23/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Nuovi scontri in Congo- Brazzaville. E il disarmo dei miliziani è dimenticato
Guerriglieri NinjaSono passati due anni dalla fine della guerra in Congo-Brazzaville e nessuno sembra essersene accorto. Il mancato disarmo degli ex-guerriglieri Ninja e la fallita pacificazione della regione del Pool sono sfociati nell’ultima settimana nella ripresa degli scontri tra esercito e guerriglieri, che hanno lasciato sul campo dieci morti e pongono inquietanti interrogativi su un paese dimenticato dal suo stesso presidente e dalla comunità internazionale.
 
Bacongo in fiamme. Il primo allarme si era avuto venerdì 14 ottobre, quando gli scontri tra Ninja e forze di sicurezza del quartiere Bacongo avevano provocato la morte di otto persone. Le autorità congolesi avevano così deciso di lanciare un ultimatum ai Ninja, che lo scorso mercoledì sono stati scacciati con la forza dal quartiere dopo una breve battaglia che ha fatto altre due vittime. Fino a quando si potrà continuare a tirare avanti ignorando il problema dei guerriglieri? PeaceReporter ne ha parlato con un consigliere dell’ambasciata italiana a Brazzaville, la cui identità rimarrà segreta per ragioni di sicurezza.
 
Il pastore NtumiGuerriglia urbana. “La situazione in città è sotto controllo” sostiene il consigliere “se si eccettuano i saccheggi compiuti dall’esercito a Bacongo. I Ninja sono fuggiti verso sud, nella regione di Pool, mentre una minoranza si è mischiata tra la popolazione del quartiere che è della stessa comunità Kongo-Larie dei guerriglieri.” Bacongo è infatti una feudo dei congolesi del sud dove dalla firma della pace si sono installati i Ninja. “Il problema è che il leader dei Ninja, conosciuto come il pastore Ntumi, non si è mai fidato di venire a Brazzaville per questioni di sicurezza. Lui è rimasto nel Pool, mentre la casa che gli era stata messa a disposizione a Bacongo è stata occupata abusivamente dai Ninja.”
 
Una strana guerra. La ribellione dei Ninja data dal 1997, quando la lotta per il potere tra Pascal Lissouba e Denis Sassou Nguesso porta alla guerra civile. Orfani di Lissouba costretto a riparare all’estero, i Ninja si riorganizzano sotto Ntumi e continuano la guerra fino al 2003. Gli accordi di pace firmati lo stesso anno prevedono l’entrata di contingenti di guerriglieri nell’esercito, il disarmo dei ribelli rimanenti e uno spazio politico per la leadership del gruppo, oltre che il varo di un programma di sviluppo per la regione di Pool. Nessuno di questi impegni è stato rispettato, un po’ per la diffidenza di Ntumi e un po’ per il disinteresse della comunità internazionale e del governo di Brazzaville, che ha preferito “isolare” il Pool facendo come se il problema non esistesse. Il risultato è che Ntumi ha perso il controllo dei suoi miliziani, che si sono frazionati in una serie di bande criminali dedite a saccheggi, taglieggiamenti e sporadici attacchi alle forze congolesi.
 
Bernard KolélasProspettive incerte. C’è la possibilità che gli scontri dell’ultima settimana possano portare il governo a affrontare seriamente la questione? La risposta è in mano a Bernard Kolélas. Questo ex-combattente per l’indipendenza ha collezionato dagli anni ’60 un’impressionante serie di condanne a morte, detenzioni più o meno arbitrarie e torture dai vari presidenti che l’hanno sempre visto come un personaggio scomodo. Dopo aver abbracciato la causa di Lissouba, Kolélas è stato costretto a fuggire dal paese come il suo alleato prima di venire condannato a morte in contumacia. E’ rientrato nel paese proprio il 14 ottobre (solo una singolare coincidenza?) grazie a una gentile “concessione a termine” del presidente Nguesso per poter tumulare la moglie deceduta pochi giorni fa a Parigi. Ma il bel gesto di Nguesso è disinteressato? “Sicuramente no” prosegue il contatto all’ambasciata “a Kolélas sarà stato chiesto di andare nel Pool per trattare con i Ninja e vedere di giungere a un accordo. Il problema è che se Ntumi non ha più controllo sui ribelli, figuriamoci se può avercelo un uomo in esilio da sette anni.” La ripresa della guerra non è al momento un’ipotesi plausibile ma non è detto che, in caso di fallimento delle trattative, Nguesso non scelga l’opzione militare. Già in passato l’uomo forte di Brazzaville ha dimostrato di esserne capace. 

Matteo Fagotto

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