzi
diretti alla costruzione di un Paese più giusto e fraterno per i suoi cittadini,
siano essi vecchi o giovani, uomini o donne, negri, bianchi o indios. Questa è
la nostra lotta quotidiana!
Dobbiamo aver ben chiara, una volta per tutte

la differenza tra lotta contro la violenza e lotta alla criminalità. Il disarmo
diminuirà, senza dubbio, la violenza tra la gente comune. Mentre la lotta alla
criminalità dovrà essere più dura ed efficace.
Comunque, con le armi non esiste né Pace né Tolleranza, fondamentali per la conquista
della felicità e di giorni migliori.