20/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



In Eritrea vietati i voli dell’Unmee, a rischio l’assistenza ai civili
Osservatori dell'Unmee in ricognizioneSe non ci si fosse abituati alle stramberie di questa strana guerra, che dal 2000 si combatte a colpi di diplomazia lungo la zona cuscinetto tra Eritrea e Etiopia, la decisione delle autorità di Asmara di vietare i voli della missione dell’Onu (Unmee) nel paese verrebbe accolta con sorpresa. Da più di dieci giorni ormai gli elicotteri delle Nazioni Unite, che monitorano la Tsz (Temporary Security Zone) lungo il confine tra i due paesi, non possono volare nello spazio aereo eritreo. Condizionando pesantemente l’assistenza alla popolazione civile, già provata da anni di guerra che hanno provocato la morte di 70.000 persone.
 
Voli proibiti. Secondo quanto dichiarato dall’Unmee, alla decisione del governo eritreo non sarebbe stata data alcuna motivazione ufficiale, neanche di facciata. In realtà qualcosa di diverso emerge dalle dichiarazioni dell’ambasciatore italiano a Asmara Emanuele Pignatelli, contattato da PeaceReporter. “Il governo eritreo ha dichiarato di essere in grado di provvedere sia alla sicurezza che all’assistenza alla popolazione civile, senza l’aiuto dell’Unmee.” Una motivazione piuttosto bizzarra, e che cozza contro la realtà dei fatti. In realtà, sembra che il governo eritreo abbia deciso di mettere pressione sulla comunità internazionale perché affronti una volta per tutte la questione del confine tra Eritrea e Etiopia, che da cinque anni ormai vede i due paesi in una situazione di stallo senza sbocchi.
 
In giallo i territori contesi tra Etiopia e EritreaGuerra infinita. Scoppiata nel 1998 per il possesso di una striscia di territorio chiamata “triangolo di Badme”, la guerra tra i due paesi si è interrotta nel 2000 grazie agli accordi di Algeri, ma ancora non è stata definita alcuna linea di confine. Le conclusioni di una Commissione Indipendente, che tramite un arbitrato ha assegnato il territorio conteso all’Eritrea, non sono state accettate dal governo etiope bloccando di fatto qualsiasi possibilità di accordo. Anche l’offerta etiope dello scorso novembre, che aveva dichiarato di accettare “in principio” le decisioni della Commissione ma di voler risolvere la questione tramite ulteriori negoziati, non ha fatto altro che gettare benzina sul fuoco. Intanto, le popolazioni che vivono nella zona cuscinetto larga 25 km e monitorata dai caschi blu dell’Unmee pagano le conseguenze di un conflitto assurdo, per il possesso di una striscia di terra poco fertile e povera di ricchezze naturali. E lo stato di guerra permette al presidente eritreo Afeworki di rimandare la transizione a una vera democrazia e di destinare più del 20% del Pil alle spese militari, un vero record mondiale.
 
Attività di sminamento nella TszAssistenza negata. Anche se sono stati fugati i timori di una possibile ripresa del conflitto e della partenza dell’Unmee, non per questo la decisione del governo eritreo è meno grave. Come confermato a PeaceReporter da Pignatelli e da Richard Dalrymple, vice-direttore del World Food Programme a Asmara, i voli permettevano un’assistenza medica e umanitaria tempestiva alla popolazione, che ora si trova a dipendere dai poco affidabili e lunghi trasporti via terra. Una prova si è avuta ieri, quando due caschi blu keniani feriti gravemente nella Tsz non hanno potuto essere trasportati via elicottero a Asmara. Ancor più grave è il fatto che la Unmee sia stata costretta a interrompere le operazioni di sminamento al confine, visto che non può garantire la sicurezza dei propri operatori in caso di incidenti. E proprio a inizio ottobre un pulmino con 61 civili a bordo è saltato su una mina, ferendo gravemente sei persone. Fortunatamente il bando sui voli dell’Unmee non era ancora in vigore…
 
Carri armati eritreiAlto rischio. Purtroppo lo stato di guerra costituisce una sorta di circolo vizioso per le popolazioni che vivono al confine. “La Tsz è una zona a alto rischio” conferma Dalrymple “dove si registrano spesso sparatorie, raid da una parte all’altra del confine per rubare il bestiame e incidenti di vario tipo. L’assistenza aerea è vitale perché tempestiva, questa decisione potrebbe avere pesanti conseguenze.” Una visione parzialmente condivisa anche dall’ambasciatore Pignatelli: “L’economia della Tsz è, come quella di tutta l’Eritrea, prevalentemente agricola, e avrebbe quindi bisogno più di acqua e sementi che di altro. E’ inevitabile però che una situazione di insicurezza così persistente influenzi negativamente lo sviluppo del paese.” Una decisione, quella del bando sui voli Onu, che fa pendant con la politica di riduzione degli aiuti ai civili per “incentivare la produzione” che avrebbe portato le autorità eritree a permettere la consegna di solo il 10 percento delle derrate necessarie per la sopravvivenza della popolazione, in un anno in cui si raccoglierà solo un terzo di quanto necessario per sfamare i civili. Se il governo eritreo ritiene che questo sia il modo giusto per fare pressione sulla comunità internazionale, ha scelto la strada sbagliata. 

Matteo Fagotto

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità