20/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Il conflitto ceceno si è ormai esteso a tutte le repubbliche della regione
Ormai non si può più parlare di ‘guerra in Cecenia’. Questo conflitto si è infatti esteso a tutte le repubbliche del Caucaso russo: dal Daghestan all’Ossezia del Nord, dall’Inguscezia alla Cabardino-Balcaria. La guerra cecena, nata come una resistenza armata di carattere indipendentista e nazionalista, ha definitivamente cambiato pelle, trasformandosi nel centro propulsivo di una ‘guerra santa’, una jihad regionale contro l’autorità degli ‘infedeli oppressori’ russi. Ormai è legittimo parlare di ‘guerra nel Caucaso’.
 
Le repubbliche russe del CaucasoFronti di un'unica guerra. Con la battaglia di Nalchik di giovedì scorso si è aperto l’ultimo fronte di questa nuova guerra regionale, quello della Cabardino-Balcaria. Gli altri fronti erano già stati inaugurati da analoghe azioni: l’incursione dei guerriglieri in Daghestan nel dicembre 2003, l’attacco dei ribelli a Nazran, principale città dell’Inguscezia, nel giugno 2004 e il sequestro della scuola di Beslan, in Ossezia del Nord, nel settembre 2004. A queste clamorose azioni – arrivate sui giornali e nei telegiornali di tutto il mondo – organizzate da gruppi armati privi di sostegno popolare, è regolarmente seguita da parte russa – una volta spenti i riflettori dei media internazionali – una cieca repressione contro le comunità islamiche locali: rastrellamenti, arresti di massa, violenze e torture. Una persecuzione religiosa che ha avuto ovunque lo stesso effetto: ingrossare le fila dei gruppi ribelli e spingerli a compiere nuove azioni. Si è innescato così un circolo vizioso di azioni e reazioni fatto di quotidiane violenze e scontri a fuoco tra ‘ribelli wahabiti’ e forze di sicurezza locali e federali. Proprio come accade in Cecenia. Per rendersi conto di questa drammatica realtà basta dare un’occhiata alle ultime notizie che vengono da quei Paesi.
 
Soldati russi a Nalchik‘Operazioni speciali’ in Cabardino-Balcaria. Dopo i 130 morti di giovedì scorso, in Cabardino-Balcaria sono in corso rastrellamenti casa per casa e ‘operazioni speciali’ delle forze di sicurezza russe. Nella notte tra martedì e mercoledì due sospetti militanti sono stati uccisi in due diversi scontri a fuoco con la polizia. Le carceri di Nalchik si stanno riempiendo di sospetti ribelli e fiancheggiatori: oltre un centinaio finora. A finire in galera sono stati anche alcuni dei parenti delle persone uccise durante gli scontri che protestano davanti all’obitorio cittadino per riavere i corpi dei loro cari. “Dobbiamo fare controlli sui sospetti per capire chi potrebbe essere un militante e chi no”, ha dichiarato ieri Nikolai Shepel, viceprocuratore generale della Federazione Russa. Una frase che lascia supporre l’applicazione del famigerato sistema adottato in Cecenia, quello del ‘filtraggio’: torturare tutti i prigionieri per ‘filtrarli’, cioè per capire chi è colpevole e chi no.
 
Uno dei due miliziani uccisi a KhasavyurtScontri armati in Inguscezia e Daghestan. Ieri mattina presto una sessantina di ribelli armati hanno attaccato due villaggi poco lontani da Nazran, principale città dell’Inguscezia. I miliziani hanno assaltato con fucili automatici e lanciagranate le abitazioni di persone che lavorano per le forze di sicurezza locali a Yandar e Karabulak. Molte case sono state date alle fiamme, così come alcune auto. Le autorità non hanno diffuso notizie sul numero di vittime di queste azioni. I guerriglieri sono poi fuggiti nei boschi verso le montagne.
Sempre ieri a Khasavyurt, in Daghestan, almeno due ribelli islamici sono stati uccisi nel corso di un conflitto a fuoco con le forze speciali russe che avevano circondato una casa segnalata come covo dei guerriglieri. Uno dei due militanti uccisi sarebbe Sultan Abdiyev, un fedelissimo del comandante ceceno Shamil Basayev.
 
Artiglieria russa in CeceniaGuerriglia, bombardamenti e zaciski in Cecenia. Notizie sempre più brutte arrivano anche dall’epicentro di questa guerra regionale, in Cecenia. Solo ieri la guerriglia ha ucciso cinque soldati russi in una ventina di attacchi contro convogli e posti di blocco dell’esercito federale, due poliziotti ceceni in uno scontro a fuoco a Roshi-Chu, poco a sud di Urus-Martan, un altro agente in un’imboscata nel distretto di Shali e un paramilitare collaborazionista in una sparatoria alla periferia di Grozny.
Le forze armate russe, come di consueto, rispondono a queste azioni intensificando i bombardamenti di rappresaglia sui sospetti rifugi della guerriglia attorno ai villaggi di montagna nel sud della repubblica. Negli ultimi giorni l’artiglieria e i mortai russi sono ripetutamente entrati in azione nei pressi di villaggi di Tsa-Vedenò, Starye Atagi e Avtury, costringendo la popolazione a rifugiarsi nelle cantine e ad interrompere il lavoro di raccolta della legna nella foresta.
Tra un bombardamento e l’altro scattano poi le spedizioni punitive di rastrellamento (zaciski) che si concludono sempre con violenti pestaggi e arresti arbitrari.  

Enrico Piovesana

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