
Sabato 15 ottobre, in Iraq, si è votato per l’approvazione della
nuova Costituzione. Il referendum è stato salutato
come un successo della nuova ‘democrazia’. Ci hanno raccontato di come
quasi 10 milioni di
persone hanno sfidato le autobombe e i kamikaze per recarsi alle urne.
Ma non ci hanno detto di come le operazioni di voto si siano davvero
svolte. Come ad esempio a Mosul.
Mosul, vittoria non scontata. Ibhraim
è un medico che, quando è cominciata la guerra nel marzo 2003, ha fondato con
alcuni colleghi una piccola organizzazione non governativa a Mosul, la sua
città. Si occupano di assistenza sanitaria e, per il loro lavoro, sono
abbastanza liberi di girare per la città. Mosul è una delle città più
pericolose dell’Iraq di oggi, perché è ricca di giacimenti petroliferi ed è
contesa tra i curdi e gli arabi sunniti che la popolano. Una vittoria del
referendum qui non è per nulla scontata e i curdi, che vogliono a tutti i costi
che venga approvata la nuova Costituzione, hanno fatto in modo di dare una
‘spinta’decisiva alle operazioni di voto.
Di tutti i colori. “Parte delle informazioni le ho raccolte da solo, girando
per i seggi, altre testimonianze le ha invece raccolte il giudice Fatehmi
Khalaf, un giudice anziano della Corte di Mosul che collabora con noi”, racconta
Ibhraim, “Khalaf vive nel villaggio di Faifell, alle porte di Mosul. Ha
raccontato che il seggio per il referendum nel suo villaggio non è stato
neanche aperto, costringendo la popolazione a raggiungere il villaggio di
Talkeef per votare. Solo che il villaggio è lontano 20 chilometri, da fare a piedi,
visto che era vietata la circolazione delle autovetture per il timore di
attentati. La conclusione è immaginabile: dei 500 abitanti del suo villaggio
non ha votato neanche una persona. Questo tipo di problema si è presentato in
molti seggi e, in alcuni piccoli centri, si è votato nelle case private, con
alcune famiglie che hanno offerto come seggio elettorale il salotto di casa. A
volte non si è votato per motivi di sicurezza. Alcuni abitanti del quartiere
di al-Oure a Mosul non hanno votato perché avrebbero dovuto raggiungere il
quartiere di al-Zuhoor e, senza macchina, diventava troppo rischioso. In alcuni
distretti di Rabia e di Talkeef non sono neanche arrivate
in tempo le urne e altra gente è rimasta esclusa. Il giudice Khalaf ha anche
raccontato di come ad Amir Bite, un villaggio nei pressi della cittadina di
Wana, la maggioranza della popolazione avesse votato 'no' al referendum.
Qualcuno ha avvisato il referente locale del partito curdo di Talabani
(l’attuale Presidente dell’Iraq
ndr).
Pochi minuti dopo, nel seggio di Amir Bite, sono arrivati gli uomini
del
partito che hanno, con la scusa di un controllo, prelevato le urne.
Sono
tornati un'ora dopo e hanno riconsegnato i contenitori, ma nessuno sa
cosa sia
accaduto in quell'ora. La stessa situazione si è ripetuta ad al-Jadida
e al-Majmoa, due quartieri di Mosul. Solo che questa volta il prelievo
delle urne lo
hanno fatto gli statunitensi. Loro sono spariti due ore con le scatole.
Per
altro è stata l’unica occasione nella quale si sono visti in giro i
marines”.
Mancato controllo. Ma
com’è possibile che i militari Usa non presidiassero i seggi? Ibhraim risponde
laconico.”I soldati degli Stati Uniti si muovono solo in totale sicurezza e,
quando non è strettamente necessario, non si fanno vedere in città. Lasciano il
controllo delle strade alle milizie armate curde, loro alleate. I marines, se
sono proprio costretti, si muovono solo in colonne che, protette dai tank,
attraversano la città a tutta velocità per evitare agguati. E se c’è traffico
passano sopra le macchine. Non è un modo di dire: in un paio di occasioni hanno
evitato di restare imbottigliati uscendo a forza dalle code, passando anche
sulle vetture. Ricordo ancora una famiglia che è rimasta uccisa
in un taxi in una situazione del genere”. I curdi dunque erano a salvaguardare
la correttezza
delle operazioni di voto. Ma i curdi avevano un interesse vitale nella vittoria
del 'sì'.
“Attorno al seggio del quartiere di Mosul chiamato al-Yarmmok, le
milizie
curde giravano attorno al seggio elettorale sparando in aria e
terrorizzando la
popolazione”, racconta il medico di Mosul, “mentre ad al-Thoubat, altro
quartiere di Mosul, è stato comunicato il nome della scuola sbagliata
come seggio
elettorale.
La gente in coda si è trovata di fronte un portone chiuso ed è
tornata a casa.
Secondo altre testimonianze, nel quartiere di al-Wahda, il
presidente del seggio accompagnava i votanti nel seggio e 'consigliava' di
votare 'sì' per il bene della sua famiglia. A quelli che votavano 'no' era
chiesto di tornare e di portare con sé la famiglia che, mentre l'elettore
votava, veniva trattenuta da uomini armati.
Un miliziano curdo ha picchiato un
uomo che aveva votato ‘no’ e costringeva tutti quelli che votavano ad aprire le
schede prima che le infilassero nella fessura. In molti casi si permetteva a
un'unica persona di registrare se stessa e tutta la sua famiglia, ma pare che
in alcuni casi sia stato consentito anche di votare al capofamiglia per tutti,
così rischiava solo uno.Tanti, infine sono stati i casi di analfabeti o di ciechi
accompagnati
nel seggio e 'aiutati' a votare”.
Democrazia. “Molti mi hanno detto di aver votato 'no' perché non hanno avuto neanche
modo di leggere il testo della Costituzione”, conclude Ibhraim, “altri ancora
hanno detto di aver votato 'no' perché questo documento è troppo legato alle
divisioni settarie e religiose e rischia di spaccare in modo irrecuperabile il
Paese. Molte le donne che hanno votato 'no' perché non si riconoscono in una
Costituzione che mette la
sharia al
primo posto delle fonti della legge creando una società che penalizza le donne.
Altri ancora hanno detto che la Costituzione, elaborata sotto occupazione
militare, per loro non ha alcun valore. L'organizzazione del referendum è
stata pessima, ma l’aspetto più grave è che troppe persone non hanno capito
bene neanche quello che votavano. Bell’esempio di democrazia”.