stampa
invia
Decine di migliaia di persone che hanno perso la vita, più di 65mila ferite,
di
cui molte non hanno ancora ricevuto i necessari soccorsi, al punto che
lesioni in condizioni normali non pericolose per la vita potrebbero
diventarlo. Questi gli ultimi numeri sul Pakistan diramati
dall’Organizzazione mondiale della sanità, preoccupata per le
condizioni dei sopravvissuti che aspettano assistenza medica.
Un riparo fra le macerie. L’Oms valuta che 3 milioni e 300mila persone abbiano perso la loro casa
per il terremoto. Le città che hanno subito i danni maggiori sono Bagh,
Rawalakot, Muzzaffarabad e Balakot; alcuni villaggi sono stati
completamente cancellati dal terremoto e non sono ancora note le
condizioni di zone inaccessibili, come a nord di Muzzaffarabad. A Bagh,
per esempio, tutte le strutture sanitarie civili e militari sono
crollate e non sembra esserci un solo edificio in tutta la città ove
stabilire un centro medico: Medici senza frontiere riporta che il 90
percento delle costruzioni è distrutto o gravemente danneggiato. La
necessità di un riparo per i sopravvissuti è sempre una priorità: “Le
montagne sono coperte di neve”, racconta ancora Stellmen, “il che
mostra ciò che in questo momento è più urgente: tende, tende e ancora
tende! C’è una drammatica mancanza di ripari per i senzatetto”.
Migliaia di litri. Sono molte le persone, che oltre a non potersi curare, devono fare i
conti con la mancanza di un riparo: “Migliaia di sopravvissuti stanno
ancora trascorrendo all’aperto notti con temperature molto basse;
alcuni hanno ferite aperte o infette e l’accesso all’acqua pulita è
difficile” afferma ancora la Federazione internazionale delle società
della Croce rossa e mezzaluna rossa. L’Oms, negli ultimi comunicati,
sottolinea come la mancanza di acqua pulita sia diventata il rischio
maggiore per la salute della popolazione nelle zone colpite dal
terremoto, tanto da fare appello alla Comunità internazionale per ché
vengano procurate con urgenza scorte di acqua sicura: “Sono necessari
centinaia di migliaia di litri per le persone sopravvissute, per
ridurre il rischio di epidemie, per l’igiene nelle strutture sanitarie
dove le persone già gravemente ferite rischiano di contrarre infezioni
fatali e malattie collegate all’acqua non sicura”. Ripari, cure
mediche, acqua, per fermare il conteggio dei morti causati dal
terremoto dell’otto ottobre.
Valeria Confalonieri