19/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Iraniani e britannici si rinfacciano le reponsabilità per l'attentato in Khuzestan
Il 16 ottobre, due esplosioni hanno ucciso sei persone e provocato oltre cento feriti nel mercato di Ahwaz, capoluogo della provincia a maggioranza araba nel Khuzestan iraniano. L’esplosione è avvenuta mentre, oltre il confine iracheno, si teneva il referendum sulla costituzione. La città di Ahwaz è nel sud ovest dell’Iran, molto vicino a Bassora nel sud dell’Iraq, da cui storicamente provengono molti dei suoi abitanti. Lunedì un altro ordigno è stato scoperto in città, sotto un ponte, e disinnescato.
  Funerali delle sei vittime
Khuzestan nel mirino. L’attentato non è stato rivendicato, ma sembra essere collegato alla presenza delle truppe britanniche oltreconfine. Il 12 giugno, durante le elezioni presidenziali in Iran, altre autobombe avevano ucciso dodici persone ad Ahwaz, i feriti furono oltre novanta. Nell’aprile del 2005, una lettera del vice presidente agli affari legali del parlamento Ali Abtahi, invitava alla “persianizzazione” dell’area a dominanza araba. Seguirono manifestazioni di protesta duramente represse: tre morti e decine di arresti. L’Iran, anche in passato, tentò di trasferire gli arabi in altre aree del paese, per avere il controllo sul territorio, petrolifero e strategicamente rilevante, del Khuzestan: sia attraverso tresferimenti forzati che con alchimie burocratiche volte a spezzare la struttura tribale delle famiglie arabe. A gennaio di quest’anno il capo dei corrispondenti di al Jazeera in Iran è stato convocato per ricevere una “forte protesta” da parte del Ministero per la Cultura e l’Ordinamento Islamico, avendo messo in onda un documentario proprio sulla provincia araba.
 
Funerali delle vittimeAttentati senza rivendicazione. Il Fronte Popolare Democratico degli Arabi di Ahwaz in Iran è ilgruppo più forte della minoranza araba. L’organizzazione, che ha sede a Londra, non ha mai aderito alla resistenza armata. Ha però organizzato in aprile le proteste contro i piani di persianizzazione regionale, che il regime descrisse come ”ispirate dall’estero”. Domenica, poche ore dopo le esplosioni, la televisione iraniana al Alam lanciava precise accuse: “Ahwaz ha già assistito a simili esplosioni. Le indagini provano il coinvolgimento delle truppe britanniche”. Queste accuse sono state lanciate dal generale iraniano Hejazi, come per induzione sulla base dei sospetti accumulati contro gli inglesi negli attacchi precedenti. Già il 10 ottobre infatti, Issa Darai, comandante della polizia nel Khuzestan denunciava il problema del traffico di armi nel paese, mosso da Usa, Gran Bretagna e dal Mossad israeliano.
 
Soldato mostra le macerie di una delle due esplosioni
L’impronta britannica. L’accusa contro le forze britanniche è stata più esplicita che in passato perché pronunciata dal presidente Ahmadinejad. Kayhan e Siyasat e-Rouz, quotidiani conservatori iraniani, hanno colto l’occasione per invitare alla rottura delle relazioni con la Gran Bretagna. Diversi politici iraniani hanno puntato il dito contro le truppe a Bassora, che oltre a favorire il traffico di esplosivi, avrebbero formato gruppi mercenari e separatisti del Khuzestan alla guerriglia. Anche un ufficiale della sicurezza irachena, identificato dall’agenzia Fars come Abu Ali, il 10 ottobre aveva riferito di un piano britannico per favorire la secessione del Khuzestan dall’Iran. Un piano di spionaggio, sabotaggio e sostegno alla formazione combattente locale dei Mujahedin e-Khalq del quale, secondo la fonte, sarebbe a conoscenza anche l’ambasciata britannica a Teheran. Non è chiaro quale possa essere la convenienza di una secessione nel Khuzestan per le truppe britanniche, ma è possibile che l’accusa iraniana sia solo una risposta a quelle di ingerenza negli affari iracheni, mosse loro dagli inglesi, .
 
L’impronta iraniana. Sul fronte iracheno, giungono le accuse del comando britannico a Bassora contro l’Iran, ritenuto mandante di attacchi contro le truppe inglesi costati la vita a otto militari tra maggio e settembre. Anche in questo caso l’accusa è quella di avere sostenuto la guerriglia (sciita, ma anche sunnita) con armi e addestramento. I britannici sostengono che gli ultimi attacchi contro di loro sono stati portati “Con equipaggiamento tecnicamente avanzato usato in precendenza dagli Hezbollah libanesi”, notoriamente vicini all’Iran. Il ministro degli Esteri Jack Straw ha dichiarato: “Abbiamo presentato agli iraniani le prove che legano gli esplosivi usati contro di noi agli Hezbollah, e quindi all’Iran”. Razzi anticarro con guida ad infrarossi, abbastanza moderni da aggirare i sistemi di sicurezza britannici. 
  I due soldati in incognito dopo la liberazione
Infiltrazioni. A fine agosto, il giornalista Steven Vincent, è stato rapito e ucciso da ignoti dopo aver scritto sul Times che nella polizia di Bassora militavano molti infiltrati provenienti dall’esercito del Mahdi. La notizia toglieva il coperchio sulla gestione della sicurezza nel sud del paese: tolleranza con le formazioni armate sciite in cambio della relativa calma durata fino ad inizio 2005. In seguito i britannici hanno accusato l’Iran di supportare i gruppi sciiti più radicali, come i fuoriusciti dall’esercito del Mahdi guidato da Moqtada al Sadr. Il loro leader, Ahmed al Fartusi, è stato arrestato dagli inglesi il 18 settembre, due giorni prima che scoppiasse il caso dei due militari in incognito arrestati dalla polizia a Bassora e poi liberati in modo distruttivo dall’esercito. Quali attività stessero conducendo i due britannici liberati non è ancora chiarito ma, stando alle armi e strumentazioni in loro possesso, si è da più parti ipotizzato che stessero indagando proprio sulle infiltrazioni di militanti sciiti nella polizia cittadina. Il 17 ottobre, il capitano Ken Masters, 40 anni, della Polizia Investigativa britannica, veniva misteriosamente trovato morto nella base militare di Bassora. Stava lavorando all’inchiesta proprio sull’operato dei due soldati.
 

Naoki Tomasini

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