21/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli Usa negano alla Spagna l'estradizione dei soldati accusati d'omicidio
Scritto per noi
da Gianluca Ursini 
Jose Couso a BaghdadMentre si celebra a Baghdad la ‘Norimberga del Medio Oriente’, a migliaia di chilometri dal tribunale dove Saddam Hussein siede sul banco degli imputati, un giudice spagnolo ha disposto l’arresto di tre militari statunitensi. E' anche questo un processo 'iracheno': sono accusati d'aver ucciso un cameraman dell’emittente ‘TeleCinco’. Nell'atmosfera rovente della Baghdad  di questi giorni, i giornalisti sono ancora nel mirino, come ha dimostrato il rapimento lampo dell'inviato speciale del britannico 'Guardian', Rory Carroll. Il giornalista33enne di nazionalità irlandese, premiato come 'miglior reporter d'Irlanda' a 25anni, era stato rapito da militanti estremisti sciiti mercoledì mattina, dopo aver inviato un radioreportage sul primo giorno del processo a Saddam Hussein. E' stato liberato a distanza di 24ore, giovedì 20, forse per l'impossibilità di scambiarlo con estremisti sciiti, come ha scritto oggi lui stesso sull'edizione online de 'The Guardian'.
 
Manifestazione di operatori a Madrid a un anno dall'ssassinioMorte di un cineoperatore. L’8 aprile 2003 un carro armato del 64esimo battaglione blindati, III divisione Fanteria, piazzato su un ponte sul fiume Tigri, girò la torretta verso l’hotel 'Palestine', dove in quel momento alloggiavano oltre cento giornalisti di vari paesi. Il carrista era infastidito dai riflessi degli obiettivi puntati su di lui dai balconi dell’albergo, dove gli operatori piazzavano le telecamere. Si sentì un boato: una cannonata aveva raggiunto il quindicesimo piano dell’hotel, uccidendo il cameraman spagnolo Jose Couso e il suo collega ucraino Taras Protsyuk dell’agenzia ‘Reuters’, e ferendo altre tre persone. Secondo l’associazione di giornalisti americani Cpj, Committe to Protect journalist, era impossibile che chi ha sparato da quel ponte non vedesse che stava puntando un hotel di 17 piani, un grattacielo circondato da edifici bassi, conosciuto a Baghdad come l’alloggio dei giornalisti.
Un mese dopo la morte di Jose Couso, la sua famiglia ha presentato un ricorso alla Procura nazionale di Madrid per ‘crimini di guerra’, appellandosi alla Convenzione di Ginevra sul trattamento dei civili in zone di guerra.
 
Cercateli e arrestateli. Mercoledì 19 ottobre il giudice Santiago Pedraz ha emesso un ordine internazionale di ricerca, cattura e detenzione nei confronti di tre militari Usa per la morte del giornalista. Difficile che venga eseguito: dopo le rimostranze di Washington, il Consiglio di Sicurezza Onu dal luglio 2002 dispone – in base alla risoluzione 1422, rinnovata di anno in anno – l’immunità dei militari Usa impegnati in ‘missioni di pace’ all’estero dal giudizio in tribunali stranieri o internazionali. 

Il capitano Philip Wolford si è incolpato dell'omicidioVogliamo solo justicia. “Sono criminali di guerra, continueremo a lottare” è stato il commento del fratello di Jose, David, all’ordine di arresto che dopo due anni e mezzo gli fa “sentire più vicina la giustizia spagnola”. Da 30 mesi, quel che rimane della famiglia Couso si riunisce un’ora ogni martedì sera davanti all’ambasciata americana di Madrid,  chiedendo giustizia per gli assassini di Jose.
Maria Isabel ha partecipato alla marcia della pace del 25 settembre scorso a Washington a fianco di Cindy Sheehan , madre di un soldato statunitense morto in Iraq.  “Vogliamo solo un’inchiesta chiara – spiega David - che spieghi perché hanno sparato su l’hotel dove alloggiava la stampa indipendente. Non vogliamo un linciaggio, ma un processo equo”. Con poche speranze: “Non abbiamo niente da perdere. Continueremo a esigere giustizia: perché i militari Usa sono immuni dal giudizio di organismi internazionali? Speriamo questo caso diventi un precedente”.

Jona Sistiaga di TeleCinco Gli accusati. I militari accusati sono il sergente Thomas Gibson, che ha premuto il grilletto del cannone,  il capitano Philip Wolford, suo diretto comandante, che gli ha dato l’ordine di sparare, ed il tenente colonnello Philip De Camp, responsabile del reggimento. Si sono riconosciuti colpevoli della morte di Couso. Gibson ha sparato contro l’Hotel Palestine dopo essersi accorto che “avevo contro i riflessi di un obiettivo. Non ho sparato immediatamente sulla stanza. Ho chiamato i miei capi e ho detto di essere stato puntato. Mi han detto di fare fuoco e ho eseguito”.
Il suo immediato superiore, Wolford, autorizzò a sparare, mentre il comandante di reggimento aveva già detto che si poteva fare fuoco contro l’hotel, come ha riconosciuto in un'intervista al ‘Los Angeles Times’ l’11 aprile 2003: “Mi dispiace dirlo ma sono quello che ha sparato sui giornalisti”.

Non sparate sul cronista? Il 23 ottobre 2003,  Jon Sistiaga, Carlos Hernandez e Olga Rodriguez, colleghi del giornalista ucciso, hanno deposto davanti al giudice della Procura Guillermo Ruiz Polanco in qualità di testimoni, per assicurare che l’attacco è stato portato“di proposito, sapendo che avrebbero ucciso dei giornalisti”. “Il tank ha sparato all’hotel intenzionalmente, ed è stato un puro caso che siano morti solo due giornalisti, visto che altri erano rientrati nelle stanze”, disse Sistiaga.

I nostri ragazzi? Già assolti! “Il dipartimento di Difesa ha già collaborato in passato con il governo spagnolo - ha commentato il tenente colonnello Barry Venable, portavoce del Pentagono – abbiamo preso sul serio le prove prodotte e il caso verrà trattato nei canali approriati”. Il Comando generale Usa delle operazioni in Iraq aveva investigato sull’incidente per concludere che i soldati si erano “comportati in maniera adeguata durante un’azione di combattimento”.

 
Categoria: Guerra, Media
Luogo: Spagna
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