18/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



I regime di Aliyev vieta il colore delle rivoluzioni, ma fa di tutto per provocarne una
Manifestazione di arancioni a BakuNelle vetrine e negli scaffali dei centri commerciali ‘Sadarak’ e ‘Bina’ e di tutti i negozi di vestiti di Baku ormai non c’è più nulla di arancione. Magliette e maglioni, camicie e sciarpe, guanti e cappelli: tutti gli articoli di quel colore sono stati ritirati dalla vendita o sequestrati dalla polizia in esecuzione di un’ordinanza dello scorso 10 agosto che ha vietato il commercio di articoli da vestiario arancione. La pena per i negozianti trasgressori è il sequestro della merce e multe salatissime. A nulla sono valse le proteste: quel colore è vietato.
 
Manifestazione di AzadliqUn colore che fa paura. Dopo il trionfo delle rivoluzioni ‘colorate’ , in particolare dopo quella ‘arancione’ in Ucraina, questo colore è diventato un simbolo che fa tremare tutti gli autoritari presidenti e dittatori delle repubbliche ex sovietiche. Ma fino ad ora nessuno era arrivato al punto di vietarlo per decreto, come ha fatto il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, succeduto al padre due anni fa con un’elezione farsa che scatenò proteste di piazza represse con la violenza e con un’ondata di arresti politici.
Il 6 novembre in questo Paese si terranno le elezioni parlamentari e per l’occasione le opposizioni democratiche hanno promesso di ‘fare come a Kiev’, organizzando manifestazioni popolari per chiedere le dimissioni di Aliyev. Con la benedizione del Dipartimento di Stato Usa e della fondazione Open Society del magnate americano George Soros.
 
Gli ultimi scontri di piazzaScontri ogni finesettimana. Da quando è iniziata la campagna elettorale, i tre partiti di opposizione azera riuniti nel blocco Azadliq (Libertà) hanno portato ogni finesettimana nelle piazze di Baku migliaia di persone sfidando i divieti governativi di manifestare. Nonostante la carenza di indumenti arancioni, magliette, bandiere e striscioni di quel colore hanno riempito le strade della capitale. Regolarmente è intervenuta la polizia antisommossa, che ha disperso i cortei a bastonate, arrestando centinaia di dimostranti.
“Ogni volta si ripete la stessa scena”, ha dichiarato alla stampa Saida Godzhamanly, direttrice del Ufficio Diritti Umani di Baku. “Da una parte bastoni, scudi e violenza, dall’altra la gente che sogna la democrazia e la libertà”.
Adam Ereli, portavoce del Dipartimento di Stato Usa, ha lanciato nei giorni scorsi un chiaro avvertimento al regime di Baku: “Il governo azero deve rispettare le regole del diritto e le libertà civili dei suoi cittadini”.
Gli ha fatto eco l’organizzazione legata a George Soros, Freedom House: “Il governo azero deve dimostrare con azioni concrete il suo impegno per la democratizzazione del Paese”.
 
Un blindato per le strade di Baku“La rivoluzione comincia oggi”. Ieri, 17 ottobre, i giornali dell’opposizione titolavano “La rivoluzione inizia oggi”. I blindati pattugliavano le strade della città e i posti di blocco della polizia avevano chiuso la strada che porta dalla capitale all’aeroporto. Era infatti atteso a Baku Rasul Guliyev, ex speaker del parlamento e leader dell’opposizione democratica da nove anni in esilio negli Usa, che ora ha deciso di tornare in patria per candidarsi alle elezioni. Il governo - che considera Guliyev l’unica figura dell’opposizione capace di aggregare attorno a sé un movimento forte - aveva avvertito che il politico sarebbe stato arrestato appena sceso dall’aereo per una vecchia faccenda di scandali finanziari legata alla privatizzazione di una raffineria di Stato. I suoi sostenitori avevano promesso di andare all’aeroporto per ‘difendere’ il loro leader, ma molti di essi sono stati preventivamente arrestati la notte prima in una retata della polizia. Alla fine, ieri pomeriggio, Guliyev, che era partito in aereo da Londra, è stato arrestato su mandato azero all’aeroporto di Simferopol, in Ucraina, dove il suo aereo ha fatto scalo dopo che le autorità azere gli avevano negato il permesso di atterraggio all’aeroporto di Baku.
 
Ilham Aliyev (sinistra) e Rasul GuliyevAccesa la miccia della rivoluzione? Parlando alla stampa prima della sua partenza, Guliyev aveva per l’ennesima volta dichiarato che le accuse contro di lui sono infondate e politicamente motivate, dicendo di non temere l’arresto e di voler tornare a tutti i costi nel suo Paese “per combattere la dittatura, la corruzione e i monopoli”, e aggiungendo un invito alle autorità uzbeche: “Chiedo al governo di non calpestare i diritti civili e invito il popolo a protestare contro le violazioni dei diritti umani”.
Ora che Guliyev è stato arrestato le proteste non si faranno attendere.
Rauf Arifoglu, uno dei portavoce dell’opposizione azera, aveva avvertito nei giorni scorsi che l’arresto del leader esiliato non avrebbe fatto altro che "accelerare i tempi della rivoluzione”.
Probabilmente con questa mossa il regime di Aliyev si è dato la zappa sui piedi, innescando la miccia di una bomba che non aspettava altro che un buon pretesto per esplodere. Una bomba arancione.

Enrico Piovesana

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