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Inedito appello. La decisione della Corte Suprema concede un secondo grado di giudizio che, fino
a qualche giono fa, era sempre stato negato. Una delle accuse che le organizzazioni
per i diritti umani muovevano al governo di Tripoli era proprio quella di non
aver mai concesso ai condannati la possibilità di un appello. Inoltre gli imputati
erano stati giudicati e condannati dal famigerato Tribunale del Popolo, una corte
speciale che in Libia si occupa di casi legati alla sicurezza nazionale. Un tribunale
speciale quindi, vietato dalle principali convenzioni internazionali che garantiscono
un processo equo agli imputati. Questi ultimi erano quasi tutti studenti e docenti universitari, e comunque tra loro non c'era nessuno accusato di altri reati.
Le
pene comminate andavano da 10 anni di carcere all'ergastolo. La situazione pareva
irrecuperabile, nonostante l'impegno internazionale di una serie di associazioni
come Amnesty International che si erano battute per chiedere il rilascio dei detenuti. Ma inatteso è arrivato
un aiuto che i Fratelli Musulmani in carcere non si sarebbero mai aspettati.
La nuova generazione. Sulla stampa libica che, secondo i rapporti annuali di Reporter sans Frontieres, è una delle meno libere del mondo, è stato pubblicato un appello per la revisione
del processo degli 85 detenuti. La richiesta non era, come si potrebbe pensare,
firmata dalle associazioni che si sono battute per la liberazione dei prigionieri
ma veniva da un sostenitore inatteso: Seif al-Islam Gheddafi. Proprio lui, il
figlio del Colonnello. “I Fratelli Musulmani non sono un'organizzazione che complotta
ai danni dello Stato”, ha dichiarato il rampollo del leader libico, “i condannati
devono tornare liberi e devono essere riabilitati”. Il peso di queste dichiarazioni,
che vengono dal figlio di Gheddafi, si può immaginare. Pochi giorni dopo, non
a caso, è arrivata la decisione della Corte Suprema di rivedere il processo.
Il nuovo corso. Questa vicenda s'inquadra in una serie di decisioni senza precedenti per la Libia
che hanno caratterizzato gli ultimi anni del regime di Gheddafi. Il leader libico,
dopo gli anni dell'isolamento ideologico e commerciale, si è reso conto che ormai
la terra cominciava a bruciargli sotto i piedi. Secondo molti osservatori, l'attacco
all'Afghanistan e all'Iraq ha spinto Gheddafi, di suo estremamente pragmatico,
a capire che gli anni da capofila degli Stati canaglia erano finiti. E allora
tanto valeva monetizzare il cambio di campo. Da nemico pubblico numero uno, con
i caccia bombardieri Usa che negli anni Ottanta gli bombardavano la casa e gli
uccidevano una figlia, Gheddafi negli ultimi due anni è diventato uno dei partner
privilegiati degli Stati Uniti e dell'Unione Europea. Via le sanzioni economiche
e via libera ai ricchi contratti commerciali con il Paese di Gheddafi. Contemporaneamente
alla svolta commerciale però, dopo anni di propagnada antioccidentale, Gheddafi
doveva preparare la società libica a uno shock culturale notevole: i nemici di
sempre diventano i modelli da imitare. Così, a poco a poco, ha varato una serie
di riforme in senso democratico che accontentano i nuovi partner politici. Ma
il rischio era che il popolo libico potesse non capire il voltafaccia del Colonnello
e allora ecco l'idea: il portabandiera del cambiamento diventa Seif al-Islam,
il figlio illuminato. Quello che da sempre ha un immagine di progressista filoccidentale.
Questo risolve i problemi d'immagine di Gheddafi padre, accontenta Usa e Ue e
prepara la sucessione alla guida della rivoluzione verde. A tutti i condannati
questi giochi politici interessano poco e, pur non avendo ancora ottenuto la libertà,
incassano il successo di un processo d'appello. Che quasi sicuramente si chiuderà
con una vittoria. Per fare una previsione basta pensare che, nel quadro delle
riforme, è prevista anche l'abolizione entro la fine dell'anno del Tribunale del
Popolo.Christian Elia