16/11/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Rapite, sfruttate fino alla morte, discriminate dal potere
scritto per noi da
Roberta Barazza
 
Nel solo ospedale di Quinglong, nella regione orientale di Hebei, lo scorso mese sedici persone sono state ricoverate in seguito a tentativi di suicidio. Undici di loro erano donne. Nei mesi precedenti la cifra era più o meno la stessa. Simili dati valgono anche per altre regioni e riguardano soprattutto donne tra i 15 e i 34 anni che vivono in campagna . Secondo le statistiche ufficiali le donne delle zone rurali tentano il suicidio da 3 a 5 volte in più di quelle che vivono in città.
 
Contadine in CinaI motivi principali che portano a questi gesti estremi sono i rapporti coniugali fallimentari e le difficoltà economiche. Nelle campagne molte giovani vengono costrette a sposarsi intorno ai vent’anni e gli uomini sono spesso molto rudi con loro. Questi ultimi lavorano a ore,  passando da un lavoro a un altro, e di frequente non vengono pagati . Se vi sono figli, il carico famigliare può essere molto pesante. Le famiglie contadine in genere hanno due bambini, mentre quelle urbane uno solo.
 
Yue, una donna dell'Hebei , ha cercato di suicidarsi perché oppressa dai problemi economici. Yue e il marito guadagnavano appena 400 yuan al mese,  circa 40 euro. Le mogli trascorrono la maggior parte del tempo in casa ad occuparsi di bambini e anziani. I mariti, invece, lavorano fuori casa e hanno la possibilità di frequentare un contesto sociale più vario.
I suicidi avvengono il più delle volte per avvelenamento con  pesticidi o altre sostanze diffuse nelle campagne. Il difficile accesso a posti di soccorso aggrava la situazione. Il trasporto del paziente da alcune aree rurali al più vicino ospedale attrezzato può durare diverse ore. Le cure, inoltre, costano centinaia di yuan che peseranno poi sul bilancio della famiglia già poverissima.
 
Troppo difficile essere donne in CinaLe donne delle campagne cinesi hanno un livello culturale molto basso e sono soggette a discriminazioni .
Di conseguenza, molte cadono in depressione. Ritengono la loro vita e la loro attività casalinga di poco valore.
Nelle comunità rurali gli obiettivi riconosciuti come i più importanti per le donne sono: costruirsi una casa, preparare il matrimonio del figlio e diventare nonne.
 
Le strutture burocratiche e gli organi per l'impiego sono per lo più rivolti agli uomini. Le donne sono ancora incoraggiate e premiate se si limitano a perseguire gli obiettivi della pianificazione famigliare e a lavorare quasi solo per questo. Quelle che decidono di organizzare attività extra-famigliari, come conferenze, corsi o iniziative che riguardano interessi personali, non ricevono sostegno o incentivi. Ciò, però, accade di rado. La miseria costringe i contadini a dedicarsi solo al lavoro e al guadagno per cui non resta loro il tempo per la vita sociale e l'intrattenimento. Nelle campagne, tra l’altro, ci sono pochi luoghi di svago. Spesso gli unici momenti di incontro collettivo sono rappresentati da un matrimonio o da un funerale.
 
Molte donne dicono di aver tentato il suicidio perché “non c'era niente di interessante nella loro vita” e per uscire da questo grigiore ricorrono a forme di gioco d'azzardo come – tra le più diffuse - il mahjong,  le carte cinesi.  Alcune finiscono addirittura con lo sperperare le poche risorse della famiglia accrescendone i problemi economici. In Cina lo Stato non prevede per i lavoratori delle campagne sostegni minimi di sussistenza.
 
Dunna della minoranza HuiSolo in alcuni casi, però,  le istituzioni incoraggiano anche le attività femminili. Segno che le cose stanno cambiando in uno dei Paesi con il più alto tasso di crescita economica. Nella Cina rurale però permangono ancora antiche usanze, tra cui – la più terribile - di uccidere le bambine appena nate. In passato, infatti, 'la politica della pianificazione famigliare' incoraggiava la procreazione di maschi e le famiglie che aderivano alla cosiddetta politica del 'figlio unico' spesso non si fermavano davanti a nulla pur di essere sicure di avere un bambino. In alcune parti della Repubblica Popolare questa pratica ha creato forti squilibri tra i sessi . Ad esempio nello Shanxi (regione confinante con l’Hebei) nascono in media 145 maschi e cento femmine, contro una media nazionale di 114 su cento .
 
Un ulteriore drammatico aspetto della condizione femminile nelle campagne cinesi è rappresentato dalla vendita di mogli e figlie. Condannato e punito da Mao dopo il 1949, questo traffico è riapparso in Cina negli anni '70. Nel 2000 severi provvedimenti governativi hanno permesso la liberazione di 110mila donne e 30mila bambine che erano state vendute. Ma il problema resta. L' Unicef ha segnalato la gravità del problema e ha avviato provvedimenti soprattutto nella regione sud-occidentale dello Yunnan.
 
Troppo difficile essere donne in CinaMolte donne verrebbero adescate quando lasciano la campagna per cercare lavoro in città . Nelle campagne è fondamentale avere moglie ed eredi. In media vi sono 130 maschi ogni cento femmine. Le ragazze vengono comprate per compensare questo squilibrio, approfittando del loro basso livello culturale e la loro scarsa autostima. Molte giovani vengono rapite a 20 anni, altre quando sono ancora bambine. Le portano via con false promesse di guadagni o semplicemente con la forza. A volte vengono drogate, violentate o vendute più di una volta. Negli ultimi anni molte hanno tentato la fuga e per questo i sequestratori hanno tagliato loro i tendini dei piedi.
 
I contadini pagano le donne circa 500 dollari. I vicini hanno il compito di controllare la ragazza e obbligarla ad adeguarsi alla nuova situazione.  In alcuni casi le giovani vengono comprate dai proprietari delle fabbriche come manodopera a basso costo o finiscono vittime della prostituzione. Le autorità si stanno mobilitando per risolvere il problema, ma è stata spesso denunciata la connivenza tra le forze dell'ordine e la criminalità. Nel gennaio 2001 sono stati giustiziati otto uomini accusati del traffico di 140 donne. Il problema però è molto radicato. E’ legato alle politiche famigliari degli ultimi anni e alla cultura tradizionale. Intanto sono aumentate le iniziative culturali e sanitarie che mirano a prevenire suicidi. Stabiliscono un contatto diretto con le famiglie rurali e organizzano centri di ritrovo.
 
Secondo le statistiche 2003 della World Health Organization, circa un milione di persone si suicidano ogni anno nel mondo. In Cina  sono 287mila di cui 156mila donne, mentre dai 20 ai 50 milioni di cinesi tenterebbero il suicidio senza riuscire a portarlo a termine.
 
 
Categoria: Diritti, Donne
Luogo: Cina