scritto per noi da
Roberta Barazza

Nel solo ospedale di Quinglong, nella regione orientale di Hebei, lo scorso mese sedici
persone sono state ricoverate in seguito a tentativi di suicidio. Undici di loro
erano donne. Nei mesi precedenti la cifra era più o meno la stessa. Simili dati
valgono anche per altre regioni e riguardano soprattutto donne tra i 15 e i 34
anni che vivono in campagna . Secondo le statistiche ufficiali le donne delle
zone rurali tentano il suicidio da 3 a 5 volte in più di quelle che vivono in
città.

I motivi principali che portano a questi gesti estremi sono i rapporti coniugali
fallimentari e le difficoltà economiche. Nelle campagne molte giovani vengono
costrette a sposarsi intorno ai vent’anni e gli uomini sono spesso molto rudi
con loro. Questi ultimi lavorano a ore, passando da un lavoro a un altro, e di
frequente non vengono pagati . Se vi sono figli, il carico famigliare può essere
molto pesante. Le famiglie contadine in genere hanno due bambini, mentre quelle
urbane uno solo.
Yue, una donna dell'Hebei , ha cercato di suicidarsi perché oppressa dai problemi
economici. Yue e il marito guadagnavano appena 400 yuan al mese, circa 40 euro.
Le mogli trascorrono la maggior parte del tempo in casa ad occuparsi di bambini
e anziani. I mariti, invece, lavorano fuori casa e hanno la possibilità di frequentare
un contesto sociale più vario.
I suicidi avvengono il più delle volte per avvelenamento con pesticidi o altre
sostanze diffuse nelle campagne. Il difficile accesso a posti di soccorso aggrava
la situazione. Il trasporto del paziente da alcune aree rurali al più vicino ospedale
attrezzato può durare diverse ore. Le cure, inoltre, costano centinaia di yuan
che peseranno poi sul bilancio della famiglia già poverissima.

Le donne delle campagne cinesi hanno un livello culturale molto basso e sono
soggette a discriminazioni .
Di conseguenza, molte cadono in depressione. Ritengono la loro vita e la loro
attività casalinga di poco valore.
Nelle comunità rurali gli obiettivi riconosciuti come i più importanti per le
donne sono: costruirsi una casa, preparare il matrimonio del figlio e diventare
nonne.
Le strutture burocratiche e gli organi per l'impiego sono per lo più rivolti
agli uomini. Le donne sono ancora incoraggiate e premiate se si limitano a perseguire
gli obiettivi della pianificazione famigliare e a lavorare quasi solo per questo.
Quelle che decidono di organizzare attività extra-famigliari, come conferenze,
corsi o iniziative che riguardano interessi personali, non ricevono sostegno o
incentivi. Ciò, però, accade di rado. La miseria costringe i contadini a dedicarsi
solo al lavoro e al guadagno per cui non resta loro il tempo per la vita sociale
e l'intrattenimento. Nelle campagne, tra l’altro, ci sono pochi luoghi di svago.
Spesso gli unici momenti di incontro collettivo sono rappresentati da un matrimonio
o da un funerale.
Molte donne dicono di aver tentato il suicidio perché “non c'era niente di interessante
nella loro vita” e per uscire da questo grigiore ricorrono a forme di gioco d'azzardo
come – tra le più diffuse - il mahjong, le carte cinesi. Alcune finiscono addirittura con lo sperperare le poche
risorse della famiglia accrescendone i problemi economici. In Cina lo Stato non
prevede per i lavoratori delle campagne sostegni minimi di sussistenza.

Solo in alcuni casi, però, le istituzioni incoraggiano anche le attività femminili.
Segno che le cose stanno cambiando in uno dei Paesi con il più alto tasso di crescita
economica. Nella Cina rurale però permangono ancora antiche usanze, tra cui –
la più terribile - di uccidere le bambine appena nate. In passato, infatti, 'la
politica della pianificazione famigliare' incoraggiava la procreazione di maschi
e le famiglie che aderivano alla cosiddetta politica del 'figlio unico' spesso
non si fermavano davanti a nulla pur di essere sicure di avere un bambino. In
alcune parti della Repubblica Popolare questa pratica ha creato forti squilibri
tra i sessi . Ad esempio nello Shanxi (regione confinante con l’Hebei) nascono
in media 145 maschi e cento femmine, contro una media nazionale di 114 su cento
.
Un ulteriore drammatico aspetto della condizione femminile nelle campagne cinesi
è rappresentato dalla vendita di mogli e figlie. Condannato e punito da Mao dopo
il 1949, questo traffico è riapparso in Cina negli anni '70. Nel 2000 severi provvedimenti
governativi hanno permesso la liberazione di 110mila donne e 30mila bambine che
erano state vendute. Ma il problema resta. L' Unicef ha segnalato la gravità del
problema e ha avviato provvedimenti soprattutto nella regione sud-occidentale
dello Yunnan.

Molte donne verrebbero adescate quando lasciano la campagna per cercare lavoro
in città . Nelle campagne è fondamentale avere moglie ed eredi. In media vi sono
130 maschi ogni cento femmine. Le ragazze vengono comprate per compensare questo
squilibrio, approfittando del loro basso livello culturale e la loro scarsa autostima.
Molte giovani vengono rapite a 20 anni, altre quando sono ancora bambine. Le portano
via con false promesse di guadagni o semplicemente con la forza. A volte vengono
drogate, violentate o vendute più di una volta. Negli ultimi anni molte hanno
tentato la fuga e per questo i sequestratori hanno tagliato loro i tendini dei
piedi.
I contadini pagano le donne circa 500 dollari. I vicini hanno il compito di controllare
la ragazza e obbligarla ad adeguarsi alla nuova situazione. In alcuni casi le giovani
vengono comprate dai proprietari delle fabbriche come manodopera a basso costo
o finiscono vittime della prostituzione. Le autorità si stanno mobilitando per
risolvere il problema, ma è stata spesso denunciata la connivenza tra le forze
dell'ordine e la criminalità. Nel gennaio 2001 sono stati giustiziati otto uomini
accusati del traffico di 140 donne. Il problema però è molto radicato. E’ legato
alle politiche famigliari degli ultimi anni e alla cultura tradizionale. Intanto
sono aumentate le iniziative culturali e sanitarie che mirano a prevenire suicidi. Stabiliscono
un contatto diretto con le famiglie rurali e organizzano centri di ritrovo.
Secondo le statistiche 2003 della World Health Organization, circa un milione di persone si suicidano ogni anno nel mondo. In Cina sono
287mila di cui 156mila donne, mentre dai 20 ai 50 milioni di cinesi tenterebbero
il suicidio senza riuscire a portarlo a termine.