scritto per noi da
Raffaella Rogora

Basta il titolo 'Forse mi uccideranno domani'
per comprendere che il libro di Ingrid Bétancourt racconta la storia di una
donna che non ha paura di niente e di nessuno e che, sicura, va avanti, dritta
per la sua strada, anche quando capisce che ad essere in gioco è la sua stessa
vita. Non è un caso che il libro cominci proprio con la descrizione di una
minaccia che Ingrid riceve mentre si trova nel suo ufficio in Parlamento:
"Bisogna che lei sappia di essere in pericolo. Le parlo a nome di persone
che hanno già messo un contratto su di lei. Le consigliamo di partire. Per
essere preciso.. abbiamo già pagato i sicarios."
Casa dolce casa. Un costante senso di incertezza accompagna
tutte le pagine del libro, ed emerge chiara la passione che Ingrid nutre
per la sua amata e sofferente Colombia. E' una sorta di libro-diario, che si
legge tutto d' un fiato, dove l'autrice racconta giorno per giorno la sua
battaglia e la sua insolita quotidianità. Più di tutto, nel libro traspare la
speranza della Bétancourt e, con quella, la voglia di non arrendersi mai per il
sogno di una Colombia migliore. L'autrice racconta brevemente anche le sue
origini e l'adolescenza parigina. Non nasconde di essere una privilegiata.
Figlia di un ambasciatore
colombiano a Parigi e di una ex miss-Colombia poi divenuta senatrice, Ingrid cresce
in una
casa frequentata da importanti intellettuali sudamericani. Frequenta l'Institut
de l'Assomtion, come tutti i piccoli francesi bene e qualche volta ad
accompaganarla è un amico di mamma e papà che giuda una Roll Royce. Nei
pomeriggi e nelle serate francesi, sono spesso ospiti a casa sua il pittore
Fernando Botero e lo scrittore Garcia Marquèz. Ma, un legame particolare,
Ingrid lo instaura con quello che lei era solita chiamare "zio Pablo" ovvero
Pablo Neruda, con cui scambiava pensieri e piccole poesie. Presto però capisce
che la sua vita non è tra i comodi salotti della "Francia bene".
La svolta. Nel
1994, Ingrid è in Colombia.
Si candida al Parlamento con il partito liberale e si fa pubblicità
vendendo preservativi ai semafori con lo slogan: "La corruzione è l'Aids
della Colombia". Pochi giorni dopo, è invitata a partecipare al
telegiornale della sera e lì, ben vista da tutti, sotto i riflettori e le luci
delle telecamere, fa i nomi e i cognomi dei cinque politici più corrotti. Il
suo nome comincia ad essere sulla bocca
di tutti, la sua fama cresce, tanto
che suo padre, conosciuto e stimato uomo di Stato, inizia a non
venir più
chiamato con il suo nome, bensì come "il padre di Ingrid".
Diventa deputato e la sua vita è davvero in
pericolo. La Bétancourt interroga se stessa, cerca di capire quali sono le
ragioni profonde della sua scelta e della sua lotta e traspare tutta la
nostalgia per i due figli, Mélanie e Lorenzo, che inevitabilmente sono rimasti
coinvolti:
"Gli uomini contro cui combatto, non valgono un sorriso di
Mélanie, un capello di Lorenzo.. eppure non ho esitato, ho anteposto quegli uomini
ai
miei figli." Nel libro, si leggono
le riflessioni dell'autrice, il suo dolore, le nostalgie, gli umani
ripensamenti. Emerge tutta la consapevolezza del rischio della sua scelta, ma
ancora una volta è la speranza ad essere più forte delle minacce e della paura.
Il sequestro. Fino a quel maledetto
giorno, quando uomini incappucciati la portarono via. “Ingrid Bétancurt è
stata rapita dalle Farc il 23 febbraio 2002. Forse mi uccideranno domani è la
coraggiosa autobiografia di una donna apparentemente fragile, ma con una
volontà di ferro, che ha cercato, anche in catene (finora sono due i video
girati dalle Farc, in cui la donna parla di Colombia e per la Colombia ndr.) di
dare ai suoi compatrioti la speranza di un domani migliore, in un futuro di
pace e giustizia, ritrovando la forza per distruggere dalle fondamenta un
sistema che ha portato la Colombia ai limiti dell’inferno”.