19/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Cure mediche, rifugi, acqua pulita per gli sfollati in Pakistan
Arrivo di aiuti ai sopravvissuti. Copyright Medici senza frontiere.Decine di migliaia di persone che hanno perso la vita, più di 65mila ferite, di cui molte non hanno ancora ricevuto i necessari soccorsi, al punto che lesioni in condizioni normali non pericolose per la vita potrebbero diventarlo. Questi gli ultimi numeri sul Pakistan diramati dall’Organizzazione mondiale della sanità, preoccupata per le condizioni dei sopravvissuti che aspettano assistenza medica.

Il rischio di infezioni. “Dopo più di una settimana dal disastro stiamo ancora visitando pazienti con terribili ferite che non sono ancora curate” racconta Jan Peter Stellem, di Medici senza frontiere. “Molte ferite sono gravemente infette occorre disinfettarle urgentemente onde evitare che i pazienti muoiano di sepsi”. Stellem parla di ferite alla testa con la pelle che si stacca, di arti quasi staccati, di mani come morte. Gli capita di eseguire anche 36 operazioni in un giorno, insieme con i chirurghi pakistani: “Stiamo lavorando fianco a fianco e in questo modo stiamo curando tutto ciò che può essere curato in queste condizioni”. La preoccupazione per i feriti viene riportata anche dalla Federazione internazionale delle società della Croce rossa e Mezzaluna rossa, la cui delegazione a Islamabad ha valutato che “delle 63mila persone ferite, solo 16mila hanno avuto cure mediche. Particolarmente a rischio sono i bambini e gli anziani”. A Islamabad, il Pakistan Institute for Medical Science ricovera ogni giorno 300 pazienti : appena le condizioni cliniche lo permettono, i malati vengono trasferiti in altri ospedali pubblici del Paese per permettere il ricovero di altri feriti gravi che giungono da zone sperdute.

Assistenza medica ai feriti. Foto di Stephan Grosse Rueschka, Medici senza frontiere Un riparo fra le macerie.
L’Oms valuta che 3 milioni e 300mila persone abbiano perso la loro casa per il terremoto. Le città che hanno subito i danni maggiori sono Bagh, Rawalakot, Muzzaffarabad e Balakot; alcuni villaggi sono stati completamente cancellati dal terremoto e non sono ancora note le condizioni di zone inaccessibili, come a nord di Muzzaffarabad. A Bagh, per esempio, tutte le strutture sanitarie civili e militari sono crollate e non sembra esserci un solo edificio in tutta la città ove stabilire un centro medico: Medici senza frontiere riporta che il 90 percento delle costruzioni è distrutto o gravemente danneggiato. La necessità di un riparo per i sopravvissuti è sempre una priorità: “Le montagne sono coperte di neve”, racconta ancora Stellmen, “il che mostra ciò che in questo momento è più urgente: tende, tende e ancora tende! C’è una drammatica mancanza di ripari per i senzatetto”.

Aiuti per i terremotati in Pakistan. Foto di Stephan Grosse Rueschka, Medici senza frontiere. Migliaia di litri. Sono molte le persone, che oltre a non potersi curare, devono fare i conti con la mancanza di un riparo: “Migliaia di sopravvissuti stanno ancora trascorrendo all’aperto notti con temperature molto basse; alcuni hanno ferite aperte o infette e l’accesso all’acqua pulita è difficile” afferma ancora la Federazione internazionale delle società della Croce rossa e mezzaluna rossa. L’Oms, negli ultimi comunicati, sottolinea come la mancanza di acqua pulita sia diventata il rischio maggiore per la salute della popolazione nelle zone colpite dal terremoto, tanto da fare appello alla Comunità internazionale per ché vengano procurate con urgenza scorte di acqua sicura: “Sono necessari centinaia di migliaia di litri per le persone sopravvissute,  per ridurre il rischio di epidemie, per l’igiene nelle strutture sanitarie dove le persone già gravemente ferite rischiano di contrarre infezioni fatali e malattie collegate all’acqua non sicura”. Ripari, cure mediche, acqua, per fermare il conteggio dei morti causati dal terremoto dell’otto ottobre.

 

Valeria Confalonieri

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