15/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Migliaia di persone alla Muqata danno l’ultimo saluto al raiss. Emozione e caos tra la folla
Dalla nostra corrispondente - arafat
Quattro puntini neri sono comparsi nel cielo azzurro della Muqata intorno alle due del pomeriggio. Un mare di facce rivolte verso l’alto è  rimasto muto a guardarli avvicinare, poi pian piano, quando le loro sagome hanno preso forma l’emozione è salita, “Abu Ammar! Abu Ammar!” ha gridato a lungo la folla, in mezzo allo sventolare di bandiere palestinesi, ai fischi e ai battiti di mani. Dei quattro elicotteri, due egiziani e due giordani, che accompagnavano il rais, solo due sono atterrati nella piazza della Muqata. Il tempo di fermarsi e in un attimo la folla li ha circondati, tanta era l’emozione e il desiderio di arrivare il più vicino possibile alla bara di Arafat.
 
Già da ieri sera le strade di Ramallah avevano cominciato a riempirsi di gente e cortei, diretti verso la Muqata. Qualcuno aveva deciso di raggiungere Ramallah dalle altre città della Cisgiordania con un po’ di anticipo, prevedendo i blocchi e le chiusure imposte da Israele nella giornata di oggi, che coincide anche con l’ultimo venerdì di Ramadan. Questa mattina le strade intorno al muro di cinta che circonda il quartier generale dell’Autorità palestinese a Ramallah erano già piene di gente, uomini soprattutto, di tutte le età, tanti giovani con la kefiah in testa o attorno al collo, ma anche donne, vestite di nero, e anziane con gli abiti tradizionali ricamati sul petto.
 
Dopo la preghiera di mezzogiorno un fiume di persone ha continuato ad affluire senza sosta dal centro della città, alcuni gruppi raccolti in veri e propri cortei urlanti il nome di battaglia di Arafat in mezzo al suono di tamburi, altri silenziosi, a volte commossi in attesa dell’arrivo del rais. In un paio d’ore non solo le strade si sono riempite, ma anche tutto il prato che si trova su un lato della Muqata, i tetti di tutti gli edifici intorno, il muro di cinta che la circonda, persino qualche albero d’olivo da cui la gente pensava di vedere meglio quello che sarebbe accaduto sul piazzale.
 
manifesto commemorativo di arafatPoi le tre porte si sono aperte e velocemente un fiume di folla ha invaso la piazza della Muqata, liberata in questi giorni dalle macerie lasciate dalla pesante incursione israeliana del 2002. Lo spazio non è bastato per accogliere tutte le migliaia di persone presenti e la gente ha iniziato ad arrampicarsi sui tetti degli edifici ancora pericolanti, sui cumuli di macerie, sulle carcasse di auto ammassate e sui pochi alberi sotto i quali era stata preparata la tomba di marmo bianco per il rais.
 
L’atterraggio dei due elicotteri ha sollevato una nuvola di polvere gialla e manifesti con il volto di Arafat sorridente, distribuiti senza sosta per tutta la giornata. Per qualche minuto il rumore forte delle pale degli elicotteri si è mischiato alle urla e ai fischi della gente, poi all’improvviso è sceso il silenzio dell’attesa, rotto solo dagli spari in aria di alcuni militanti armati con il volto coperto. Prima che la bara che racchiudeva il corpo di Arafat uscisse dall’elicottero sono passati alcuni minuti, la folla presa dall’emozione si era avvicinata talmente tanto da non permettere che la bara venisse caricata sul tetto della macchina che l’avrebbe trasportata pochi metri più distante, sul luogo della sepoltura. Per qualche decina di minuti la tensione è salita.
 
I soldati palestinesi non sono riusciti a controllare la folla emozionata che avrebbe voluto trasportare con le proprie braccia il rais fino alla sua tomba. Da tutti i lati della Muqata si sentivano spari, come è nella tradizione di tutti i funerali dei militanti morti per la causa palestinese. Poi finalmente la bara è stata caricata sul tetto di una macchina e, scortata dai soldati, è stata velocemente trasportata sul luogo della sepoltura. Non c’è stato il tempo per una cerimonia vera e propria, né per l’allestimento di una camera ardente. Troppo era il caos e l’emozione della folla, da permettere solo una veloce sepoltura in modo da tamponare l’eventualità di disordini difficilmente controllabili.
 
In mezzo alla folla hanno continuato a sventolare tante bandiere, quelle palestinesi, quelle nere del lutto e quelle di tutti i partiti, da Hamas al Fronte Popolare, dalla Jihad al Fronte Democratico di Liberazione, e naturalmente ad Al Fatah, il partito di Arafat. Per tutti quello di oggi è stato un chiaro omaggio al leader che è diventato un simbolo della lotta di liberazione dall’occupazione israeliana, qualsiasi fosse il loro orientamento politico. La sensazione è che in un momento come quello di oggi, storico per la Palestina, la gente si sia ritrovata unita a portare il proprio omaggio ad un leader, che nonostante le critiche e l’innegabile perdita di consensi tra i palestinesi, ancora evidentemente rappresentava un forte elemento di coesione.
 
fiore sul manifesto di arafatTra la gente che ho incontrato c’era anche chi non nascondeva di non condividere a pieno la politica di Arafat, ma allo stesso tempo riconosceva la propria commozione nel momento della sua scomparsa e la convinzione che non sarà facile trovare qualcun altro capace di sostituirlo. “E’ da quando sono piccolo che Arafat rappresenta il mio popolo”, mi ha detto triste un ragazzo poco più che ventenne di Gerusalemme, “adesso che è morto i palestinesi non si sentono più uniti”.
 
Di certo l’immagine delle migliaia di persone raccolte oggi alla Muqata per salutare il rais lasciava la sensazione di essere di fronte ad un popolo, quello palestinese, coeso ed unito intorno al proprio leader. Ma forse la prova dei prossimi giorni sarà proprio capire quanto questa unità sia veramente un fatto concreto e in che misura possa metterla maggiormente a rischio proprio la scomparsa di Arafat. Allo stesso tempo rimangono degli interrogativi sul consenso che troverà la nuova leadership temporaneamente nominata e su quanto la nuova fase che si apre oggi potrà davvero essere l’occasione perché il popolo palestinese scelga esso stesso un nuovo leader, attraverso elezioni democratiche.
 
Con oggi sicuramente si apre una nuova pagina di storia per il popolo palestinese, difficile da scrivere, ma nuova. “Un giorno”, mi ha detto un signore che guardava dall’alto di un cumulo di macerie l’atterraggio degli elicotteri alla Muqata, “quando non ci sarà più l’occupazione israeliana, Arafat potrà essere seppellito a Gerusalemme sulla Spianata delle Moschee”. Oggi questa previsione sembra  sinceramente essere ancora troppo lontana. Ma se in un giorno come questo c’è ancora spazio per la speranza, soprattutto negli occhi dei palestinesi, forse vale la pena di prenderla come un buon  auspicio per il futuro.
 
Leila Tamimi
Categoria: Storia
Luogo: Israele - Palestina