Chavez: “Non sono Presidente. Sto facendo le funzioni del Presidente”
Un campo di calcio dall’erba rigogliosa, verde. San Siro come non si era mai
visto. Verde come la speranza di un popolo, anzi di un intero continente, quello
latino americano, che vede nel presidente venezuelano, Hugo Chavez, un futuro.
“Io credo che il socialismo sia il cammino giusto, il capitalismo quello verso
l’inferno. Dobbiamo cercare di trovare il cammino verso il regno che annunciava
Cristo, il regno dell’uguaglianza, della solidarietà e della libertà. Ed è possibile
trovarlo solo nel socialismo”.
Al termine della “cumbre Iberoamericana” svoltasi a Salamanca nei giorni scorsi, Hugo Chavez, presidente della Repubblica
Bolivariana di Venezuela, è stato ospite, fra gli altri appuntamenti, dell’Fc
Internazionale e del suo presidente Massimo Moratti. A San Siro per una amichevole
fra la nazionale venezuelana e l’Inter. La partita è finita 1 a 0 per gli ospiti,
ma il vero risultato è un altro.
Chavez a Milano. Sorridente come un ragazzino che vede i suoi campioni giocare a calcio, Hugo
Chavez è sembrato subito disponibilissimo al dialogo nonostante le molte guardie
del corpo presenti per difendere la sua incolumità. E, interrogato sui diversi
temi affrontati in questi giorni, ha parlato a lungo (dimenticando di vedere la
partita)
“L’Inter è una grande squadra che ha una forte tradizione sociale. E’ una società
che è sempre stata in sintonia con tutti i popoli del mondo alla ricerca di un
mondo migliore”, ha detto il presidente. "Ecco perchè siamo venuti fino a qui,
a Milano, per questa partita”. Poi però ha voluto lanciare un messaggio a tutti
i cittadini latino americani (soprattutto a quelli venezuelani) che vivono in
Italia: “Dono tutto il mio amore e il mio affetto per i cittadini latino americani
che vivono in Europa. E voglio dare loro anche un consiglio: devono studiare,
lottare e apprendere il più possibile qui in Europa. Ma spero che tutti quelli
che sono in questo continente non si dimentichino mai le loro radici latino americane.
Tutti stiamo lottando per contribuire alla costruzione di un mondo migliore”.
Politica venezuelana. Come è stato ricevuto dal popolo europeo un presidente tanto discusso? Sembra,
dalle sue parole, molto bene “Giriamo per il continente europeo come se fossimo
a casa nostra. Soprattutto in questo periodo, in questa nuova fase storica dell’Europa.
L’Europa che si sta alzando con nuovi valori. L’America Latina, l’abbiamo sempre
detto, ha bisogno della “nuova Europa”. Uniti riusciremo sicuramente ad avere
un mondo migliore".
Stuzzicato sull’argomento delle espulsioni delle suore evangeliche sospettate
di essere informatrici della Cia, Chavez ha detto, ironicamente: “Io ho grandi
amici fra gli evangelici. Ne ho molti fra i pastori di tutte le correnti evangeliche.
Siamo tutti cristiani cattolici, io sono cattolico e profondamente cristiano.”
La cumbre. Grazie alla spagna che ha organizzato la Cumbre iberoamericana, Chavez ha potuto
anche fare visita in Galizia, una regione guidata dalla sinistra spagnola che,
come ha sottolineato il presidente Chavez ha “molta amicizia nei confronti del
Venezuela. Tanto che sono stati firmati ben sei trattati di cooperazione, quelli
agricoli, quelli industriali, turistici e molti altri”.
Ma la riunione spagnola ha messo anche in evidenza i pensieri di Chavez sulla
prima potenza al mondo, gli Usa. Chavez ha definito “dittatura di Washington”,
il comportamento tenuto dagli Stati Uniti negli ultimi anni. Oltre alla riunione ibero americana Chavez ha partecipato a Roma alla conferenza Fao per il sessantesimo anniversario
della sua fondazione. “Siamo venuti qui per parlare con tutti i presidenti, anche
con Lula, sul problema della fame e su questa enorme tragedia che il mondo vive.
Per cercare di trovare una via di uscita, e in più per portare idee, concepire
progetti e produrre alimenti per abbassare drasticamente la fame nel mondo. Sono
stato invitato insieme agli altri presidenti a discutere sulle incertezze dell’America
Latina, ma soprattutto per esporre il mio pensiero su questo periodo meraviglioso che sta cominciando
a vivere questa terra del “nuovo mondo”.
Approfittando di una serie di eventi favorevoli abbiamo chiesto di giocare questa
partita con i ragazzi dell’Inter, che sono sempre ben disposti a sostenere le
cause sociali”.
Moratti “Che Guevara”. E’ stato per primo il corrispondente della Bbc a definire il patron nerazzurro
una specie di Che Guevara, suscitando un sorriso al presidente che ha risposto
“E' una manifestazione a carattere sociale, non politico”. Ma ha anche aggiunto:
“E’ stata una richiesta da parte venezuelana quella di fare una partita con l'Inter.
Per noi è stato un piacere oltre che un grande onore incontrare un capo di stato
qui a San Siro”. La squadra di Moratti è composta da molti giocatori provenienti
dal Sud America, fatto che potrebbe aver influenzato la scelta sociale della gestione
“morattiana” della squadra. “Beh si, forse c’è un feeling particolare con tutte
le squadre di quel continente”. Quando però si ricorda a Moratti anche l’amicizia
con Marcos gli si illuminano gli occhi e, felice, racconta “La partita fra l’Inter
e una rappresentanza dell’esercito Zapatista non si farà adesso solo per i logici
problemi dovuti al momento di 'allarme rosso' che stanno vivendo da quelle parti.
Noi non abbiamo cambiato idea. La partita la vogliamo fare e, a quanto mi risulta,
anche il Sub Comandante Marcos ha intenzione di portare avanti questo progetto.
Fra l’altro Marcos è un uomo di una simpatia enorme”.
Solleticato sull’eventuale amicizia ambigua, come può essere giudicata quella
con Chavez, vuoi per il petrolio che accomuna i due uomini, e che divide Chavez
da Bush, Moratti lapidario ha fatto sapere: “L’amicizia si giudica su altre basi.
Non su quelle politiche”.