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Nelle vetrine e negli scaffali dei centri commerciali ‘Sadarak’ e ‘Bina’ e di
tutti i negozi di vestiti di Baku ormai non c’è più nulla di arancione. Magliette
e maglioni, camicie e sciarpe, guanti e cappelli: tutti gli articoli di quel colore
sono stati ritirati dalla vendita o sequestrati dalla polizia in esecuzione di
un’ordinanza dello scorso 10 agosto che ha vietato il commercio di articoli da
vestiario arancione. La pena per i negozianti trasgressori è il sequestro della
merce e multe salatissime. A nulla sono valse le proteste: quel colore è vietato.
Un colore che fa paura. Dopo il trionfo delle rivoluzioni ‘colorate’ , in particolare dopo quella ‘arancione’
in Ucraina, questo colore è diventato un simbolo che fa tremare tutti gli autoritari
presidenti e dittatori delle repubbliche ex sovietiche. Ma fino ad ora nessuno
era arrivato al punto di vietarlo per decreto, come ha fatto il presidente dell’Azerbaigian,
Ilham Aliyev, succeduto al padre due anni fa con un’elezione farsa che scatenò
proteste di piazza represse con la violenza e con un’ondata di arresti politici.
Scontri ogni finesettimana. Da quando è iniziata la campagna elettorale, i tre partiti di opposizione azera
riuniti nel blocco Azadliq (Libertà) hanno portato ogni finesettimana nelle piazze di Baku migliaia di
persone sfidando i divieti governativi di manifestare. Nonostante la carenza di
indumenti arancioni, magliette, bandiere e striscioni di quel colore hanno riempito
le strade della capitale. Regolarmente è intervenuta la polizia antisommossa,
che ha disperso i cortei a bastonate, arrestando centinaia di dimostranti.
“La rivoluzione comincia oggi”. Ieri, 17 ottobre, i giornali dell’opposizione titolavano “La rivoluzione inizia
oggi”. I blindati pattugliavano le strade della città e i posti di blocco della
polizia avevano chiuso la strada che porta dalla capitale all’aeroporto. Era infatti
atteso a Baku Rasul Guliyev, ex speaker del parlamento e leader dell’opposizione
democratica da nove anni in esilio negli Usa, che ora ha deciso di tornare in
patria per candidarsi alle elezioni. Il governo - che considera Guliyev l’unica
figura dell’opposizione capace di aggregare attorno a sé un movimento forte -
aveva avvertito che il politico sarebbe stato arrestato appena sceso dall’aereo
per una vecchia faccenda di scandali finanziari legata alla privatizzazione di
una raffineria di Stato. I suoi sostenitori avevano promesso di andare all’aeroporto
per ‘difendere’ il loro leader, ma molti di essi sono stati preventivamente arrestati
la notte prima in una retata della polizia. Alla fine, ieri pomeriggio, Guliyev,
che era partito in aereo da Londra, è stato arrestato su mandato azero all’aeroporto
di Simferopol, in Ucraina, dove il suo aereo ha fatto scalo dopo che le autorità
azere gli avevano negato il permesso di atterraggio all’aeroporto di Baku.
Accesa la miccia della rivoluzione? Parlando alla stampa prima della sua partenza, Guliyev aveva per l’ennesima
volta dichiarato che le accuse contro di lui sono infondate e politicamente motivate,
dicendo di non temere l’arresto e di voler tornare a tutti i costi nel suo Paese
“per combattere la dittatura, la corruzione e i monopoli”, e aggiungendo un invito
alle autorità uzbeche: “Chiedo al governo di non calpestare i diritti civili e
invito il popolo a protestare contro le violazioni dei diritti umani”. Enrico Piovesana