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“La città è ancora chiusa, ma ho trovato un poliziotto
gentile che mi ha fatto entrare. Ora sono nel centro di Nalchik. Non si spara
più. C’è una calma surreale. Le strade sono deserte: c’è pochissima gente e
nessuna auto che circola. La televisione e la radio hanno invitato la
popolazione a non uscire di casa. Militari e poliziotti sono schierati a
presidio attorno ai palazzi pubblici. Uffici, scuole e università sono chiusi.
Come
quasi tutti in negozi”.
Nessun sostegno popolare. “Ho parlato con le persone che ho incrociato per strada. Hanno
tutti molta paura dopo quello che è successo. Nessuno si aspettava una cosa del
genere. E nessuno mostra sostegno a questa azione terroristica: dicono che
questi sono ragazzi giovani, tutti sui 16, 17 anni, che non sanno quello che
fanno, che sono vittima di un lavaggio del cervello che li trasforma in
assassini in nome della religione. Tutti concordano anche su un’altra cosa: l’azione
sarà anche stata organizzata dai ceceni, da Basayev, ma i giovani terroristi
erano quasi tutti di qui, di Nalchik o dei villaggi vicini. Militanti del
gruppo Yarmuk”.
Almeno 115 morti. “Il commando terrorista sembra fosse composto da oltre un
centinaio di persone: secondo le ultime dichiarazioni del ministro dell’Interno,
Khachim Shogenov, 91 di loro sono stati uccisi in combattimento e 36 sono stati
arrestati. Secondo loro non ci sarebbero terroristi in fuga. Sempre
secondo le autorità locali, negli scontri a fuoco di ieri sono rimasti uccisi
anche 24 militari e 12 civili. Enrico Piovesana