20/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Processo romano ai militari argentini: parla Eduardo Anguita
scritto per noi da
Gianluca Ursini
 
Pancarta' fuori il Palazzo di Giustizia di MontevideoMercoledì 26 ottobre in un’aula della Corte d’appello di Roma, davanti al giudice per l’udienza preliminare Marco Mancinelli, proseguirà il processo a carico dell’ammiraglio Emilio Massera e di altri cinque represores accusati di torturare i detenuti politici.
Il processo riguarda la sparizione di tre cittadini italoargentini: Angela Aieta, Giovanni e Susanna Pegoraro. I repressori furono parte di un disegno più grande della Junta dittatoriale argentina (1976-1983) chiamato ‘Plan Condor’. Come dimostrato dalla pubblicazione di materiale segreto del Dipartimento di stato Usa, coinvolgeva tutti i regimi militari latino-americani. Gli altri accusati, che hanno detto di non voler riconoscere la giurisdizione italiana per quei crimini, sono Jorge Vildoza, già ricercato in Spagna, Jorge 'el Tigre' Acosta, e Antonio Febrés, in carcere in Argentina, Antonio Vañek e Alfredo 'angel de la muerte' Astiz, uno dei più feroci aguzzini del regime.
 
Eduardo AnguitaRevoluciòn y Pueblo. “Ho passato quasi 11 anni in prigione; ma ero un prigioniero ‘legale’, non ‘desaparecido’, non ho vissuto i tormenti del campo di concentramento. Sono stato per due anni un ostaggio, e so cosa vuol dire avere una vita molto provvisoria”. Lo ha dichiarato due anni or sono alla rivista ‘En Marcha’ Edoardo Anguita, professore universitario di Scienze della Comunicazione, ex giornalista, ora scrittore, autore del manuale storico più completo finora pubblicato sugli anni della repressione politica in Argentina, ‘La Voluntad’, insieme con Martin Caparròs. Precoce attivista politico, a 17 anni passò dalla Juventud Estudiantil Catòlica all’Ejercito Revolucionario del Pueblo, formazione di lotta amata alleata dei temuti Montoneros attuata dalla Junta militare. Dopo avere partecipato all’assalto ad un Comando dell’esercito in Buenos Aires nel 1973, venne arrestato e rimase in carcere fino all’avvento della dittatura.
PeaceReporter gli ha chiesto un commento sulla guerra sucia.


Il generale Augusto Pinochet con Henry KissingerCosa successe nel Cono Sur nei ’70?
Gli Usa tornarono alla dottrina Monroe (dal presidente Usa James Monroe 1816-1824, che teorizzò l’ingerenza nell' ’estero vicino’ per difendere interessi statunitensi) per influire sul confronto tra "antimperialisti" e "controrivoluzionari" durante la guerra fredda.
La rivoluzione cubana era servita a Washington come scusa per avviare la repressione dei movimenti antimperialisti. La ‘Escuela de las Americas’ degli Usa a Fort Benning in Georgia, non era in realtà un laboratorio di ideologie politiche ma si dedicò a concepire politiche di repressione violenta.

 

Dunque fu tutto pianificato?
Nessuna improvvisazione, bensì un piano ben organizzato; si dice da noi che in Argentina si azionò l’opzione ‘algerina’. I nostri ufficiali poi divenuti ‘represores’ andarono nelle accademie militari francesi a studiare i metodi adottati nella ex colonia maghrebina francese.

 

Henry Kissinger, ministro degli Esteri Usa anni '70Con la benedizione di Washington? 
Il segretario di Stato Henry Kissinger (ministro degli esteri della presidenza di Richard Nixon) disegnò questo nuovo tipo di confronto, nel quale il nemico degli Usa non era solo Mosca: la guerra fredda andava combattuta sull’intero mappamondo. Dopo il Vietnam non si poteva perdere l’America Latina, sopratutto con la vittoria di Salvador Allende in Cile, che dimostrò la possibilità della vittoria democratica per il socialismo. Il ‘Plan Condor’, come dimostrato dagli archivi Cia di recente desecretati, fu appoggiato dai servizi segreti Usa, e non fu un caso che i golpe militari si produssero di seguito in Cile con Pinochet, in Paraguay con Stroessner e infine nel mio Paese. Non riuscirono a mantenere il controllo di Paesi come Perù, Colombia o Brasile, ma per lungo tempo i militari comandarono in Uruguay, o a Panama.

 

E con l’appoggio delle Forze Armate...
L’esercito argentino è sempre stato diviso in fazioni, con interessi economici distinti, che agivano uniti quando questi diversi interessi coincidevano; i militari che sotto Menem (Carlos, presidente Argentina 1989-99) furono scoperti a vendere armi pesanti alle nazioni balcaniche in guerra (violando un embargo Onu, ndr) erano gli stessi che dopo il golpe costruirono una rete d’interessi per lo sfruttamento dell’Argentina. La Cia non si affida sempre ai militari per le sue politiche di repressione, come dimostrano i casi di Guatemala e Nicaragua

 

Una manifestazione delle 'Madres de Plaza de Mayo'Il risultato fu la perdita di sovranità dell’America Latina...
Soprattutto di sovranità economica! Qui si combinarono due fattori: da un lato gli interessi economici di Stati Uniti e nazioni europee, che incontrarono imprenditori argentini desiderosi di prestarsi a questo progetto per trarne vantaggi.Venne propugnata una ideologia ultraliberista che trovò nel ministro dell’Economia  José Alfredo Martinez, al potere per un decennio (anche in democrazia) il capofila di un progetto economico applicato nel Cile di Pinochet da altri economisti che come lui avevano frequentato la cosiddetta ‘Scuola di Chicago’.Questi progetti non solo favorirono i capitali stranieri, ma anche la concentrazione del potere economico del Paese in poche mani, col risultato del disastro finanziario nazionale ad anni di distanza.

 

Perché non bisogna dimenticare le ingiustizie di quegli anni?
L'annullamento delle amnistie per i militari coinvolti nella repressione (leggi Punto Final e Obedencia debida, approvate sotto la presidenza di Raul Alfonsìn, ndr) sono fondanti per la società argentina.Ogni società cerca di proteggere la democrazia dall'interno, dopo una esperienza traumatica, creando leggi in sua difesa.La figura del detenuto desaparecido fu un tentativo di superare i problemi posti dalla Dichiarazione Universale dei diritti umani, non lasciando alcun testimone che un giorno potesse chiamare i repressori a rispondere delle loro colpe davanti a un tribunale internazionale.Ma dai tribunali europei ci avete mostrato che non bisogna mai desistere dal ricorrere alla giustizia.

Categoria: Diritti, Tortura, Politica
Luogo: Argentina
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