16/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Venezuela, espulse sette missionarie accusate di fare la spia per gli Usa
 
Il Presidente della Repubblica Bolivariana Hugo ChavezHugo Chavez,  presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela, ha sottoscritto un provvedimento di rimpatrio per sette suore missionarie evangeliche, di origine statunitense, appartenenti al gruppo Nuove tribù, un’organizzazione religiosa con sede in Florida che porta aiuti umanitari nel mondo e che è presente in Venezuela da almeno 45 anni. La setta religiosa è sospettata di fare azione di spionaggio per conto dell’intelligence made in Usa, la Cia. Ma non solo. Con parole di fuoco il presidente del Venezuela si è scagliato contro il lavoro delle sette missionarie facendo sapere che esse costituiscono “una vera penetrazione imperialista, da parte della Cia, vergognosa e dolorosa, che sfrutta le popolazioni indie nella nostra stessa casa e che si occupano di raccogliere informazioni sensibili e strategiche” e, inoltre, il presidente ha voluto dire che “non gli importa quali saranno i commenti dell’opinione pubblica mondiale” in merito a questi fatti.
 
Il Presidente degli Usa George W. BushI fatti. Secondo l’amministrazione venezuelana, che ha portato come testimonianza una documentazione audiovisiva e delle informazioni ricavate dalle indagini di polizia, la setta New Tribe (o Nueva Tribù), avrebbe costruito sul territorio bolivariano delle piste di atterraggio per aerei e di conseguenza organizzato voli senza l’autorizzazione dello Stato, in grado di eludere anche i più stretti controlli doganali e che Chavez ha bollato come “una violazione flagrante della nostra sovranità nazionale”.  Secondo il presidente questi voli avrebbero avuto il solo scopo di monitorare il territorio e fornire informazioni utili e “fresche” ai servizi di intelligence Usa. Ma non solo. Quello che forse infastidisce maggiormente Chavez è che le strutture costruite da questa organizzazione evangelica nel bel mezzo dei territori indigeni sono fin troppo lussuose, dotate di impianti elettrici e sistemi di comunicazione radio, in un luogo dove gli indios continuano a morire per “denutrizione e malattie”. Da qui la decisione di cacciarli definitivamente dal Venezuela.
 
Il telepredicatore Usa, amico di Bush, Pat RobertsonModi e tempi. La notizia dell’espulsione è arrivata come una freccia dallo stato amazzonico del Apure, mentre il presidente si accingeva a consegnare  titoli di proprietà della terra, veicoli agricoli e crediti alle locali comunità indigene, nell’ambito dei programmi della riforma agraria. Soprattutto, la notizia è arrivata in un giorno molto particolare: il “Giorno della Resistenza Indigena”, il 12 ottobre, quella che per noi occidentali è la data della scoperta dell’America, ma che per la stragrande maggioranza della popolazione latinoamericana costituisce la data dell’inizio della lotta indigena contro il nemico spagnolo conquistatore. Una data scelta sicuramente non a caso. Sono molti i gruppi evangelici che popolano l’America Latina e quindi anche il Venezuela. Queste organizzazioni religiose, in alcuni casi, fondano il loro modo di evangelizzare subordinandolo all’accettazione del messaggio divino, pratica questa che ha fatto storcere il naso, per non dire infastidito pesantemente, anche alla Chiesa Cattolica Romana.  
 
Rapporti religiosi.  Socialismo e Cristianesimo, sono queste le due correnti di pensiero che animano l’ideologia politica di Chavez. Ma non è tutto rosa e fiori il rapporto fra la vita di Chavez e la religione. Infatti, ad esempio, il presidente paracadutista non ha un buon rapporto con il reverendo Pat Robertson, un telepredicatore statunitense, che nei mesi scorsi chiese insistentemente al presidente Bush, con il quale pare abbia un ottimo rapporto di amicizia, di uccidere il primo cittadino venezuelano. Fu poi costretto a scusarsi e la cosa finì lì. Adesso, il telepredicatore sostiene che Chavez abbia finanziato la rete terroristica che fa capo allo sceicco del terrore Osama Bin Laden, Al Qaeda, fornendo anche la cifra dell’aiuto (1.2 milioni di dollari) ma nessuna prova. E sparando a zero anche sulle intenzioni nucleari di Caracas.
Che Chavez sia in grado con le sue azioni di destabilizzare l’America Latina e che per questo faccia molta paura agli Usa, adesso sembra quasi una cosa normale.
 
 

Alessandro Grandi

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