stampa
invia
Se non ci si fosse abituati alle
stramberie di questa strana guerra, che dal 2000 si combatte a colpi di
diplomazia lungo la zona cuscinetto tra Eritrea e Etiopia, la decisione delle
autorità di Asmara di vietare i voli della missione dell’Onu (Unmee) nel paese
verrebbe
accolta con sorpresa. Da più di dieci giorni ormai gli elicotteri delle Nazioni
Unite, che monitorano la Tsz (Temporary Security Zone) lungo il confine tra i
due paesi, non possono volare nello spazio aereo eritreo. Condizionando
pesantemente l’assistenza alla popolazione civile, già provata da anni di
guerra che hanno provocato la morte di 70.000 persone.
Guerra infinita. Scoppiata nel 1998 per il possesso di una striscia
di territorio chiamata “triangolo di Badme”, la guerra tra i due paesi si è
interrotta nel 2000 grazie agli accordi di Algeri, ma ancora non è stata definita
alcuna
linea di confine. Le conclusioni di una Commissione Indipendente, che tramite
un arbitrato ha assegnato il territorio conteso all’Eritrea, non sono state
accettate dal governo etiope bloccando di fatto qualsiasi possibilità di
accordo. Anche l’offerta etiope dello scorso novembre, che aveva dichiarato di
accettare “in principio” le decisioni della Commissione ma di voler risolvere
la questione tramite ulteriori negoziati, non ha fatto altro che gettare
benzina sul fuoco. Intanto, le popolazioni che vivono nella zona cuscinetto
larga 25 km e monitorata dai caschi blu dell’Unmee pagano le conseguenze di un
conflitto assurdo, per il possesso di una striscia di terra poco fertile e
povera di ricchezze naturali. E lo stato di guerra permette al presidente
eritreo Afeworki di rimandare la transizione a una vera democrazia e di
destinare più del 20% del Pil alle spese militari, un vero record mondiale.
Assistenza negata. Anche se sono stati fugati i timori di una
possibile ripresa del conflitto e della partenza dell’Unmee, non per questo la
decisione del governo eritreo è meno grave. Come confermato a PeaceReporter da Pignatelli e da Richard
Dalrymple, vice-direttore del World Food Programme a Asmara, i voli
permettevano un’assistenza medica e umanitaria tempestiva alla popolazione, che
ora si trova a dipendere dai poco affidabili e lunghi trasporti via terra. Una
prova si è avuta ieri, quando due caschi blu keniani feriti gravemente nella
Tsz non hanno potuto essere trasportati via elicottero a Asmara. Ancor più
grave è il fatto che la Unmee sia stata costretta a interrompere le operazioni
di sminamento al confine, visto che non può garantire la sicurezza dei propri
operatori in caso di incidenti. E proprio a inizio ottobre un pulmino con 61
civili a bordo è saltato su una mina, ferendo gravemente sei persone.
Fortunatamente il bando sui voli dell’Unmee non era ancora in vigore…
Alto
rischio. Purtroppo lo stato di guerra costituisce una sorta
di circolo vizioso per le popolazioni che vivono al confine. “La Tsz è una zona
a alto rischio” conferma Dalrymple “dove si registrano spesso sparatorie, raid
da una parte all’altra del confine per rubare il bestiame e incidenti di vario
tipo. L’assistenza aerea è vitale perché tempestiva, questa decisione potrebbe
avere pesanti conseguenze.” Una visione parzialmente condivisa anche
dall’ambasciatore Pignatelli: “L’economia della Tsz è, come quella di tutta
l’Eritrea, prevalentemente agricola, e avrebbe quindi bisogno più di acqua e
sementi che di altro. E’ inevitabile però che una situazione di insicurezza così
persistente influenzi negativamente lo sviluppo del paese.” Una decisione,
quella del bando sui voli Onu, che fa pendant con la politica di riduzione
degli aiuti ai civili per “incentivare la produzione” che avrebbe portato le
autorità eritree a permettere la consegna di solo il 10 percento delle derrate
necessarie per la sopravvivenza della popolazione, in un anno in cui si
raccoglierà solo un terzo di quanto necessario per sfamare i civili. Se il
governo eritreo ritiene che questo sia il modo giusto per fare pressione sulla
comunità internazionale, ha scelto la strada sbagliata. Matteo Fagotto