Scritto per noi da
Francesco Fantoli
Ad Haiti per la quarta volta in tre mesi le elezioni sono state rinviate. “A
meta’ dicembre dovremmo farcela” ha dichiarato il Primo Ministro Gerard Latortue,
“siamo in ritardo, l’organizzazione e’ difficile, c’e’ confusione, ma abbiamo
gia’ iscritto 3 milioni di elettori su 4,5 aventi diritto”.
Miseria e corruzione. Nel frattempo il nuovo capo della polizia, Mario Andresol,
recentemente nominato
in sostituzione del precedessore coinvolto in uno scandalo che vedeva la PNH incassare
dallo Stato 6.000 stipendi mensili quando gli effettvi sono 3.500, ha dichiarato
che “molti poliziotti sono implicati in rapimenti, racket e traffico di armi”.
Si e’ solo dimenticato del traffico di droga che resta il primo business di questa
piccola e martoriata isola dei Caraibi. “I casi di corruzione non risparmiano gli alti gradi” prosegue il nuovo capo
della polizia “e l’Istituzione ha l’immagine di una banda”.
Sono 550 poliziotti sospesi o arrestati negli ultimi mesi per ogni tipo
di reato, dai traffici di armi, droga, prostituzione fino ad odiosi casi di rapimento
di cui piu’ di 700 confermati dalle autorita’ nel periodo giugno/settembre 2005
. Da segnalare in particolare il terribile episodio di un bimbo di 8 anni restituito
vivo, ma senza occhi, alla famiglia che non poteva pagare il riscatto!
Candidati favoriti. In questo stato di perenne caos, violenza e miseria, il CEP, Comitato Elettorale
Provvisorio, organizza le prime elezioni presidenziali e legislative dopo l’esilio
del vecchio Presidente Jean Bertrand Aristide, fuggito nel febbraio 2004. Il CEP e’ assistito, finanziato e sorvegliato dalla Comunita’ Internazionale
ma si e’ piu’ che altro distinto per i furiosi litigi che hanno caratterizzato
i rapporti tra i suoi consiglieri.
I partiti sono piu’ di 100, mentre 34 sono i candidati presidenziali, ma forse
saranno 35 per il “repechage’ in extremis dell’osteggiatissimo candidato Diumarsais
Simeus, il multimilionario haitiano, emigrato giovanissimo negli USA, del quale
oggi
si contesta la nazionalita’.
Tra i candidati favoriti va’ segnalata la presenza di Rene’ Preval, gia’ Presidente
nel quinquennio 1996 – 2001, stretto collaboratore di Aristide e popolare nelle
zone rurali e nei quartieri poveri del Paese, mentre Charlito Baker, un mulatto
borghese con un buon curriculum di manager privato, appoggiato dal Movimento 184,
raccoglie le
componenti della societa’ civile che costrinse Aristide all’esilio e sembra riunire
i consensi di chi vuole vedere un vero cambiamento di rotta nella gestione dello
Stato.
Scenario paradossale. Molti candidati hanno possibilità di vittoria, ma tutto dipendera’ dalle alleanze
che sapranno produrre. Marc Luis Bazin, per esempio, e’ il candidato che probabilmente raccogliera’
l’eredita’ del movimento Lavalas, il partito creato da Aristide, tutt’oggi molto
popolare tra i senzanulla e gli analfabeti.
Sono almeno 9 i candidati piu’ o meno legati ad Aristide, ma Bazin appare il
piu’ organizzato per affrontare il probabile ballottaggio del 3 gennaio 2006.
Ad oggi nessun candidato sembra in grado di raccogliere piu’ del 50% dei consensi
nel primo turno elettorale.
In questo scenario paradossale, dove la disoccupazione sfiora il 70%, dove nulla
e’ stato ricostruito, dove gli aiuti promessi sono ancora intrappolati nelle
pastoie burocratiche, in un perenne caos e degrado morale, con la
popolazione stremata e disillusa, il Governo Provvisorio, assistito da vari organismi
internazionali e 7.000 caschi blu, tenta di realizzare l’unico suo vero obbiettivo:
libere e credibili elezioni in Haiti.