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Hugo
Chavez, presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela, ha
sottoscritto un provvedimento di rimpatrio per sette suore missionarie
evangeliche, di origine statunitense, appartenenti al gruppo Nuove
tribù, un’organizzazione religiosa con sede in Florida che porta aiuti
umanitari nel mondo e che è presente in Venezuela da almeno 45 anni. La
setta religiosa è sospettata di fare azione di spionaggio per conto
dell’intelligence made in Usa, la Cia. Ma non solo.
Con parole di fuoco il presidente del Venezuela si è scagliato contro
il lavoro delle sette missionarie facendo sapere che esse costituiscono
“una vera penetrazione imperialista, da parte della Cia, vergognosa e
dolorosa, che sfrutta le popolazioni indie nella nostra stessa casa e
che si occupano di raccogliere informazioni sensibili e strategiche” e,
inoltre, il presidente ha voluto dire che “non gli importa quali
saranno i commenti dell’opinione pubblica mondiale” in merito a questi
fatti.
I fatti. Secondo l’amministrazione venezuelana, che ha portato come testimonianza una
documentazione audiovisiva e delle informazioni ricavate dalle indagini di polizia,
la setta New Tribe (o Nueva Tribù), avrebbe costruito sul territorio bolivariano
delle piste di atterraggio per aerei e di conseguenza organizzato voli senza l’autorizzazione
dello Stato, in grado di eludere anche i più stretti controlli doganali e che
Chavez ha bollato come “una violazione flagrante della nostra sovranità nazionale”.
Secondo il presidente questi voli avrebbero avuto il solo scopo di monitorare
il territorio e fornire informazioni utili e “fresche” ai servizi di intelligence Usa. Ma non solo. Quello che forse infastidisce maggiormente Chavez è che le
strutture costruite da questa organizzazione evangelica nel bel mezzo dei territori
indigeni sono fin troppo lussuose, dotate di impianti elettrici e sistemi di
comunicazione radio, in un luogo dove gli indios continuano a morire per “denutrizione e malattie”. Da qui la decisione di cacciarli
definitivamente dal Venezuela.
Modi e tempi. La notizia dell’espulsione è arrivata come una freccia dallo stato amazzonico
del Apure, mentre il presidente si accingeva a consegnare titoli di proprietà della terra,
veicoli agricoli e crediti alle locali comunità indigene, nell’ambito dei programmi
della riforma agraria. Soprattutto, la notizia è arrivata in un giorno molto particolare:
il “Giorno della Resistenza Indigena”, il 12 ottobre, quella che per noi occidentali
è la data della scoperta dell’America, ma che per la stragrande maggioranza della
popolazione latinoamericana
costituisce la data dell’inizio della lotta indigena contro il nemico spagnolo
conquistatore. Una data scelta sicuramente non a caso. Sono molti i gruppi evangelici
che popolano l’America Latina e quindi anche il Venezuela. Queste organizzazioni
religiose, in alcuni casi, fondano il loro modo di evangelizzare subordinandolo
all’accettazione del messaggio divino, pratica questa che ha fatto storcere il
naso, per non dire infastidito pesantemente, anche alla Chiesa Cattolica Romana.
Alessandro Grandi