18/10/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Corrado Bagnoli, Edizioni La Vita Felice, 2005
 
Scritto per noi da
Paolo Lezziero
 
 
La prima di copertina del libro: Fuori i secondiSembrerebbe, dalla copertina, l’analisi  di uno sport molto popolare, il pugilato, perché il titolo del volume, “ Fuori i secondi”, edizioni La Vita Felice, settembre 2005, scritto da Corrado Bagnoli, con versione dialettale a fronte di Piero Marelli e introduzione di Gabriela Fantato, è  una  terminologia classica dell’ambiente, l’attimo più emozionante per un atleta, quando il massaggiatore e il preparatore lasciano il quadrato portandosi via il secchio dell’acqua e tu sei solo.
 
   “Ancora qualche  secondo e sarebbe stato solo,
       solo contro un altro che era solo contro di lui .”
 
 In realtà il ring, il quadrato  con le quattro corde che delimitano uno spazio dove due pugili, due uomini, si affrontano per vincere o perdere in uno  scontro ad armi pari, dopo il colpo di gong, è solo uno spunto che  nei versi dell’autore si dilata fino a sopravanzare una semplice attività fisica e diventa una storia di vita, la metafora del fuori, della società  molto più dura e piena di trabocchetti, infida.
L’ambiente, la palestra ricavata alla buona, gli spogliatoi, il pubblico paesano hanno dentro una loro moralità, un loro rustico ma profondo insegnamento sociale.
“ Ti volti indietro e sai quello che hai fatto/ e quello che hai davanti non ti può spaventare./ Tutt’al più potrebbe essere più forte, pensava/ lui: la vita gli aveva già pestato duro il muso;/nessuno, invece, gli aveva fatto scricchiolare/ le ossa dentro al ring…che lo sport ti insegna / anche a perdere. E che era per la vita…”
E’ la storia di Augusto, un giovane che cresce nella Brianza contadina degli anni trenta e che trova, nel pugilato degli anni cinquanta, la strada per fuggire da un lavoro, al macello comunale, pieno di sangue e di urla di maiali squartati, futuri salami e pancette e prosciutti e carne buona da mangiare.
“ Fuori i secondi è un romanzo in versi”, come ci indica nella prefazione Gabriela Fantato, …” con dentro un fulcro vivo e pulsante di eroismo minore”, con una lingua più dialettale che italiana.” Sul quadrato vicino agli spogliatoi del cinema Aurora si svolgono i “mècc”, con un inglese storpiato dagli sportivi della platea, con gli spogliatoi nei cessi del cinema Aurora, da dove  …”il ring si vedeva appena da lì: c’era molta gente,/ ognuno aveva già fumato il suo pacchetto di sigarette…” “ tucc ‘vèven gemò brascà ‘ n pachetin de naziunaj…”
E’ il dialetto di allora, e per chi lo sa ancora parlare senza sporcarlo con la lingua ufficiale è ancora quello di adesso, che traduce e rende la sostanza popolana dei versi in lingua dell’autore . Piero Marelli, un poeta di notevole livello in lingua e autore  di libri dialettali, non va ridotto al rango di traduttore. Il suo è un intervento creativo in coppia con Bagnoli;  i versi dialettali sono l’altra lingua che si inchioda  alle radici del protagonista Augusto e della sua famiglia, la mamma, suo padre, i fratelli, gli amici d’infanzia, il paese. “Il dialetto,” dice il traduttore Marelli”, è la controstoria, quella dei contadini, delle operaie, dei lavoratori: l’altra lingua vista come “giudice della storia Lo scrittore Corrado Bagnoliscritta sempre dai pochi altri padroni del latino e del linguaggio dei pochi.”
Sono gli anni di passaggio dalle stalle e dai campi e dalle poche tessiture alla rivoluzione industriale che travolge Milano e il suo hinterland  sradicando dalla Brianza e poi da Bergamo e da Brescia e dal Veneto migliaia di operai. Una rivoluzione che cambia abitudini di vita, allarga (anche troppo) gli orizzonti e i consumi, spinge in giro la gente.
E Bagnoli “racconta” con versi che si dipanano in larghi tessuti annodati assieme dall’uso armonico  dei “che”. “Che pure, però, ci deve essere…che qualcosa si allontani…che il tempo del gong sia nulla…”.Il suo è un  costante e ansioso colloquiare senza sosta, martellante sino alla fine, quasi ispirato dal ritmo dei giochi di gambe  e dai respiri profondi  di Augusto sul quadrato.
Non si tratta però di facili bozzetti paesani  o di folklore, ma sono storie di vita che si leggono con poche soste e molte pause di riflessione, perché penetranti, e da noi già sentite o vissute e quindi emozionanti, a volte drammatiche (il suicidio dell’amico, la scelta del Collegio).
Al contrario, il ring è invece il luogo dove “ lì le regole sono chiare , i confini segnati e ci sali/soltanto quando sei  pronto e ti sei preparato e lo sai/ cosa ti aspetta, che puoi vincere o perdere/ma non ci sono magie e i colpi bassi o segreti sono vietati.”/
In questo  volume lingua e dialetto si intrecciano e si accoppiano come prodotti mai ibridi e sterili. La parlata delle corti (chi può dimenticare il teatro de “ I Legnanesi”), ricche di animali e di luoghi segreti per i ragazzi e dei sentieri di campagna, innerva e rinsangua un italiano che parla di lavoro e di sopravvivenza, con case  e camere divise fra loro da tende, o situate dall’altra parte della ringhiera.
Personaggi femminili si stagliano quasi sempre un po’ appartati, ma  decisivi nel rotolare dei giorni e degli avvenimenti.. Agnese , la madre, che media sempre e risolve l’irruenza di Augusto, la forza che mette nelle sue situazioni di vita e di lavoro; Maria la sua ragazza, che insegue con la sua moto rumorosa usata come arma di seduzione,   che lui sceglie fra le fila delle operaie che vanno a piedi in fabbrica, e che lo accetta perché capisce che è un buono e uno serio che la vuole sposare, anche se pratica uno sport il pugilato che a lei sembra violento. Ma Augusto con lei , è sempre di una grande dolcezza, e ha paura di toccarla, e di farle del male. . E poi il matrimonio, un altro “ mécc difficile”, pensa il Pino (il suo allenatore) e…” Fuori i secondi, quando lo fa scendere/ dalla macchina davanti alla gradinata della chiesa:/…Augusto  guarda dritto davanti e cerca di ascoltare/ i passi di Maria, lo ssccsssscc del suo abito bianco/ sulla passatoia rossa; crede di sentirlo, lo sente dentro la testa…”
Anche lui e Maria mettono al mondo figli, lascia finalmente lo scannatoio dove lavorava, apre un negozio, e dopo aver vissuto i primi anni con Maria in casa dei suoi, finalmente cambia la casa e cambia la sua vita, lascia il pugilato.
Il ring si è ormai allargato a un recinto molto più grande, il paese, la casa il lavoro i figli da tirar su, Viola, Marco, Enrico. Coi loro problemi, con Viola che ha la testa di Augusto e fa quello che decide  di fare, e si stacca dalla famiglia pronta a lanciarsi in una società cambiata, con Enrico che si ribella al padre e ruba ore al negozio per studiare, e poi se ne va con la sua donna; Marco, anche lui andato.
Non è finita, però per Augusto e la sua tranquillità di anziano ormai un po’ ingrassato, spariti i muscoli e arrivata la pancia. I muri del suo negozio attirano la speculazione edilizia, “ C’è un denaro infido e sporco. Una cosa che ti può tagliare le gambe…e uno sfratto”. ..
 
                                      E il suo paese svapora nell’aria. Lui stringe Maria
                                       quando abbassa la saracinesca per l’ultima volta
                                       e un buco nero si allarga nello stomaco. E si ricorda
                                      tutti gli altri rumori che quel buco hanno cominciato
                                       a scavare. Era l’ultima cosa che aveva, così credevo io.
 
Adesso Augusto sulla porta di casa aspetta i figli e i loro figli …” che apre le braccia, che li solleva uno ad uno…Adesso che ha le braccia / larghe, che sembra il Cristo  del cimitero che Ciccio (il suo nome da ragazzo) aveva fatto cadere.
Una saga familiare rappresentata dal grande tavolo  intorno a cui i figli e i figli dei figli stanno seduti a mangiare. “ Forse è per questo che Augusto e Maria si guardano ancora così”.
Categoria: Sport
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