Iraniani e britannici si rinfacciano le reponsabilità per l'attentato in Khuzestan
Il 16 ottobre, due esplosioni hanno ucciso sei persone
e provocato oltre cento feriti nel mercato di Ahwaz, capoluogo della provincia
a maggioranza araba nel Khuzestan iraniano. L’esplosione è avvenuta mentre, oltre
il confine iracheno, si teneva il referendum sulla
costituzione. La città di Ahwaz è nel sud ovest dell’Iran, molto vicino a
Bassora nel sud dell’Iraq, da cui
storicamente provengono molti dei suoi abitanti. Lunedì un altro ordigno è
stato scoperto in città, sotto un ponte, e disinnescato.

Khuzestan nel mirino.
L’attentato non è stato rivendicato, ma sembra essere collegato alla
presenza delle truppe britanniche oltreconfine. Il 12
giugno, durante le elezioni presidenziali in Iran, altre
autobombe avevano ucciso dodici persone ad Ahwaz, i feriti furono oltre
novanta. Nell’aprile del 2005, una lettera del vice presidente agli
affari legali del parlamento Ali Abtahi, invitava alla
“persianizzazione” dell’area a dominanza araba. Seguirono
manifestazioni di protesta duramente represse: tre morti
e decine di arresti. L’Iran, anche in passato, tentò di
trasferire gli arabi in altre aree del paese, per avere il controllo
sul territorio, petrolifero e strategicamente rilevante, del Khuzestan:
sia attraverso tresferimenti forzati che con
alchimie burocratiche volte a spezzare la struttura tribale delle
famiglie
arabe. A gennaio di quest’anno il capo dei corrispondenti di al Jazeera
in Iran è stato
convocato per ricevere una “forte protesta” da parte del Ministero per
la
Cultura e l’Ordinamento Islamico, avendo messo in onda un
documentario
proprio sulla provincia araba.
Attentati senza
rivendicazione.
Il Fronte Popolare Democratico degli Arabi di Ahwaz in Iran è ilgruppo
più forte
della minoranza araba.
L’organizzazione, che ha sede a Londra, non ha mai aderito alla
resistenza armata. Ha però organizzato in aprile le proteste contro i
piani di
persianizzazione regionale, che il regime descrisse come ”ispirate
dall’estero”.
Domenica, poche ore dopo le esplosioni, la televisione iraniana al Alam
lanciava precise accuse: “Ahwaz ha già assistito a
simili esplosioni. Le indagini provano il coinvolgimento delle truppe
britanniche”. Queste accuse sono state lanciate dal generale iraniano
Hejazi, come per induzione sulla base dei sospetti accumulati contro
gli
inglesi negli attacchi precedenti. Già il 10 ottobre infatti, Issa
Darai,
comandante della polizia nel Khuzestan denunciava il problema del
traffico di
armi nel paese, mosso da Usa, Gran Bretagna e dal Mossad
israeliano.

L’impronta
britannica. L’accusa contro le forze britanniche è stata più esplicita
che in passato perché pronunciata dal presidente Ahmadinejad.
Kayhan e Siyasat e-Rouz, quotidiani conservatori iraniani, hanno colto l’occasione
per invitare alla rottura delle relazioni
con la Gran Bretagna. Diversi politici iraniani hanno puntato il dito
contro le truppe a Bassora, che oltre a favorire il traffico di esplosivi, avrebbero
formato gruppi mercenari e
separatisti del Khuzestan alla guerriglia. Anche un ufficiale della sicurezza
irachena, identificato dall’agenzia Fars come Abu Ali, il 10 ottobre
aveva riferito di un piano britannico per favorire la secessione del Khuzestan
dall’Iran. Un piano di spionaggio, sabotaggio e sostegno alla formazione
combattente locale dei Mujahedin e-Khalq del quale, secondo la fonte, sarebbe
a
conoscenza anche l’ambasciata britannica a Teheran. Non è chiaro
quale possa essere la convenienza di una secessione nel Khuzestan per le truppe
britanniche, ma è possibile che
l’accusa iraniana sia solo una risposta a quelle di ingerenza negli affari iracheni,
mosse loro dagli inglesi, .
L’impronta iraniana. Sul
fronte iracheno, giungono le accuse del comando
britannico a Bassora contro l’Iran, ritenuto mandante di attacchi
contro le truppe inglesi costati la vita a otto militari tra maggio e settembre.
Anche in questo caso
l’accusa è quella di avere sostenuto la guerriglia (sciita, ma anche
sunnita)
con armi e addestramento. I britannici sostengono che gli ultimi
attacchi
contro di loro sono stati portati “Con equipaggiamento tecnicamente
avanzato
usato in precendenza dagli Hezbollah libanesi”, notoriamente vicini
all’Iran. Il ministro degli Esteri Jack Straw ha dichiarato: “Abbiamo
presentato agli iraniani le prove che legano gli esplosivi usati contro
di noi
agli Hezbollah, e quindi all’Iran”. Razzi anticarro con guida ad
infrarossi, abbastanza moderni da aggirare i sistemi di sicurezza
britannici.

Infiltrazioni. A
fine agosto, il giornalista Steven Vincent, è stato rapito e ucciso
da
ignoti dopo aver scritto sul Times che nella polizia di Bassora militavano molti
infiltrati provenienti dall’esercito del Mahdi. La notizia toglieva il
coperchio sulla gestione della sicurezza nel sud del paese:
tolleranza con le formazioni armate sciite in cambio della relativa
calma durata fino ad inizio 2005. In seguito i britannici hanno
accusato l’Iran
di supportare i gruppi sciiti più radicali, come i fuoriusciti
dall’esercito
del Mahdi guidato da Moqtada al Sadr. Il loro leader, Ahmed al
Fartusi, è stato arrestato dagli inglesi il 18 settembre, due giorni
prima
che scoppiasse il caso dei due militari in incognito arrestati dalla
polizia a
Bassora e poi liberati in modo distruttivo dall’esercito. Quali
attività stessero conducendo i due britannici liberati non è
ancora chiarito ma, stando alle armi e strumentazioni
in loro possesso, si è da più parti ipotizzato che stessero indagando proprio
sulle infiltrazioni di militanti sciiti nella
polizia cittadina. Il 17 ottobre, il capitano Ken Masters, 40 anni,
della
Polizia Investigativa britannica, veniva misteriosamente trovato morto
nella
base militare di Bassora. Stava lavorando all’inchiesta proprio
sull’operato dei
due
soldati.